«Al Giza ci si prostituiva», nuovi guai per i gestori del night di Montesilvano

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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«Al Giza ci si prostituiva», nuovi guai per i gestori del night di Montesilvano
MONTESILVANO. Ora le accuse si fanno davvero pesanti. Oltre alle accuse penali si rischia la confisca del locale. Nuovi guai per Gabriele Di Carlo, titolare del night “Giza” già arrestato lo scorso 21 giugno in un’altra operazione dei carabinieri di Montesilvano.    
Gli uomini della Squadra mobile di Pescara lo hanno arrestato nuovamente oggi, con le accuse di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, insieme al fratello Massimo, 46 anni di Spoltore.
Già sabato scorso il night, frequentatissimo in città per notti trasgressive e hot, era stato oggetto di sequestro penale. Secondo le nuove accuse però in quel locale si praticava la prostituzione a tutti gli effetti.
Per questo quello stesso locale è stato oggi sequestrato in via preventiva dagli agenti della Mobile. Un sequestro - ha sottolineato il dirigente della Squadra Mobile, Nicola Zupo- finalizzato ora alla confisca, così come già accaduto per altri beni strumento di reato.
Il locale, pur essendo privo di licenza commerciale, era adibito sia a ristorazione che ad altre attività legate alla prostituzione.
«Quel night», ha spiegato ancora Zupo, «rappresentava un vero punto di riferimento per la prostituzione nella zona e non solo. Era frequentato da ogni genere di cliente, dal professionista all'operaio».
Era stato suddiviso in tre sale: una adibita a ristorante, una a sala privé e una terza a sala massaggi. Secondo quanto è emerso dalle indagini, Gabriele Di Carlo, già denunciato nel
'94 dalla Questura dell'Aquila, riceveva le telefonate dei clienti e organizzava gli incontri con le ragazze, per lo più albanesi e rumene.
Il compenso veniva poi diviso equamente con le ragazze. Il fratello Massimo secondo l'accusa era a conoscenza di ciò che avveniva nel locale e spesso riceveva i soldi dalle ragazze, per
questo è stato posto ai domiciliari. Normalmente i clienti che si rivolgevano al locale pagavano sui 100 euro.
Era frequentato anche per addii al celibato. La Mobile si è avvalsa, per le indagini, sia di intercettazioni telefoniche, sia di microfoni e microspie. Zupo ha riferito che in alcune
occasioni i gestori del locale si sono accorti delle microspie, ma hanno continuato tranquillamente la loro attività.

26/06/2008 12.27


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