Le assenze del personale mettono in crisi l'Asl di Chieti

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Le assenze del personale mettono in crisi l'Asl di Chieti
CHIETI. Sono 1.219, su un totale di 2.569, i dipendenti dell'Azienda sanitaria locale di Chieti che – tra il gennaio 2006 e il giugno 2008 – hanno usufruito di assenze aggiuntive a vario titolo, dal congedo di maternità a quello parentale, dai permessi retribuiti a quelli per infortunio sul lavoro, ad altre forme previste dalla legge. LETTERA APERTA DI NURSING UP AL MANAGER MARESCA
A questi si aggiungono 94 dipendenti che usufruiscono del rapporto di lavoro part-time.
E' il quadro delineato da uno studio realizzato dal Dipartimento amministrazione degli affari generali e del personale dipendente, su iniziativa del Direttore generale della Asl, Mario Maresca che ha
commentato: «si tratta di una forte incidenza a fronte di una pianta organica già ridotta. Abbiamo pieno rispetto per le tutele garantite dalle norme, ma occorre avviare una riflessione con il personale, i sindacati, i medici»..
«Si tratta di una fotografia che abbiamo voluto scattare – afferma l'Ingegner Maresca - per chiarire ulteriormente il quadro nel quale ci stiamo muovendo per organizzare al meglio la risposta sanitaria ai cittadini. Abbiamo assoluto rispetto delle tutele che le norme garantiscono ai nostri dipendenti, ma intendiamo avviare una riflessione insieme al personale stesso, ai sindacati, ai medici prescrittori e ai medici ispettivi, soprattutto per quanto riguarda gli infortuni per lavoro e le malattie. Un'assenza, se non indispensabile, grava sugli altri dipendenti, costretti a un impegno aggiuntivo che riduce la qualità del lavoro e del servizio reso agli utenti. E', dunque, interesse di tutti, in una situazione di per sé critica, mantenere comportamenti responsabili».
Dall'analisi è emerso che su 129 dipendenti ché hanno usufruito dell'interdizione anticipata dal lavoro per gravidanza, mediamente si è riscontrata un'assenza aggiuntiva di 150 giorni (cinque mesi) oltre quella normalmente prevista per il congedo di maternità (due mesi prima il parto e tre mesi dopo). Ciò è stato determinato dalla circostanza che il 98% delle gravidanze sono state giudicate dall'Ispettorato del Lavoro quali «gravidanze a rischio».
Il congedo parentale (ex astensione facoltativa) retribuito al 100% è stato usufruito da 98 dipendenti con una media individuale di assenza pari a 27 giorni, mentre il congedo parentale retribuito al 30% è stato usufruito da 80 dipendenti con una media individuale di 52 giorni di assenza. Ciò evidenzia che quasi tutti i dipendenti usufruiscono del periodo massimo previsto dal congedo parentale retribuito al 100% (30 giorni), mentre il numero dei dipendenti che usufruiscono di tale congedo retribuito al 30% diminuisce, così come diminuisce il numero dei giorni mediamente utilizzati (52 su 150 previsti).
Il congedo per malattia del figlio retribuito al 100% (che spetta nei primi tre anni di vita del bambino) è stato usufruito da
194 dipendenti con una media individuale di 30 giorni (pari al periodo massimo previsto per ogni anno del bambino).
Per quanto riguarda i permessi retribuiti previsti dalla Legge n.
104/92, nell'Azienda sanitaria locale di Chieti ci sono 290 dipendenti che ne usufruiscono. Sono invece 94, come detto, i dipendenti che usufruiscono del rapporto di lavoro part-time; 404 i dipendenti che, tra gennaio 2006 e giugno 2008, hanno subito un infortunio sul lavoro che ha determinato un'assenza media individuale di 33 giorni; 24 i dipendenti che hanno superato i nove mesi di malattia retribuiti per intero, come previsto dai Contratti nazionali di lavoro di categoria.

25/06/2008 16.01


LETTERA APERTA DI NURSING UP AL MANAGER MARESCA


Egregio Direttore,
Nursing Up non può fare a meno di commentare il suo comunicato sulle assenze per malattia del personale. Noi riteniamo che la sua fotografia della situazione sia reale ed utile ad alcune riflessioni, anche perché non ci accodiamo a chi ha letto la sua posizione come un attacco allo Stato sociale.
In sostanza lei dice: già il personale è scarso, ci si mettono anche le malattie, come mando vanti l'Ospedale?
Ecco le nostre proposte: 1) la tutela del neonato è accettata e condivisa da tutti, quindi se una mamma si assenta dal lavoro dipende dal fatto che se ci fosse un asilo nido nella Asl (come prevede anche la normativa), la mamma-infermiera potrebbe allattare senza assentarsi. Inoltre, se ci fosse la possibilità reale (sulla carta c'è) di rientrare al lavoro in un ambiente non a rischio biologico, forse le assenze diminuirebbero. 2) Il 98% delle gravidanze è a rischio? Dipende dal fatto che il lavoro delle infermiere è pesante, non stanno sedute alla scrivania di un ufficio e manca il personale di supporto che ci costringe a svolgere mansioni che non sono nostre. Il che fa diventare a rischio anche una gravidanza normale. 3) Stesso discorso per la malattia del figlio minore di tre anni? Curiamo gli altri, i figli li abbandoniamo? 4) La legge 104 esiste, potremmo controllare meglio. 5) I 404 infortunati possono dipendere dai turni massacranti, dalla mancanza dei riposi e delle ferie, dall'eccessivo carico di lavoro: faccia un controllo anche di questo, notti comprese. 6) I 24 dipendenti che hanno superato il limite della malattia: ha controllato che patologia hanno?
Come vede, caro Direttore (ma la lettera può essere considerata come inviata a tutti i Manager), c'è un modo diverso di giudicare il bicchiere mezzo vuoto. Se il nostro Sindacato fosse più coinvolto nei processi decisionali che coinvolgono gli Infermieri, forse le cose cambierebbero in meglio. Lei parla spesso di “maturazione culturale” del personale per affrontare meglio le sfide della sanità. Siamo d'accordo, ma questo processo deve riguardare anche la Dirigenza a tutti i livelli.

Patrizia Bianchi
Nursing Up


27/06/2008 9.04