Legambiente: ad Abruzzo, Basilicata e Campania le "bandiere nere"

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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IL RAPPORTO. ABRUZZO. Legambiente, nel suo rapporto 'Mare Mostrum 2008', non si ferma solo alla denuncia dei mali delle nostre coste ma come ogni anno stila la consueta lista delle 'Bandiere Nere' recapitate a coloro che hanno danneggiato il mare e la sua costa.



IL RAPPORTO. ABRUZZO. Legambiente, nel suo rapporto 'Mare Mostrum 2008', non si ferma solo alla denuncia dei mali delle nostre coste ma come ogni anno stila la consueta lista delle 'Bandiere Nere'
recapitate a coloro che hanno danneggiato il mare e la sua costa.
E' il vessillo meno ambito d'Italia proprio perche' segnalano i ''nuovi pirati del mare'': amministrazioni, politici, imprenditori, societa'
private che si sono contraddistinti per attacchi o danni all'ambiente marino e costiero.
Il Bilancio risulta negativo per molte regioni della penisola, a cominciare dalla Regione Abruzzo per aver approvato la cosiddetta Legge Fogna, la Basilicata per i grandi progetti che hanno ricoperto di cemento il litorale lucano, la Regione Campania per la pessima gestione degli impianti di depurazione regionali e ancora Lazio, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana e Veneto.

11 INFRAZIONI AL GIORNO SULLE COSTE ITALIANE

E' sempre il cemento il peggiore nemico del mare italiano. Sia che si tratti di una villetta con vista mare, di un albergo o di un nuovo porto turistico, le costruzioni illegali sul demanio marittimo sono in cima alla lista dei mali del Mare Mostrum: nel 2007 intorno al ciclo del mattone selvaggio si sono registrate quasi 4.000 infrazioni e sono scattati 1.399 sequestri e 5.066 denunce.
Considerando anche le altre voci (inquinamento, depurazione, pesca di frodo, infrazioni al codice della navigazione) nel 2007 i reati ai danni del mare e delle coste italiane sono stati 14.315, quasi 2 infrazioni a chilometro lungo i 7.400 di costa del Belpaese.
Diminuite rispetto all'anno precedente, (erano 19.063 nel 2006), vedono triplicare però il numero dei "colpevoli" (+276,8%) e salire lievemente anche i sequestri (+2,9%).
A guidare la classifica regionale è la Campania, con 2.355 infrazioni accertate dalle Forze dell'ordine e dalle Capitanerie di Porto, seguita dalla Puglia con 2.184 e dalla Sicilia con 2.039 casi.
Proprio quest'ultimo, è l'altro campanello d'allarme suonato da Mare Monstrum 2008 che segnala nel 2007 un aumento degli illeciti sul fronte scarichi e depurazione, cresciuti rispetto all'anno precedente di oltre il 42% con 1.916 infrazioni accertate, 1.966 persone denunciate o arrestate e 737 sequestri effettuati. Nella classifica al negativo troviamo al primo posto la Calabria con 341 infrazioni accertate, 385 persone denunciate o arrestate e 140 sequestri effettuati, in salita rispetto al secondo posto dello scorso anno. Anche la Puglia aumenta i reati legati all'inquinamento sversato in mare e ottiene il secondo posto con 241 infrazioni accertate (erano
218 lo scorso anno).
Il contributo negativo dei fiumi sulle acque di balneazione marine è stato riscontrato anche dai monitoraggi effettuati lo scorso anno da Goletta Verde di Legambiente: il 47,7% dei punti campionati alla foce dei fiumi è risultato gravemente inquinato, il 27,1% leggermente inquinato e solo il 13,6 % pulito. La percentuale di acque fluviali che arrivano alla foce pulite si è pressoché dimezzata da un anno all'altro: era il 23,3% nel 2006, è il 13,6% nel 2007. In ben 28 corsi d'acqua si riscontra una situazione di grave contaminazione, dove l'inquinamento batterico arriva a superare di oltre dieci volte i limiti imposti dalla normativa sulla balneazione.
Lieve flessione invece nel numero dei reati per il fenomeno della pesca di frodo e quella illegale, anche se si registra un aumento consistente dei provvedimenti di denuncia e arresto, segno probabilmente di un aumento della gravità dei reati. Dal 2006 al 2007, infatti, le infrazioni rilevate da forze dell'ordine e Capitanerie di Porto sono passate da 7001 a 5189, ma il rapporto percentuale tra i sequestri e le infrazioni è cresciuto. Se nel 2006 erano 1392, nel
2007 sono 1227, passando da un rapporto di 1 a 5 a un rapporto di 1 a 4, ossia un sequestro ogni quattro infrazioni accertate.




IL BUSINES DEL MATTONE SULLA COSTA
«Sostanzialmente quello che emerge dal dossier – spiega Sebastiano Venneri, vicepresidente e responsabile mare di Legambiente – è che in riva al mare il busines del mattone non teme confronti e ormai non riguarda più solo case di villeggiatura ma grandi speculazioni immobiliari che vanno dalle megastrutture alberghiere, ai parcheggi fino ai nuovi porti e che non risparmiano neanche le aree protette».
La motivazione è sempre quella dello sviluppo turistico ma in molti casi questa idea lascia perplessi anche gli stessi operatori del settore.
Basti pensare che da uno studio di Ucina risultano ottenibili in tutta Italia ben 40mila nuovi posti barca riqualificando strutture e aree in disuso o utilizzando sistemi di ormeggio leggero senza sacrificare un solo metro di costa.
Eppure nonostante queste alternative sono decine i progetti di nuovi porti e annessi vari che molte amministrazioni sono intenzionate a portare avanti in buona parte delle coste del Paese.




Legambiente ha stilato anche la Top Five degli ecomostri, i primi che per età, per storia e per impatto ambientale devono scomparire dalle nostre coste: l'hotel di Alimuri  a Vico Equense (Na), le palazzine di Lido Rossello a Realmente (Ag), Palafitta e Trenino a Falerna (Cz), il villaggio abusivo di Torre Mileto (Fg) e lo scheletrone di Palmaria a Porto Venere (Sp).
«Un'azione sicuramente più efficace e incisiva da parte delle forze dell'ordine nel contrasto dell'abusivismo edilizio sul demanio marittimo, ha permesso di diminuire il numero assoluto d'infrazioni accertate – ha sottolineato Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente- ma d'altro canto va considerato anche che i provvedimenti di sequestro vengono adottati nei casi più gravi di violazioni. Oltre alle colate di cemento vogliamo richiamare l'attenzione anche sul libero accesso al mare, un diritto troppe volte negato in nome del profitto degli stabilimenti balneari. Caso emblematico quello della Liguria dove su 135 chilometri di litorale solo 19 sono completamente liberi».


25/06/2008 9.24