Da Fangopoli al Far West delle autorizzazioni ambientali alle industrie

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Da Fangopoli al Far West delle autorizzazioni ambientali alle industrie
PESCARA. Potrebbe essere un altro filone nato dalla costola delle indagini appena concluse sul depuratore di Pescara. Un filone che potrebbe portare la Forestale di Pescara a far emergere condotte amministrative dubbie e che potrebbero interessare diverse amministrazioni. Al centro dell'attenzione c'è sempre l'ombra nera di un pericoloso inquinamento.
Tutto parte dalle analisi dei fanghi trasportati a Navelli e provenienti dal depuratore di via Raiale a Pescara. Gli inquirenti si accorgono che qualcosa non torna.
Alcune sostanze non dovrebbero esserci. Non dovrebbero finire nel depuratore.
Vogliono vederci chiaro e, come Pollicino nel bosco, seguono la scia di composti chimici pericolosi come pesticidi, aldeide formica, alluminio, sostanze fortemente inquinanti che finiscono direttamente nelle fognature, e non provengono certo da abitazioni di cittadini ma sono chiaramente il frutto di scarti industriali di materiali precisi.
Quelle sostanze, infatti, possono essere prodotte solo in alcuni cicli di lavorazione industriale.
Andando a ritroso gli inquirenti sarebbero riusciti ad individuare un'ampia zona dalla quale potrebbero provenire le sostanze inquinanti sversate direttamente nelle fogne cittadine.
Una zona che combacia in buona parte con l'area industriale di San Giovanni Teatino.
A confermarlo sarebbero rilevazioni, analisi e dati in possesso della procura .
Eppure ogni Comune dovrebbe conoscere le industrie che sono presenti sul suo territorio e nello specifico sapere il tipo di lavorazione che eseguono.
Non fosse altro perchè per eseguire alcuni cicli industriali c'è bisogno di una autorizzazione che può essere rilasciata solo se conforme a certi parametri e certi livelli di emissioni.
Alcune di queste autorizzazioni (che servono agli enti per controllare le emissioni) però non si troverebbero.
C'è addirittura chi ipotizza che in realtà non siano mai state rilasciate… Come può essere mai possibile costruire stabilimenti industriali ed iniziare la produzione senza avere tutte le carte in regola?
Lo stesso sarebbe accaduto con alcune certificazioni che l'Arta deve rilasciare per legge ma anche in questi casi i certificati non si trovano e all'Arta non ci sarebbero tracce di richieste.
Questo nuovo filone di inchiesta tenterà di dare una risposta a questo e mille altri interrogativi sui quali si cercherà di far luce cercando di chiarire il perchè continuino ad accadere cose simile con effetti dirompenti sull'ambiente.
L'ipotizzata "anarchia" su queste specifiche autorizzazioni alle industrie potrebbe portare anche a responsabilità di una certa gravità per chi doveva chiedere quelle autorizzazioni (i titolari di
imprese) e chi doveva vigilare ed invece è stato distratto (tra questi i Comuni).
Di "distrazione" sembrerebbe trattarsi anche nel caso di una inchiesta simile che ha già prodotto effetti "pubblici" con ripetuti sequestri di un'area a ridosso del fiume Pescara di proprietà della Lafarge, che gestisce il cementificio.
Sulle sponde del fiume, in una zona classificata dalla Regione ad alto rischio esondazione, sono stati stoccati materiali pericolosi senza alcuna protezione da un fiume che potrebbe esondare da un momento all'altro.
Sembrerebbe una imprudenza da parte del colosso internazionale ed una distrazione pare altrettanto "colossale" da parte di quegli enti che avrebbero dovuto vigilare, accorgersi e concedere le autorizzazioni necessarie per il deposito di quei materiali.
Secondo la procura invece quelle autorizzazioni non sarebbero state trovate per il semplice fatto che non potevano essere rilasciate.
Le indagini continuano…

19/06/2008 10.11