Palazzaccio. L'architetto Settimi porta in giudizio il sindaco di Bucchianico

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Palazzaccio. L'architetto Settimi porta in giudizio il sindaco di Bucchianico
BUCCHIANICO. Una denuncia-querela contro Mario Di Paolo, sindaco di Bucchianico, è stata presentata dall'avvocato Vittorio Supino a tutela dell'architetto Alfonso Settimi. La richiesta è «di procedere penalmente nei confronti del sindaco per i reati ravvisabili» nella sua ricostruzione della vicenda del Palazzo San Camillo.
Dopo mesi di aspre polemiche, l'11 febbraio scorso il Comune di Bucchianico ha acquistato questo edificio dall'Ordine di San Camillo ed il sindaco, il 22 dello stesso mese, ha convocato un'assemblea di cittadini per illustrare i «progetti e le prospettive» di questa struttura di 8 piani che si innalza proprio nella piazza principale del paese.
Nell' assemblea, invece di parlare delle prospettive del Palazzo, il sindaco Di Paolo – si legge nella querela presentata il 24 maggio - «ha pesantemente criticato il ruolo dell'architetto Settimi», progettista di un precedente piano di recupero del Palazzo, poi saltato.
La costruzione dell'edificio risale alla metà degli anni '70, quando i Camilliani demolirono il preesistente antico Palazzo, dopo averlo acquistato dai Principi Caracciolo di Napoli.
Al suo posto sorse l'attuale “mostro” in cemento, realizzato con un finanziamento dello Stato e con i proventi dell'eredità di Giacinto Auriti, ambasciatore a Tokio, morto nel 1969 a Roma (solo omonimo del professore universitario inventore del Simec) che lasciò all'Ordine di San Camillo un'ingente somma in titoli e 13 appartamenti a Roma (subito venduti), il tutto da utilizzare per l'assistenza ai poveri di Guardiagrele.
Dopo trenta anni di abbandono, tra il 2002 ed il 2004 era stato finalmente approvato un progetto della Sangro Invest per il recupero della struttura come Residenza per anziani e come fulcro di un progetto diffuso di Turismo religioso sul territorio comunale.
Ma con l'entrata in carica del nuovo sindaco Di Paolo, il progetto andò a monte: «perché la Sangro Invest non ha ritirato la concessione edilizia e non ha pagato gli oneri di urbanizzazione», ha sempre sostenuto il primo cittadino.
«Perché il clima amministrativo non era più favorevole», ha spiegato Renzo Pagliai, titolare della Sangro Invest.
Nella registrazione del discorso, allegata alla denuncia, si possono recuperare le affermazioni del sindaco «lesive dell'onore e della reputazione dell'uomo e del professionista Settimi», e dipinto come uomo propenso solo ad arricchirsi.
In particolare Di Paolo, durante la pubblica assemblea ed in una lettera al Padre generale dei Camilliani, attribuì all'architetto «vicende oscure e sicuramente illecite».
In più si sarebbe fatto pagare con «due appartamenti ed un locale, oltre un numero imprecisato di assegni dei Camilliani e 100 mila euro per la progettazione».
Contro queste che vengono definite illazioni senza fondamento alcuno, l'avvocato Supino ricostruisce tutta la storia del rapporto professionale tra l'architetto suo assistito ed il committente, per ristabilire la verità storica al di fuori delle polemiche amministrative locali.
Il tutto allegando documenti che smentiscono la ricostruzione del sindaco: i due appartamenti non sarebbero altro che la parcella professionale. Di Paolo, dunque, secondo i querelanti, avrebbe denigrato il progettista «senza giustificazione alcuna».

Sebastiano Calella 04/06/2008 11.51