Cemento sulla spiaggia di Francavilla, partito l'esposto

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Cemento sulla spiaggia di Francavilla, partito l'esposto
FRANCAVILLA AL MARE. Lungo viale Alcione, appena dopo il confine con Pescara, è comparsa da alcune settimane, direttamente sull'arenile una recinzione da cantiere con cartelli di lavori in corso per edificazione privata. A lato c'è invece la struttura di alcune religiose, da decenni già insediata sulla spiaggia.
Fin da subito chi è passato da quelle parti ha guardato con sospetto le enormi ruspe che si muovono a pochi metri dagli stabilimenti balneari e l'enorme recinzione che copre gran parte del cantiere. A ridosso della spiaggia e sul lato mare della strada.
L'idea che è balenata subito alla mente è che un ennesimo tratto di costa sia pronto ad ospitare nuove costruzioni, quasi nell'abitudine ormai consolidata a Francavilla di non lasciare nemmeno un metro quadro di vista mare. Si è parlato di un grande albergo ma sul progetto non c'è ancora chiarezza.
Oggi è partito un esposto alla Procura di Chieti da parte delle associazioni Mila donnambiente, Marevivo, Ecoistituto Abruzzo e Italia Nostra. L'intento è quello di verificare se i lavori già cominciati siano a norma e dopo i dubbi delle ultime settimane adesso si aspettano risposte certe.
«Da notizie raccolte», spiega Edvige Ricci, responsabile del gruppo Mila donnambiente, «e dalla lettura dei cartelli risulterebbe che il 28 aprile 2008 (ultimo giorno di ballottaggio per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale) sia stata rilasciata, per quel luogo, una concessione alla realizzazione di strutture alberghiero-turistiche consistenti in ben quattro palazzine, in una zona costiera che a noi appare – a norma di ogni legge nazionale di tutela paesaggistica e ambientale – intangibile e protetta e comunque soggetta a forti erosioni, tali da costringere l'amministrazione regionale ( quindi noi contribuenti) a interventi miliardari continui di ripascimento della spiaggia , ai fini della sicurezza».
Per questo le associazioni ambientaliste riunite chiedono alla procura di verificare se «nelle fasi decisionali che hanno condotto a tali deliberati, siano eventualmente riscontrabili comportamenti e fatti non conformi alle leggi e penalmente rilevabili».
03/06/2008 12.06



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