Il pm che fece scoprire lo scandalo Fira sotto scorta da un anno

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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VASTO. Minacce tanto gravi da istituire una scorta armata per difendere l'incolumità di un pubblico ministero. Non un fatto recente ma una cosa che risale ad oltre un anno fa e che incredibilmente è rimasto "segreto" per tutto questo tempo. IL SOSPETTO DELLE MINACCE DI ‘NDRANGHETA E CAMORRA
Eppure chissà quanta gente avrà visto arrivare ogni giorno al tribunale di Vasto il pm Anna Rita Mantini, sempre accompagnata da due uomini in una macchina blindata…
Una notizia che probabilmente doveva rimanere segreta per non allarmare la popolazione e per evitare che si parlasse nuovamente di «rischio infiltrazione criminalità organizzata».
Tuttavia la scorta al pm Mantini è indice di qualcosa di ben preciso: indagini che scottano su interessi enormi.
Quali? Difficile dirlo con precisione.
Quello che si può fare con certezza e focalizzare l'attenzione sul lavoro di anni della dottoressa Mantini che si è occupata di indagini anche molto complicate negli ultimi tempi.
Il magistrato è noto per aver indagato sul filone vastese degli ultimi mesi del pastificio Delverde, dove l'ex presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli è stato indagato insieme ad altri 11 che a vario titolo avrebbero raggiunto il controllo della società già in forte crisi raggirando i vecchi soci.
L'inchiesta nata nel 2005 ha messo in campo tutta una serie di azioni che ha portato all'ascolto dei diversi personaggi sotto inchiesta.
Proprio nell'ascoltare Masciarelli e Picciotti gli inquirenti si sono incuriositi anche ad altro: i fondi Docup gestiti dalla Regione girati a società amiche nelle quali sedevano personaggi legati a Masciarelli e comunque vicini alla Fira, la finanziaria regionale.
Quest'ultima è l'inchiesta più famosa che portò ad arresti eccellenti nel 2006.
Che l'indagine Fira abbia scompaginato più di qualche piano è chiaro anche se le indagini continuano discrete facendo solo supporre risultati eclatanti…
Ma da alcune notizie che trapelano le minacce sarebbero riconducibili alla attività del magistrato di oltre un anno fa. Allora si occupò di una serie di fatti che hanno sconvolto Vasto e dintorni: intimidazioni, attentati e incendi dolosi messi a segno da più organizzazioni malavitose. Lo scopo: estorsione ed il controllo del territorio.
Sono stati diversi gli arresti ed i risultati raggiunti dalle forze dell'ordine ma il sospetto che tutto questo sia legato ad organizzazioni di camorra diventa ogni giorno più pressante.
E non bisogna dimenticare nemmeno che Vasto è spesso la destinazione di delinquenti confinati qui a scontare le loro pene.
E' tuttavia un fatto notorio che proprio la costa sud dell'Abruzzo è una tra le zone preferite della criminalità campana e pugliese come testa di ponte per il nord.
La scorta armata con auto blindata ad un magistrato che indaga è di sicuro un fatto che dovrebbe far riflettere e far mobilitare la classe politica e la società civile proprio perché nessuna società "civile" può esistere senza una giustizia che opera senza pressioni o minacce.
La scorta ad un magistrato in Abruzzo probabilmente è un fatto nuovo e senza precedenti.
Il sostituto procuratore Mantini dovrebbe arrivare a Pescara per prendere servizio non prima del mese di settembre dove inizierà a svolgere funzioni inquirenti al posto dell'altro pm, Aldo Aceto, trasferito in Molise che lascerà entro giugno.
Il trasferimento però non è ben visto da una parte della società vastese.
«Sarebbe ben triste per il popolo italiano, nel nome del quale la giustizia si amministra», sostiene Antonio Colella del movimento "la Repubblica dei cittadini", «osservare ancora una volta che un magistrato moralmente rigoroso nell'applicazione della legge, venisse costretto a trasferirsi. Siamo, in tutta evidenza, ad un passaggio storico: accettare che l'Abruzzo diventi "terra di conquista", da parte di gangs malavitose e di "comitati di affari", o che resti terra sana. Noi faremo tutto il possibile perché questa donna coraggiosa e forte, come il nostro Abruzzo, non lasci Vasto e continui il suo lavoro, in tutta serenità. Bene hanno fatto il sindaco Lapenna a convocare un Consiglio Comunale straordinario e le numerose associazioni che hanno invitato alla vigilanza».
03/06/2008 9.21

IL SOSPETTO DELLE MINACCE DI ‘NDRANGHETA E CAMORRA

«Trovano conferma con le minacce al magistrato Anna Rita Mantini, sostituto procuratore presso il Tribunale di Vasto, e con le misure adottate dal Comitato per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica di Chieti, presieduto dal Prefetto Vincenzo Greco, le preoccupazioni espresse da Legambiente e Libera sull'aumento pericoloso dei fenomeni di malavita e criminalità nella realtà regionale ed in particolare nell'area vastese».
A dirlo sono proprio le sezioni regionali di Legambiente e Libera che esprimono «piena solidarietà al magistrato» ed invitano la società civile responsabile, il mondo delle imprese e la politica a «non sottovalutare la gravità delle infiltrazioni malavitose ed a contrastare un ulteriore radicamento di fenomeni che turbano la vita civile ed economica dell'Abruzzo».
Tra le ultime operazioni di successo portate a termine dal pm vi è anche l'arresto nell'aprile 2007 di alcuni boss legati alla ‘ndrangheta.
In quella occasione finirono in cella Michele Pasqualone, al confino a Vasto, persona forse affiliato alla 'ndrangheta. Coinvolto nell'operazione “Histonium” c'era anche Giovanni Maisto, del clan camorrista dei Maisto, attualmente deceduto.
Quest'ultimo era coinvolto anche nell'operazione “Baci e abbracci” di Avezzano. Sarebbe in quel periodo maturata l'idea di fornire il magistrato di scorta ed in quel periodo sarebbero giunti gli avvertimenti minacciosi.

03/06/2008 15.53