Istat. 4 disoccupati su 10 non cercano lavoro: «siamo scoraggiati»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROMA. Prosegue il calo della disoccupazione iniziato nel 1999. Nel 2007 i disoccupati sono poco più di un milione e mezzo, circa un milione in meno rispetto a dieci anni prima. Ma 4 disoccupati su 10 non cercano il lavoro perché sono demoralizzati.


ROMA. Prosegue il calo della disoccupazione iniziato nel 1999. Nel 2007 i disoccupati sono poco più di un milione e mezzo, circa un milione in meno rispetto a dieci anni prima. Ma 4 disoccupati su 10 non cercano il lavoro perché sono demoralizzati. D'altro canto, i datori di lavoro mostrano di preferire assunzioni tramite segnalazioni e conoscenze. Questo è quanto emerge dall'ultimo rapporto Istat.
La diminuzione non interessa esclusivamente il nostro Paese. Nell'Ue27 il rapporto tra le persone in cerca di impiego e le forze di lavoro passa dal 9,0 per cento del 2004 al 7,1 per cento del 2007.
Tra gli inattivi si distinguono due aree: una distante dal mercato del lavoro, costituita da chi non è interessato né disponibile a lavorare (ad esempio, pensionati e giovani studenti) e una "zona grigia", composta invece da soggetti che a vario titolo si mostrano interessati a lavorare.
Nel 2007, la "zona grigia" conta quasi tre milioni di persone (+318 mila unità rispetto al 2004).
Tra coloro che fanno parte della "zona grigia", le "forze di lavoro potenziali" (cioè le persone che cercano lavoro, si dichiarano immediatamente disponibili a lavorare ma non hanno effettuato
un'azione di ricerca negli ultimi 30 giorni) contano nel 2007 1.213 mila individui.
Oltre il 40 per cento delle forze di lavoro potenziali non cerca attivamente un'occupazione perché scoraggiato circa le proprie possibilità di impiego. L'incidenza degli scoraggiati aumenta al crescere dell'età (dal 36,9 per cento tra i 15 e i 24 anni al 56,7 per cento tra i 55 e i 64 anni) e nelle regioni meridionali (48 per cento), ove alle minori opportunità d'impiego si affianca una maggiore sfiducia
nella possibilità di trovare un'occupazione.
Tra le forze di lavoro potenziali circa il 30 per cento degli uomini e il 20 per cento delle donne sono in attesa di conoscere l'esito di passate azioni di ricerca di lavoro.
Ciascun disoccupato compie in media 2,8 azioni al mese per cercare un'occupazione.
L'intensità della ricerca è maggiore nel Centro-nord rispetto al Mezzogiorno e aumenta al crescere del grado d'istruzione (2,4 azioni per i disoccupati con al più la licenza media e 3,3 per i laureati). In Italia la ricerca di lavoro rimane prevalentemente affidata ai canali informali (conoscenti, amici e parenti), a cui ricorre circa il 76 per cento delle persone in cerca di lavoro, rispetto al 58,3 per
cento della media Ue.

Del resto, anche i datori di lavoro sembrano preferire i canali informali
: la conoscenza diretta o la segnalazione costituiscono le principali modalità di selezione del personale per quasi un imprenditore su due.
Il ricorso ai Centri per l'impiego e alle Agenzie per il lavoro riguarda circa un terzo dei disoccupati. A queste strutture di intermediazione ricorrono anche individui nelle altre condizioni professionali (gli occupati e gli inattivi).
A contattare un'Agenzia per il lavoro quasi una volta su due è un occupato. L'Agenzia per il lavoro è quindi un canale frequentato prevalentemente da coloro che hanno già un lavoro ma vorrebbero cambiarlo.
Ma sono pochi quelli che trovano lavoro tramite i Centri per l'impiego.
Nel biennio 2006-2007 il servizio pubblico è riuscito a collocare 95 mila persone, ossia il 4,1
per cento di coloro che vi si sono rivolti nel medesimo arco di tempo.

IL REDDITO NETTO

Il reddito netto delle famiglie residenti in Italia nel 2005 è pari in media a 2.300 euro mensili, inclusi gli effetti dei trasferimenti monetari – circa 700 euro al mese (se si includono i fitti imputati delle abitazioni – quasi 450 euro – il reddito netto mensile sale a 2.750 euro).
Tuttavia, a causa della distribuzione disuguale dei redditi, se si fa riferimento al valore mediano, il 50% delle famiglie ha guadagnato meno di 1.900 euro al mese.
Le famiglie in cui il principale percettore è una donna guadagnano, in media, il 27 per cento in meno rispetto alle altre. In particolare, le famiglie composte da donne anziane sole, nel 2005, hanno percepito un reddito netto medio inferiore ai 12 mila euro (995 euro mensili).

QUANTO COSTA LA CASA

Le spese per l'abitazione costituiscono una delle voci principali del bilancio familiare.
Nel 2006 una famiglia spende in media 315 euro al mese, quasi il 14 per cento del reddito. La spesa media per l'abitazione varia, inoltre, a seconda del reddito familiare disponibile, anche se in modo non proporzionale: l'incidenza sul reddito di questa categoria di spese è dell'8,5 per cento per le famiglie più ricche e del 31,1 per cento per quelle più povere.
Le famiglie che vivono in affitto, il 18,2 per cento su scala nazionale, si concentrano nelle aree metropolitane e tra le famiglie con i redditi più bassi, con una spesa media mensile pari a 340 euro. Nel 2006, il 13 per cento delle famiglie sopporta gli oneri di un mutuo per l'abitazione di proprietà (erano il 12 per cento nel 2004) e paga una rata (comprensiva degli interessi e della quota di rimborso del capitale) di 559 euro al mese (la rata media era di 469 euro nel 2004, con un'incidenza sul reddito salita dal 16,5 al 19,2 per cento.
Nel complesso, le spese per l'abitazione di queste famiglie ammontano a 811 euro al mese (da 702 nel 2004), con un'incidenza sul reddito passata dal 24,7 al 27,9 per cento.
Sono le coppie più giovani a sopportare più spesso i costi rilevanti (affitto o mutuo) per le abitazioni.
29/05/2008 10.12