Sitindustrie, scatta l’azione di protesta

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Dopo le tensioni in settimana all’interno del sindacato e il mezzo fallimento dell’incontro di lunedì, con tanto di polemica sull’assenza delle istituzioni al tavolo di confronto, parte l’azione dura di protesta, decisa ieri in assemblea dalle maestranze con Fim, Fiom e Uilm.
Sabato mattina, corteo fino a Palazzo San Francesco, mentre il 27 maggio la contestazione si sposta all'Aquila sotto la sede della Provincia.
Una battaglia contro il tempo per anticipare il tavolo di governo dell'undici giugno, in programma per oggi e poi rinviato per indisponibilità della proprietà, la quale ha convocato il consiglio di amministrazione per il 27.
Tempi stretti, quasi ridotti all'osso, quelli che da qui all'11 giugno (nuova data del vertice in programma per oggi al Ministero dello Sviluppo Economico) porteranno a decidere sul futuro produttivo ed occupazionale dello stabilimento sulmonese di Sitindustrie, l'azienda leader nel mercato dei tubi per la dissalazione dell'acqua, che oggi conta quasi 200 lavoratori.
Una crisi che soffia già da qualche mese, rinvigorita dal vento caldo della concorrenza orientale al quale il gruppo proprietario non saprebbe (o non vorrebbe) proprio controbattere.
Eppure, dopo le riunioni istituzionali fioccate in queste settimane, l'unica realtà affiorata è che il piano industriale della società non c'è, e se c'è, non è dichiarato.
Intanto, le ultime scaramucce consumatesi pochi giorni fa nel sindacato sembrano essere rientrate e, ieri, nell'assemblea di fabbrica con le maestranze, si è tornati a parlare all'unisono, facendo scattare “l'operazione 2” della contestazione che dalle mura della fabbrica passerà ora all'esterno.
Dunque, azione dura di protesta, a cominciare da sabato, quando un corteo di manifestanti arriverà fino a Palazzo San Francesco, per riprendere il filo martedì 27 all'Aquila, sotto la sede della Provincia.
Giorno cruciale, visto che proprio il 27 si riunirà il consiglio di amministrazione della proprietà, che dovrà ripresentarsi al tavolo ministeriale l'undici giugno prossimo.
E la speranza è che questa battaglia d'urto possa anticipare il vertice di governo, prima che il gruppo proprietario abbia deciso tutto sul futuro dello stabilimento.
Insomma, si riparte, non senza aver assorbito quanto accaduto in settimana, trascorsa tra le bizze dei sindacati e le distrazioni della politica.
In un comunicato a firma congiunta (Fim, Fiom e Uilm), i sindacati hanno puntato il dito sulle istituzioni assenti al tavolo regionale di lunedì. «Ancora una volta il sindacato e i lavoratori sono stati lasciati soli- si leggeva nella nota- e la mancata presenza del sindaco di Sulmona e dell'assessore provinciale, Ermanno Giorgi, la dice lunga sul tasso di attenzione istituzionale rispetto a questa vertenza».
Ma la polemica delle parti sociali contro la politica, si è trasferita all'interno: subito è arrivata la smentita da parte di Dante Carrabia della Fim-Cisl e di Alfredo Fegatelli della Fiom-Cgil sulla paternità del documento inviato alla stampa, relegato ad atto individuale della sola Uilm.
«E' ora che il sindacato sia distaccato dalla politica», dirà Alfredo Fegatelli della Cigl.
La politica, poi, ci ha messo del suo: in un comunicato alla stampa, il Partito Democratico ha bacchettato il sindaco Federico per l'assenza all'incontro, chiedendo «meno distrazione e massimo livello di attenzione su questi temi». In realtà, all'incontro hanno dato buca tutti, con giustificazioni plausibili (primo consiglio comunale per il sindaco), ma che rimangono giustificazioni.
Giorni difficili, dunque, per tutti, anche se la parola d'ordine resta quella dell'unità fra lavoratori, sindacati ed istituzioni, con il sostegno della cittadinanza intera. Anche perché la perdita di Sitindustrie sul territorio peligno significherebbe un grave colpo non solo per Sulmona, ma per l'intero paese, che potrebbe uscire così definitivamente dal mercato nazionale ed europeo dei metalli non ferrosi.
A.D.G. 23/05/2008 14.31