Dopo un anno nuovo trapianto di cuore al Ss. Annunziata di Chieti

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. Un trapianto di cuore al SS. Annunziata di Chieti, dopo un anno dall'ultimo intervento e senza clamore mediatico. La notizia è filtrata stamattina, a cinque giorni dall'operazione: il paziente sta bene, pur con tutti i rischi e le problematiche connesse al tipo di intervento.


CHIETI. Un trapianto di cuore al SS. Annunziata di Chieti, dopo un anno dall'ultimo intervento e senza clamore mediatico. La notizia è filtrata stamattina, a cinque giorni dall'operazione: il paziente sta bene, pur con tutti i rischi e le problematiche connesse al tipo di intervento. Questa l'équipe che ha operato: Giuseppe Vitolla, il giovane cardiochirurgo che ha effettuato l'impianto del nuovo organo nel cuore di un paziente che era in lista d'attesa da molto tempo, Sergio Cirmeni, che ha curato l'espianto del cuore in un paziente di Teramo, Antonio Di Rienzo e Paola Musacchio, anestesisti, Gianni Liberi, il perfusionista della macchina cuore-polmoni.
La prognosi non è ancora stata sciolta definitivamente e se ne riparlerà nei prossimi giorni.
La Cardiochirurgia del SS. Annunziata ha ricevuto l'allarme trapianto nelle prime ore del pomeriggio di lunedì.
Da Teramo arriva la notizia che un paziente è morto a mezzogiorno e che c'è la disponibilità dei parenti a donare gli organi (tra l'altro si tratterà di una donazione multiorgano: reni, cornee, fegato). Fino alle 18, come da legge, il paziente in morte cerebrale è sotto osservazione fino a quando non viene definitivamente accertato il decesso.
Intanto sono pronte le analisi per la compatibilità e alle 19 parte la telefonata per il ricevente, che è un abruzzese:«c'è un cuore per te, devi venire subito».
Tutta l'organizzazione è stata già allertata ed è pronta per intervenire: sono state messe in preallarme anche le staffette della Polizia e il reparto di Cardiologia è pronto per gli esami di routine del paziente che sarà trapiantato.

LA CORSA CONTRO IL TEMPO

Alle 22 il dott. Cirmeni parte per Teramo: a lui spetta il compito di prelevare il cuore, l'organo che è il primo ad essere esaminato e l'ultimo ad essere espiantato, proprio per consentire agli altri organi di continuare ad essere vitali, visto che il paziente di Teramo è rimasto comunque attaccato alle macchine della rianimazione.
Inizia da qui un fitto scambio di telefonate e di comunicazioni tra Teramo e Chieti: «il cuore sta bene, ho fatto l'espianto, sto ripartendo».
In 40 minuti l'équipe medica, scortata dalla staffetta e con il prezioso carico del piccolo frigorifero con liquido speciale e il cuore in attesa di essere impiantato, arriva da Teramo al SS. Annunziata. Il malato “ricevente” intanto è già in sala operatoria a torace aperto.
«Stiamo entrando in ospedale»: è ultima comunicazione, quella che dà il via alla fase finale dell'intervento.

INIZIA L'INTERVENTO

Il cuore del paziente che aspetta il trapianto viene fermato, entra in funzione la macchina cuore-polmoni, quella che consentirà ai chirurghi di riattaccare l'organo mentre il paziente è tenuto in vita artificialmente, di suturarlo e di farlo ripartire senza problemi.
E' una lotta contro il tempo, che però il dott Vitolla deve combattere con molta, molta calma e tanta professionalità. Si tratta di far combaciare i vasi tagliati al momento dell'espianto con quelli del ricevente, di suturare, di spurgare l'aria rimasta in circolo e poi di dare l'ok per far ripartire l'attività del muscolo cardiaco.
Sono momenti carichi di tensione.
Poi il respiro di sollievo: la strumentazione digitale segnala che l'attività cardiaca è ripresa e che si sta normalizzando. La macchina cuore polmone finalmente si può fermare.
L'intervento è durato dalle 23 circa alle 8 di mattina. E sembra che tutto sia andato per il verso giusto, sia per la bravura dell'équipe che per la tempestività dell'intervento.
Le probabilità di successo dipendono, infatti, dal tempo che passa tra l'espianto e l'impianto del cuore: se l'ischemia (cioè il blocco della circolazione del sangue) non dura più di tre ore, le probabilità sono buone.
Da tre ore a sei sono minori, dopo è quasi impossibile che il cuore riparta.
Stavolta, come spesso ormai, l'organizzazione è stata perfetta in tutti i suoi aspetti complessi: bravo il chirurgo che espianta, dalla precisione dei suoi “tagli” dipendono le possibilità di successo del “riattacco”.
Bravo chi “ricuce” e fa ripartire il cuore. Bravi gli anestesisti che per ore controllano che il paziente rimanga in vita.
Bravo il perfusionista che per qualche ora fa vivere l'operato con l'aiuto della macchina cuore-polmoni. Bravi tutti, anche la staffetta, gli infermieri, i cardiologi. E un grazie al donatore.

Sebastiano Calella 17/05/2008 13.25