Basile torna al lavoro, a novembre i risultati dell’incidente probatorio

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1342

PESCARA. Si profilano tempi lunghi per giungere alla verità su quello che è accaduto in Chirurgia 1 tra la fine del 2006 e gennaio 2007 quando Costanza Vieste, donna di 74 anni morì dopo aver subito tre interventi.


L'altro ieri il gip, Luca De Ninis, ha nominato due periti che dovranno coordinarsi con quelli dell'accusa (nominati dal pm Gennaro Varone) e della difesa dei due indagati, i medici Marco Basile e Franco Ciarelli.
Il prossimo 29 maggio a Bologna è stato fissato l'incontro per stabilire i passi successivi che prevedono l'incidente probatorio. Si dovrà stabilire cosa fare. Con molta probabilità si inizierà con l'analisi del contenuto del barattolo sequestrato e trovato nella sala delle autopsie. Secondo la difesa quel barattolo conterrebbe il rene “sparito” della paziente deceduta, messo lì in seguito all'autopsia. L'esame anatomopatologo, infatti, prevede l'utilizzo di recipienti per riporvi i tessuti da analizzare a parte.
Una risposta definitiva su questa parte della vicenda potrebbe comunque chiudere alcune polemiche innescate circa alcune incongruenze emerse dalle indagini.
E proprio le analisi sul contenuto del barattolo potrebbero anche aprire nuovi scenari.
Ma anche nell'ipotesi che venga confermato che quel barattolo contenga il rene asportato occorrerà capire quale dei due sia. Per la procura ad ogni modo questo aspetto rimane secondario e non farebbe affatto cadere le altre accuse mosse a Basile che deve rispondere anche di soppressione di atto pubblico, falso ideologico in atto pubblico e omicidio colposo. I fatti da spiegare nel processo, che a questo punto inizierà non prima del 2009, saranno la sostituzione del verbale, le cause delle tre operazioni e l'accertamento di un presunto errore medico.
L'incontro dei periti del 29 maggio potrebbe anche stabilire la riesumazione della salma della donna.
Una seconda ricognizione cadaverica dovrà stabilire una volta per tutte e con certezza se effettivamente il rene sia sparito ed in questo caso dovranno essere visibili i punti di sutura. I medici attraverso l'Ordine hanno però sempre contestato questa eventualità giudicandola una procedura anomala e difficoltosa per via del taglio verticale sull'addome che avrebbe reso difficile l'asportazione dell'organo.
I risultati degli esami dovranno essere tuttavia pronti per novembre in occasione di una udienza già fissata dal gip nella quale saranno illustrate le risultanze dell'incidente probatorio.
I difensori degli indagati intanto attendono tempi maturi per poter «rivolgersi nelle sedi opportune» e fare chiarezza su quelli che lasciano intendere siano stati «errori grossolani».

L'ORDINE REINTEGRA BASILE

Intanto il presidente dell'Ordine dei Medici di Pescara, Enrico Lanciotti ha prontamente annunciato la reintegra del medico di Chirurgia 1 agli arresti domiciliari dal 5 aprile e in libertà da mercoledì scorso.
«Con la revoca del provvedimento di restrizione della libertà personale», ha detto Lanciotti, «decade la sospensione di legge dall'albo dell'ordine professionale e pertanto il dottore Basile può tornare ad esercitare con decorrenza immediata. Siamo convinti che gli accertamenti peritali disposti in sede di incidente probatorio chiariranno definitivamente i reali contorni di questa vicenda che ha fortemente scosso la nostra comunità e che per la rilevanza assunta ha prodotto una lesione grave del rapporto fiduciario tra cittadini ed operatori sanitari i cui deprecabili effetti sono già purtroppo evidenti».

LA ASL DI PESCARA LO REINTEGRA

Il medico potrà tornare al lavoro solo nei prossimi giorni, nell'ospedale civile di Pescara. La Asl di Pescara, come prevede la normativa, ha inoltrato richiesta alla Procura di Pescara, che si occupa della vicenda, per avere l'attestazione ufficiale che sul medico non gravano più provvedimenti restrittivi.
Appena l'azienda sanitaria avrà la documentazione dalla Procura, potrà provvedere alla riammissione in servizio del chirurgo.
La Asl di Pescara rende noto di aver provveduto alla sospensione del medico 72 ore dopo l'annuncio dell'arresto da parte della squadra mobile, ossia subito dopo aver ricevuto la documentazione ufficiale del suo arresto da parte della Procura.
17/05/2008 9.24