Incatenato come un cane per non farlo drogare. Madre e convivente in manette

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Incatenato come un cane per non farlo drogare. Madre e convivente in manette
SILVI. Strani lamenti provenivano dall’interno di una casetta di legno che si trova sul lungomare di Silvi, utilizzata durante l’estate per la vendita di oggetti. Alcuni passanti, preoccupati, hanno avvertito i carabinieri. Ai militari l’assurda scoperta…..
Dopo aver sfondato la porta d'ingresso della casetta, il comandante della stazione di Silvi Marina, il maresciallo Antonio Tricarico e i suoi uomini, hanno trovato un giovane S.P., 34enne, legato ad un palo di ferro come un cane tramite una catena chiusa con un lucchetto intorno alla caviglia.
La situazione igienico-sanitaria all'interno della casa era a dir poco precaria, ed è stato ritrovato accanto al giovane un “pappagallo” di quelli utilizzati in ospedale per fare pipì e ed una bacinella utilizzata dallo stesso per assolvere i propri bisogni corporali.
Dopo aver liberato il giovane dalla sua prigione utilizzando un tronchese i militari lo hanno portato all'ospedale Civile di Atri per le cure.
Le indagini hanno portato alla luce una storia a dir poco raccapricciante.
La madre del giovane Saliha Mirud, 50enne, di origini algerine, ma da diversi anni residente a Silvi, e il suo convivente Carlo Crisante di 51 anni per evitare che il figlio continuasse a fare uso di stupefacenti ed abusare di bevande alcoliche, da circa un mese lo avevano incatenato e segregato nella casetta di legno.
Da quanto è emerso pare che fosse la stessa madre a portargli da mangiare ed evitare in questo modo che morisse anche di fame.
Dopo intense ricerche i due genitori sono stati rintracciati e tratti in arresto con un'accusa grave, sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia ed altri eventuali reati ravvisabili dalla competente Autorità Giudiziaria.
I due arrestati, dopo le formalità di rito sono stati portati nel carcere di Teramo.
13/05/2008 14.53