Centro infertilità Chieti a rischio chiusura, la lettera di una donna disperata

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LA LETTERA. CHIETI. Il centro infertilità di Chieti rischia di chiudere per mancanza di fondi. Da molti mesi gli specialisti dell'ospedale Ss Annunziata di Chieti sono senza stipendio e vacilla, così, la speranza di proseguire le cure per molte donne. 400 sono quelle in lista d'attesa.

LA LETTERA. CHIETI. Il centro infertilità di Chieti rischia di chiudere per mancanza di fondi. Da molti mesi gli specialisti dell'ospedale Ss Annunziata di Chieti sono senza stipendio e vacilla, così, la speranza di proseguire le cure per molte donne. 400 sono quelle in lista d'attesa.
Oggi pubblichiamo la lettera di una di queste donne che dal 2007 ha intrapreso il lungo cammino che potrebbe anche non condurla all'arrivo di un figlio.
Nelle sue parole l'amarezza di chi è malata e non può contare sull'unica struttura pubblica del territorio che potrebbe darle ancora una speranza.
Il suo percorso lo ha intrapreso presso l'ospedale Ss Annunziata di Chieti, unico centro pubblico dell'Abruzzo a cui ci si può rivolgere per curarsi, uno dei più quotati e affollati del centro sud per le ottime percentuali di successo, nonostante i pochi mezzi a disposizione.

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«Sono affetta da una malattia che si chiama infertilità e che mi impedisce di diventare madre senza l'aiuto della scienza. E' stato difficile e doloroso accettare questa malattia, che l'Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce come tale, ma che troppo spesso è considerata dall'opinione pubblica come un segno del destino o della natura contro cui è inutile accanirsi.
Sono perfettamente consapevole del fatto che, nonostante le cure, una gravidanza potrei anche non averla mai e so che non potrò provare all'infinito.
Ma sono malata ed ho il diritto di curarmi.
Nel 2007 abbiamo fatto il nostro primo tentativo ed eravamo quasi riusciti a coronare il nostro sogno. Adesso siamo in pista per un secondo tentativo, ma oltre alle incognite con cui tutte le coppie affrontano ogni ciclo, questa volta ne abbiamo una in più: il centro rischia di chiudere per mancanza di fondi.
Ho solo 35 anni, ma la mia riserva ovarica si sta esaurendo, andare altrove significherebbe ricominciare da capo, perdere tempo, spendere soldi e rinunciare al rapporto di stima e di fiducia che ho costruito col prof. Tiboni e con le dottoresse del centro. Intraprendere questo percorso è molto doloroso, trovare professionisti seri e capaci che ti considerino come una persona e non come un pollo da spennare lo è ancor di più.
La biologa, indispensabile per le tecniche avanzate di cui abbiamo bisogno, e le ginecologhe che ci seguono quotidianamente per le ecografie sono senza stipendio da molti mesi, troppi.
Io ed altre donne ci stiamo sottoponendo ad una stimolazione ormonale, senza sapere se le cure saranno portate a termine.
Senza una biologa in laboratorio e senza delle ginecologhe esperte in monitoraggi della crescita follicolare il nostro atto d'amore medicalmente assistito (altro che artificiale!) non potrà essere portato a termine, con gravi danni fisici,materiali,morali e psicologici di cui siamo pronte a rivalerci contro la direzione della ASL di Chieti e contro la Regione Abruzzo.
Non si può chiedere a professionisti seri di lavorare per mesi e mesi senza essere retribuiti.
Non si può negare una cura a decine e decine di malati, tanto meno interromperla, interrompendo così un pubblico servizio.
E' pazzesco che la buona sanità debba essere negata e cancellata dal sistema stesso.
Fare procreazione medicalmente assistita non è un capriccio o una passeggiata è cercare di risolvere un problema che potresti non risolvere mai, ma devi provare a curarti.
Il percorso adottivo è una strada alternativa, ma diversa che comunque non guarisce dalla malattia. Ad esempio chi va in menopausa a 30 anni deve essere seguita con scrupolo per evitare l'insorgere precoce di problemi cardiovascolari o di osteoporosi...questo per dire che bucarsi la pancia ogni giorno, fare monitoraggi quotidiani, sottoporsi ad un'anestesia totale per un prelievo ovocitario non è uno scherzo o il capriccio di chi vuole un figlio a tutti i costi
Oggi qualcuno mi ha detto che di fronte ad un cardiopatico o ad un malato oncologico un'infertile è meno grave, quindi meglio tagliare un centro del genere che un altro reparto.
Sono dell'idea che se ci si incammina su questo percorso la strada è assai pericolosa».

Una mamma in cerca




13/05/2008 9.41