Cardiochirurgia di Chieti: reparto in crisi, pochi trapianti e personale

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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DENTRO L'OSPEDALE CHIETI. Cardiochirurgia in crisi, al SS. Annunziata di Chieti. In verità non è l'unico reparto in difficoltà, ma fa più "notizia" perché era uno dei fiori all'occhiello della sanità teatina, universitaria in particolare: trapianti, interventi d'avanguardia, investimenti.
Ma mentre il nuovo edificio da 50 milioni di euro, destinato a questa specialità, viene completato a ritmo sostenuto, il respiro affannoso del reparto si avverte chiaramente al decimo livello del settore A o al nono nelle sale operatorie.
Nessun trapianto nel 2008, 2 l'anno scorso, 3 nel 2006. E dal registro operatorio si può vedere che da punte di 1000 interventi/anno e con una media di 7-800 interventi di routine, si è passati ora a 4-500.
Diminuiti i pazienti o proprio qualcosa non gira?
La lista di attesa è di 13 persone e – statisticamente - meno sono i malati più è difficile trovare cuori compatibili con il gruppo sanguigno, l'età e l'altezza, che sono i parametri da rispettare per dare il via all'intervento.
Alcuni sostengono che altre condizioni ostative («non ha fatto la coronarografia? E allora non facciamo il trapianto») incidono negativamente sulla possibilità di intervenire, visto che vengono scartati i trapianti più a rischio per possibilità di complicazioni.
Che sono reali, ma non tanto più reali della morte degli ultimi trapiantati o di alcuni pazienti in lista di attesa. Queste sono decisioni del primario prof. Gabriele Di Giammarco, chiamato a scegliere tra una morte sicura ed una possibilità di vita, anche con il pericolo di qualche complicazione. Di questo e di altro volevamo parlare con lui, che correttamente si è detto disponibile, previa autorizzazione del manager a parlare con i giornalisti. E la Asl ha chiesto che le domande fossero rivolte tramite l'ufficio stampa, cosa che non abbiamo fatto per evitare ulteriori “filtri”.
La crisi che si avverte nasce forse dalla carenza di personale infermieristico, comune ad altri reparti, ma qui è amplificata anche per la fuga dei Medici specializzandi: in servizio ce ne sono solo due e quest'anno non ci sono state domande di ammissione alla Scuola di specializzazione della D'Annunzio. Senza dire della scarsità di Infermieri e dei rapporti tesi tra il personale medico ed il primario.
In realtà proprio un anno fa, ci fu una riunione aperta a tutti gli operatori, ma non sortì effetto alcuno. Ora - alla fuga dei medici - si è aggiunta anche la carenza di Infermieri perfusionisti, il che significa che la crisi investe anche la sala operatoria, rischiando di vanificare la scommessa di una maggiore attrazione dei pazienti da fuori regione.
E c'è poi la possibilità reale che, tra ferie arretrate e quelle estive, la Cardiochirurgia possa proprio chiudere per mancanza di personale. Altro che reparto di eccellenza della futura azienda autonoma universitaria.....

Sebastiano Calella 08/05/2008 9.27