Omicidio Ateleta: pm chiede ergastolo per Rita Guerra

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Il Pm Aura Scarsella, durante l'udienza preliminare in corso al tribunale di Sulmona, in fase di rito abbreviato, ha chiesto l'ergastolo per Rita Guerra, imputata, in concorso con Antonio Di Bucci, presunto amante e artigiano nel settore edile, dell'omicidio volontario premeditato di Giuseppe Petrilli (marito della Guerra) con le aggravanti dei futili motivi, distruzione e occultamento di cadavere.
Il legale di Antonio Di Bucci, Paolo Marino, per il suo assistito, ha chiesto il proscioglimento. Qualora non fosse accolta la richiesta si procedera' con il rinvio a giudizio in Corte d'Assise dell'Aquila.
Per Di Bucci, presunto amante di Rita Guerra, sono scattate le manette il 13 luglio del 2007 e da quel giorno l'uomo vive rinchiuso nel carcere di Pescara.
La vicenda risale al 7 dicembre 2003, quando Petrilli, di professione cameriere, venne ritrovato morto a bordo della sua auto, in una scarpata al chilometro 8 della strada provinciale 84, tra Roccaraso, dove lavorava e Ateleta, dove viveva.
In un primo momento si penso' a un incidente dovuto al fondo stradale ghiacciato, ma dopo i rilievi gli agenti della polizia stradale di Castel di Sangro, coordinati dall'ispettore Giovanni Del Vecchio, notarono che qualcosa non quadrava nella dinamica.
L'auto trovata dai soccorsi era completamente distrutta dalle fiamme, tanto che la stessa identificazione del Petrilli risulto' difficile.
Furono avviate le indagini, condotte dal Pm della Procura della Repubblica di Sulmona, Aura Scarsella, e dopo cinque mesi fu chiesta la riesumazione del cadavere di Petrilli per eseguire l'esame autoptico, a seguito del quale emerse che era morto per un colpo alla testa, sferrato con un oggetto contundente, e che gli arti erano parzialmente mutilati.
Si arrivò poi all'arresto di Di Bucci mentre per Guerra non sono mai scattate le manette.
Franco Petrilli, fratello del defunto Giuseppe Petrilli, si è costituito parte civile ed è rappresentato dall'avvocato Elisabetta Bianchi del foro di Sulmona.
Proprio Bianchi ha spiegato che «il quadro indiziario nei confronti degli imputati e' preciso e concordante. Siamo presenti nel processo al fine di vedere assicurati alla giustizia i responsabili dell'efferato delitto».

07/05/2008 14.54