Procura di Pescara, scelte che pesano su un futuro difficile

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Procura di Pescara, scelte che pesano su un futuro difficile
PESCARA. Potrebbe essere piuttosto difficoltoso il futuro della procura di Pescara che da tempo si occupa di inchieste molto grosse che investono i più importanti ambiti della vita regionale. Fira, Sanità, cartolarizzazioni, la corruzione a Montesilvano e Pescara per citarne solo alcune. Vita difficile perchè il nuovo governo Berlusconi potrebbe portare qualche rogna.
Non che in passato non vi siano state pressioni e attacchi (si pensi agli episodi che hanno avuto al centro lo stesso procuratore Trifuoggi per metterlo in cattiva luce).
Portrebbe essere possibile, infatti, con il nuovo governo, una ispezione per cercare di capire se tutto il lavoro degli ultimi anni sia stato svolto secondo le regole.
E non è un mistero che alcuni esponenti del centrodestra già scoccarono dardi avvelenati…
Ispezione o meno, quello che rimane sono i fatti.
Per esempio, se si analizzano alcune delle scelte della procura di Pescara si possono notare in tutta evidenza alcune conseguenze, anche indirette, sulla vita pubblica locale.
E' chiaro che moltissime cose sfuggono ancora ai più perchè coperte da segreti investigativi, dunque, è impossibile fare una valutazione nel merito. Ma una sul metodo sì.
L' inchiesta Fira aperta più di due anni fa (voci parlano di nuove e pesanti scoperte), è caduta nel silenzio. Uno degli scandali più grossi d'Abruzzo che ha coinvolto a pieno l'ex amministrazione regionale di centrodestra e alcuni imprenditori è in gestazione e solo il processo, probabilmente, farà riparlare della vicenda.
Poi ci sono le due vicende di presunte tangenti a Montesilvano e Pescara: due situazioni apparentemente molto simili. Chissà se gravi allo stesso modo.
Sulla inchiesta Ciclone si sa abbastanza, qualche giorno fa è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio per 36 persone che segna così l'inizio, dopo due anni, della vera fase giudiziaria.
E che fine ha fatto l'inchiesta di Pescara su politica e mattone?
Di quella si sa pochissimo: riguarda reati come abuso d'ufficio e corruzione di alcuni politici (tra cui il sindaco D'Alfonso) e alcuni imprenditori. In totale una quarantina di indagati.
Inchiesta partita oltre un anno e mezzo fa e tuttora stagnante. Indubbiamente in ritardo rispetto alla sua "gemella".
Poi c'è stato un blocco anche per non interferire sulle scorse elezioni amministrative e politiche.
Ma una cosa si può avvertire con assoluta certezza e senza possibilità di essere smentiti: tra le inchieste di Montesilvano e Pescara vi è stata una differenza sostanziale nella metodologia di azione.
Cosa significa?

L'INCHIESTA A TRANCHE E QUELLA A “POLPETTONE”

A monte vi è stata una scelta per certi versi opposta: mentre per Ciclone si è proceduto per tronconi, per Pescara, invece, si è preferita la strategia del "polpettone".
Per Ciclone si procedeva per tranche, se ne analizzava una per volta, si reperivano le prove, si chiedevano gli arresti e si accantonava quella parte per passare alla successiva. L'inchiesta di Montesilvano ha in sè oltre una decina di filoni. Metodo che ha portato al processo in tempi "veloci".
Quella di Pescara, al contrario, invece, non ha "filoni" ma 4 pubblici ministeri che contemporaneamente dovrebbero analizzare una mole immensa di materiale e documentazione, un polpettone difficile da digerire che sta inevitabilmente portando via molti mesi.
Mesi che di sicuro peseranno sul conto finale (la prescrizione intanto corre...)
Cosa abbia scoperto l'indagine pescarese non lo sappiamo ma è certo che si parla di presunta corruzione, di favori agli imprenditori, di cubature e accordi di programma (decine) e di una serie di presunte irregolarità relative agli incrementi privati e alla scarsità di opere pubbliche, di possibili tangenti, favori, incarichi. Ipotesi di accuse gravi, pesanti, da far tremare le gambe, si disse in quei giorni.
Impossibile sapere per quale ragione le indagini siano arrivate ad un punto morto e perchè la famosa relazione di duemila pagine della polizia non abbia ancora sortito effetti.
Intanto, la bagarre elettorale e la festa ha oscurato le voci, le segnalazioni continue di presunte anomalie e stranezze, voci di conti troppo gonfi, di prestanomi e di investimenti (magari all'estero).
E così pare che ad incidere notevolmente sulla vita amministrativa sarebbe stata la paura delle manette (qualche mese fa il terrore aveva invaso molti dirigenti comunali…) che avrebbe indotto ad un cambio repentino di rotta e di azioni… tutto registrato dalla procura.
Cambio di rotta che già di per sé vuol dire qualcosa…

MANETTE AI POLSI E FINE DEL REGNO CANTAGALLO

Le scelte di fondo della magistratura, talvolta, riescono anche ad incidere sulla vita pubblica.
E' indubbio un effetto politico di immediata comprensione a Montesilvano: la strategia applicata dalla procura ha spezzato le gambe ad una giunta culminata persino con l'arresto del sindaco Cantagallo che in pochi istanti ha visto cancellare la sua carriera politica (per ora).
Arresti su arresti che hanno portato alla luce "in tempo reale" il malaffare.
Arresti che hanno influito –è indiscutibile- sul risultato elettorale di pochissimi mesi dopo (la città è passata dal centrosinistra al centrodestra).
Cantagallo ha dovuto fare i conti con le ripercussioni e la galera che lo hanno di fatto spodestato non solo dalla sua poltrona di sindaco ma anche (per un po' almeno) dalla politica.
Eppure Cantagallo non è "colpevole" nessuna sentenza è stata emessa e formalmente è ancora un "semplice" indagato… proprio come D'Alfonso. Dunque innocenti, si presume.
Ma Cantagallo potrà benissimo spiegare quanto incide sulla propria immagine l'aver vissuto in cella (seppure "affollata" dovendola condividere con altri due personaggi non proprio sconosciuti come Giancarlo Masciarelli e Marco Picciotti… altro fatto casuale).

INCHIESTA CONGELATA, SINDACO ANCORA IN PIEDI

Fermiamoci a pensare per un attimo che cosa sarebbe avvenuto se la procura avesse applicato lo stesso metodo di Pescara anche a Montesilvano.
Cantagallo avrebbe ricevuto i suoi avvisi di garanzia, sarebbe rimasto sindaco, non si sarebbe dimesso per le accuse e le indagini, non ci sarebbe stato né commissario né elezioni anticipate ed avrebbe persino fatto in tempo (viste le lungaggini della giustizia) a ricandidarsi nuovamente e magari a vincere. Nonostante le indagini, nonostante i sospetti.
Per assurdo sarebbe andata meglio anche a Cordoma ed i suoi che non avrebbero potuto essere accusati per presunte irregolarità sui concorsi dello scorso settembre...
Di certo la procura ha i suoi ottimi motivi che possano chiarire a sufficienza la scelta di fondo.
A tempo debito, di sicuro, ci sarà una spiegazione più che valida a quella che oggi appare –all'uomo della strada- una disparità di trattamento.
E bisogna fare i conti anche con l'opinione pubblica (quel sentire comune che influisce non poco) che è portata ragionevolmente a pensare che le faccende montesilvanesi siano di gran lunga più gravi di quelle di Pescara.

CHI INDAGA SULLA TALPA?

E poi vi sono le solite stranezze che hanno contornato l'intera vicenda: alcune solo ombre, altre, invece, certezze assodate.
E' un fatto che a "dare una mano" a D'Alfonso siano state soprattutto le fughe di notizie.
Fughe che sono di due tipi: una diretta da ambienti della procura al sindaco –voci della procura stessa lo confermano- ed una "pubblica" sui giornali.
Sono stati, infatti, gli articoli del Messaggero per ben due volte ad informare l'intera regione di due diverse indagini a carico dello stesso D'Alfonso (concorso di Dezio e urbanistica).
Scoop che hanno dato l'opportunità al sindaco di bussare alla porta della procura per farsi avanti e difendersi. Persino facendo risparmiare alla procura i soldi della raccomandata dell'avviso di garanzia.
A tempo di record si sono organizzate così conferenze stampa per raccontare "una verità", di sicuro senza contraddittorio.
Nessuno, invece, diede la certezza a Cantagallo di essere indagato.
Allora solo voci, insistenti ma pur sempre voci che non gli hanno potuto evitare il carcere preventivo.
C'è poi il particolare che sembra non interessare più di tanto: la talpa.
E' certo che qualcuno avvisò il sindaco D'Alfonso delle indagini della procura in tempi nei quali nessuno doveva sapere.
Questo, invece, successe anche per il Cilcone dove è finito indagato un poliziotto.
Da quel momento qualcosa è cambiato, le conversazioni si sono fatte molto più caute, piene di sottintesi e di appuntamenti in luogo aperto… al riparo dalle cimici.
E' stato aperto un fascicolo per rivelazione di segreto?
Sono state svolte indagini per capire l'origine ed i responsabili?
E' stata fatta una valutazione del danno prodotto alle indagini?
Intanto il tempo passa e la vita politica scorre tranquilla, come nulla fosse successo.
07/05/2008 7.36