Sanatrix. Ugl:«dopo tre mesi solo chiacchiere»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L’AQUILA. Sono passati più di tre mesi dalla chiusura del reparto di ginecologia della clinica Sanatrix.Nel frattempo sono state fatte promesse e dette molte parole per la risoluzione dei problemi connessi proprio alla chiusura del reparto.
L'Ugl oggi torna sull'argomento per denunciare la scarsità di interventi concreti.
«Appare evidente», spiega il segretario provinciale, Giuliana Vespa, «come la chiusura di un Reparto "storico" e funzionante abbia creato, di riflesso, conseguenze imbarazzanti anche nel Pubblico. Ci chiediamo perché non si è tenuto conto che dal 2006 la ginecologia della Sanatrix risultava, come si evince dagli ultimi dati regionali, essere la quinta in Abruzzo per numero di interventi eseguiti. Se qualcuno si fosse preso la briga di leggerli si sarebbe poi preso la responsabilità di chiudere il reparto?»
Eppure nella riunione in Provincia del 22 Aprile scorso era stata indicata da Giampiero Di Cesare, direttore generale dell'Assessorato Regionale alla sanità, la «possibilità di eseguire il 40% di interventi ginecologici nell'ambito dell'AFO di chirurgia…con l'impegno all'accertamento dei requisiti entro la settimana successiva onde consentire la riapertura e immediata del reparto…».
«Assistiamo quasi quotidianamente al solito "scarica barile"», denuncia ancora Vespa, «su chi e perché ha voluto chiudere il Reparto. Se la decisione è stata della Regione il fatto è preoccupante perchè non si è tenuto conto che un Piano Sanitario deve rispettare le esigenze territoriali. Se la decisione invece è frutto di una contrattazione con la proprietà, come pubblicamente asserito dal manager Marzetti, la cosa diventa gravissima perché dovremmo credere che un Piano Sanitario sia stato redatto secondo le esigenze di un imprenditore e non del territorio».
Intanto 80 dipendenti in 4 mesi hanno preso una sola mensilità.
Tra i tanti «Ponzio Pilato di questa vicenda», il sindacato si augura che qualcuno si assuma la responsabilità di dire ai lavoratori come stanno realmente le cose.
«Non possono essere usati i lavoratori come arma di ricatto», conclude Vespa, «per ottenere risultati in una vera e propria guerra tra politici ed imprenditori».

02/05/2008 15.06