Violenza sessuale dopo la festa: arrestato 30enne di Lanciano

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Prima le ha offerto un passaggio poi, con la scusa di bere qualcosa, l'ha portata a fare un lungo giro, l’ha fatta ubriacare, probabilmente l'ha picchiata, e solo dopo ha approfittato di lei. Più volte. E’ la brutta storia dell'ennesima violenza sessuale ai danni di una donna che non ha potuto prevenire un pericolo che sembra oggi sempre più presente.





PESCARA. Prima le ha offerto un passaggio poi, con la scusa di bere qualcosa, l'ha portata a fare un lungo giro, l'ha fatta ubriacare, probabilmente l'ha picchiata, e solo dopo ha approfittato di lei. Più volte.
E' la brutta storia dell'ennesima violenza sessuale ai danni di una donna che non ha potuto prevenire un pericolo che sembra oggi sempre più presente.



Questa mattina la squadra mobile di Pescara, coordinata da Nicola Zupo, ha arrestato, su richiesta del pm Barbara Del Bono, Mirko Francesco Piras, 31 anni, nella sua casa di Lanciano anche se ufficialmente risulta residente a Castel Frentano (Ch).
Per lui l'accusa gravissima di violenza sessuale aggravata e continuata oltre al tentativo di un'altra violenza aggravata per fortuna non arrivata al termine.
L'uomo che il Gip di Pescara, Guido Campli, ha ritenuto particolarmente pericoloso è stato arrestato e trasferito nel carcere di Pescara dove probabilmente dopodomani sarà interrogato per la convalida dell'arresto.
Avrebbe pesato molto sulla situazione del giovane una precedente denuncia a suo carico sporta lo scorso 18 dicembre da una donna rumena: anche in questo caso l'accusa è quella di violenza sessuale. Su questo caso sta ancora indagando la procura di Lanciano.
Piras viene descritto come un uomo particolarmente freddo (questa mattina al momento dell' arresto non ha protestato, non ha cercato di spiegare, è rimasto impassibile -almeno agli occhi degli agenti- che sono dovuti andare a casa a prelevarlo con la forza).
Alle sue spalle ha un passato di guardia giurata di un centro commerciale e attualmente svolge l'attività di commerciante ambulante, non è sposato e negli ultimi tempi ha cambiato auto e casa. Cambiamenti improvvisi e pare che nemmeno la madre sapesse dove abitasse il figlio.

UN DOPOCENA MALEDETTO

I fatti si sono svolti il 6 aprile 2008. Quella sera in un locale di Montesilvano si svolgeva la più classica delle cene tra parenti alla quale ha partecipato anche l'ignara vittima, Giovanna (nome di fantasia) una donna di trent'anni, di Montesilvano, sposata, probabilmente con figli.
Una cena apparentemente senza pericoli tanto da poter andare da sola e senza marito.
Alla festa la donna incontra un vecchio amico con il quale dopo mezzanotte è andata a bere qualcosa in un pub.
La compagnia è arricchita da altri due conoscenti dell'uomo.
La donna si diverte e alza un po' il gomito e probabilmente beve un drink di troppo.
Verso le due Giovanna chiede di ritornare a casa e il vecchio amico la accompagna in macchina.
Sulla strada hanno un incidente. Nessuna particolare conseguenza per loro ma il mezzo rimane gravemente danneggiato e non riparte.
L'uomo alla guida allora telefona ad un suo amico meccanico e chiede di aiutarlo e di dare una controllata alla sua auto.
Si presenta però Mirko Piras che si offre nel frattempo di riportare a casa la donna.
L'amico di Giovanna probabilmente ha intuito l'interesse di Piras e acconsente non immaginando quello che sarebbe accaduto di lì a poco.

«FACCIAMO UN ALTRO GIRO».

Salita in auto Giovanna, visibilmente alterata ma non abbastanza ubriaca, capisce in fretta di essere finita in trappola.
Piras -secondo la ricostruzione degli inquirenti- le avrebbe proposto ancora un altro drink.
Per questo avrebbe imboccato l'autostrada e si sarebbe fermato ad un autogrill dove avrebbe comprato due bottiglie di birra.
Giovanna non le vuole. Protesta. Urla e scaraventa sull'asflato le bottiglie.
Forse tenta di scendere dalla macchina ma viene bloccata.
Ripartono.
Giovanna è alterata, non è lucida ma forse nemmeno completamente ubriaca.
Per l'aggressore robusto e forte è fin troppo semplice azzittirla e minacciarla.
«A casa non ti porto fino a quando non...»
Nel frattempo l'auto macina chilometri, esce dall'autostrada e probabilmente si parcheggia in una strada di campagna, isolata e buia.
Qui scatta la prima aggressione. La polizia parla di «stordimento» probabilmente dovuto a percosse che le hanno fatto perdere quel poco di lucidità che era rimasta alla donna.
La violenza viene consumata. I tentativi della donna di chiamare aiuto col cellulare vengono neutralizzati con altre percosse e minacce.
Secondo il racconto della donna le violenze consumate sarebbero state almeno due.
A queste si deve aggiungere un terzo tentativo.
Il dramma si conclude intorno alle quattro del mattino quando alla fine la donna riesce a rientrare a casa.

LE INDAGINI

Uscita dall'ospedale la donna si è immediatamente recata in questura per formulare la denuncia non senza titubare e magari immaginando il clamore della notizia e probabilmente le ripercussioni a livello personale in famiglia.
La denuncia è circostanziata anche se la donna non conosce il cognome del suo presunto aggressore.
In compenso fa il nome di alcune persone che hanno potuto confermare alcune parti del suo racconto.
Nonostante lo stato di alterazione dovuta all'alcol, gli uomini della Squadra mobile hanno potuto verificare tutte le circostanze raccontate ma è chiaro che al momento della violenza non c'erano altri testimoni: solo la vittima e il suo violentatore.
In poco meno di 10 giorni di indagini gli inquirenti hanno potuto ricostruire l'intera vicenda e raccolto sufficienti elementi -giudicati tali dal gip- per poter parlare di «violenza sessuale».
Una circostanza già smentita al momento dell'arresto dall'uomo che, tuttavia, secondo gli inquirenti, non è sembrato molto sorpreso del suo arresto.
«Lei ci stava, era consenziente», avrebbe detto ai poliziotti questa mattina
Ma che qualcosa è accaduto quella notte pare certo per la procura di Pescara poiché l'uomo negli ultimi tempi avrebbe venduto l'auto, cambiato casa, e proposto all'amico di Giovanna un incontro con lei alla presenza del suo avvocato per chiarire le circostanze e magari chiudere lì una storia senza ulteriori clamori.

PROVE E TESTIMONIANZE: «PROCESSO IN SALITA»

Il capo della mobile, Zupo, chiaramente parla di un «processo tutto in salita» del quale la parte fondamentale della vicenda giudiziaria la farà ovviamente la testimonianza della vittima con tutti i problemi che questo comporta.
Ma è anche probabile che la difesa tenderà a screditare la valenza di tale testimonianza proprio in considerazione dell'alterazione dovuta alla sbornia.
Tutte le altre persone interrogate dalla polizia dovranno ripetersi davanti al giudice e all'avvocato difensore.
Quello che rimane è una donna distrutta,un uomo in carcere, dei lividi sui polsi ma nessun segno tra le gambe della donna.
Mai come in questo caso la prudenza deve prevalere e lasciare l'accertamento della "verità" al giudice.

a.b. 30/04/2008 14.18