Villa Carmine, c’è "puzza" di abbandono e degrado

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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A SPASSO NEL QUARTIERE . MONTESILVANO. Settemila abitanti per un quartiere che si snoda tra le traverse dell’ultimo tratto di Via Vestina, al margine della città. Una specie di zona franca tra Montesilvano e Cappelle Sul Tavo.
Tutto si sviluppa attorno alla piccola chiesa antica della Madonna del Carmelo, un piccolo borgo dove la piazzetta di fronte è gremita di bambini, le campane suonano per ogni messa, tutti si conoscono come in un paese e se vedono un viso sconosciuto nel quartiere chiedono perplessi «Tu sei di Villa Carmine?». Qualche bar come ritrovo, negozi che sembrano botteghe e a fianco alle vecchie case i grandi palazzi in costruzione.
Due associazioni culturali, “Amici” e “Villa Carmine” si dividono il compito di far evadere dalla noia più o meno giovani organizzando gite fuori porta, feste e sagre che coinvolgono ogni persona della zona, teatri, concertini in piazza e giochi estivi.
Ma se da una parte l'isolotto villa carminese difende a pugni chiusi la sua identità di quartiere-paese dall'altra deve fare i conti, necessariamente, con quello che gli gravita attorno.

IL DEPURATORE: TRA MOSCHE E VELENI

Per arrivare al depuratore consortile si percorre Via Tamigi, una strada a dir poco malmessa, stretta ma che prevede il doppio senso, senza segnaletica orizzontale, dove macchine e camion sfrecciano ad una velocità non adeguata, correndo su dossi, buche e anche qualche rallentatore sapientemente rotto a metà.
Per trovare il depuratore non servono segnali basta affidarsi all'olfatto: più si va avanti più l'odore dell'aria (che descrivere sgradevole sarebbe un simpatico eufemismo) diventa insopportabile. Nauseante. Fin qui nulla di nuovo, nessun problema se in quella strada e nei pressi non vi abitasse nessuno. Ma delle case ci sono ed hanno cancelli che si affacciano direttamente su Via Tamigi senza un misero marciapiede, in una via che in alcuni tratti è larga poco più di due metri.
«Questa strada è dimenticata dal Comune, se non stai attento basta un passo fuori dal cancello e ti mettono sotto. Per fortuna non ci sono bambini piccoli» racconta uno degli sfortunati abitanti della zona, che non solo è costretto ad assistere a rally di automobili e camion ma deve anche prendersi cura delle aiuole incolte (una di queste restringe ancor di più la strada e rende ancora più ostico il passaggio dei mezzi) perché tre anni fa le guardie municipali arrivarono a casa sua dicendo «Perché non pulisci bene queste erbacce?».
Ma non era e non è tuttora suo compito pulire le erbacce…

 


La malridotta strada, già di per sé problema grave, non è l'unica grana di queste persone. D'estate, quando si può pranzare in giardino, quando si può stare finalmente fuori all'aria aperta, quando i panni si asciugano in fretta, sono tutti felici e contenti meno che gli abitanti di Via Tamigi.
Loro non possono pranzare in giardino né stare fuori a godersi il sole: il ripugnante odore torna con la bella stagione.
E non possono nemmeno stendere i panni per l'invasione di mosche che gentilmente depositano i loro escrementi su biancheria e vestiari puliti.
«Voglio invitare Cordoma a prendersi un caffè nel mio giardino. Voglio vedere se resiste 10 minuti» dice indignata ed arrabbiata la signora Rosina Sturzi, abitante del quartiere, ben nota in Comune per esposti verbali e litigi con Sindaco e segreteria.
Un anno fa, giorni dopo essere stata in Comune a protestare, ecco che arriva la disinfestazione: quel che si può definire una coincidenza. Quattro giorni di apparente calma e gli insetti tornano ma della disinfestazione mai più traccia.
«Viviamo con una fogna a cielo aperto, con l'odore rivoltante e assaliti dalle mosche» continua la signora Sturzi.
«Perché Cordoma se ne frega della gente? Questa è una zona dimenticata da Dio ma c'è un problema di salute serio. L'anno scorso gli operai che lavoravano nel depuratore si misero in sciopero, non ce la facevano più. Basta poco, basta una copertura. Vogliamo una soluzione prima dell'estate, non promesse ma una scadenza» e minaccia di chiamare Striscia la Notizia se nulla accadrà entro breve.
Il suo fervore -lascia capire- che non è solo una minaccia, chiameranno, perché non sono più disposti a tollerare.


 


LUNGOFIUME: VECCHIA PROMESSA

Il depuratore s'installa dirimpetto al fiume Saline, un fiume che sconta la pena di essere considerato una vera e propria discarica. Il Lungofiume, di competenza della Provincia, fa parte di quelle strade danneggiate, pericolose, piene di curve che non convincono gli automobilisti a schiacciare meno il piede sull'acceleratore.
«Questa strada deve essere larga e con i marciapiedi», protesta Giancarlo Sagazio, commerciante, «ce l'hanno promessa nelle varie campagne elettorali, ma non è mai cambiato niente. Abbiamo 4 consiglieri di Montesilvano in Provincia, possibile che non riusciamo ad avere una strada?»
E il disagio è aggravato dalla chiusura del ponticello sul Lungofiume che collegava Villa Carmine a Città S.Angelo e riusciva ad essere una via per smaltire il pesante traffico su Via Vestina, nonché un'importante opportunità commerciale tra il quartiere e la città vicina.
Ma le noie non sono destinate a finire vista l'apertura tra qualche mese della circonvallazione nei pressi del cimitero.
«Il Comune si deve attivare a livello di viabilità» continua il commerciante «altrimenti via Vestina sarà in continuo blocco, molto più di quanto non lo sia già».

SCUOLA: “DATECI UN ALTRO EDIFICIO O DOVREMO FERMARE LE ISCRIZIONI”

La scuola media “Ignazio Silone” di Villa Carmine è una delle strutture scolastiche più recenti a Montesilvano: due piani, una grande palestra, aule per le lezioni ordinarie e aule per le attività. Ma solo un piano è adibito a scuola media, il pian terreno è occupato dalla scuola elementare “III circolo Didattico”.
«Gli iscritti aumentano con l'aumentare della popolazione che viene a vivere in zona» afferma Carlo Frascari, Preside della scuola media «tra un paio d'anni non avremo più aule per i ragazzi, bisogna costruire un edificio nuovo per la scuola elementare».
Lo spazio per l'allargamento della scuola in realtà c'era, proprio dietro l'attuale edificio, ma sotto l'amministrazione del «Re Sole Cantagallo» il terreno è diventato magicamente edificabile per costruire delle nuove palazzine.
E la scuola media tra qualche anno dovrà fermare le iscrizioni.


 


«Se la città si espande bisogna prevedere anche i servizi. Devono iniziare a costruire il nuovo edificio» afferma il Preside.
Ma c'è anche un problema di manutenzione ordinaria: banchi vecchi, la palestra (nuova) che si allaga perché costruita sotto livello.
Questa scuola conta un 10% di iscritti tra ragazzi stranieri e di etnia rom dando vita ai problemi d'integrazione, apprendimento della lingua, dispersione scolastica. «Viviamo in un tessuto sociale disgregato, ragazzi che vivono da soli, famiglie che soffrono causando disagi che si ripercuotono nel comportamento scolastico».
Per far fronte a questo la scuola offre un servizio di psicologia (pagato dalla scuola stessa) per un periodo di 4 mesi l'anno. Quello, cioè, che può permettersi.
«Se non c'è un tessuto sociale forte la scuola ne risente. L'anno scorso abbiamo avuto tre casi di dispersione scolastica» continua il Preside «alcuni genitori non vengono ai colloqui e poche ragazze d'etnia rom arrivano alla terza media perché vengono ritirate. Nulla le riporta a scuola».
Il problema linguistico per molti dei ragazzi stranieri che arrivano (nazionalità cinese, albanese, romena ed a metà anno sono arrivati 6 ragazzi dal Kosovo ed Ex Iugoslavia) è notevole considerando che molti di loro non conoscono una sola parola d'italiano.
«Abbiamo attivato un progetto d'integrazione per i ragazzi stranieri con dei mediatori culturali che aiutano la scuola nel far apprendere la lingua italiana» spiega Lucia Fanelli, professoressa d'italiano.
Ma i mediatori mandati dal Comune collaborano a scuola solo per due ore la settimana, sono pagati male e non bastano a sopperire le difficoltà d'impatto culturale.
«I mediatori sono una necessità della scuola, è il primo servizio che va potenziato. Ci è capitato anche di dover comunicare a gesti» continua la professoressa.
Senza un buon servizio di mediazione culturale e linguistica i ragazzi che arrivano in Italia, e vanno a scuola senza saper parlare o capire la lingua, si trovano in una situazione di completo disagio e smarrimento che la scuola, da sola, non riesce ad affrontare.
A Villa Carmine tutti aspettano qualcosa…
a.g. 28/04/2008 7.59