Call center. Ugl: «devono essere stabilizzati anche gli out bound»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Stabilizzazione per tutti gli operatori dei call center, sia in-bound che out-bound (quelli che effettuano chiamate all’esterno). É l’ultima parola della Ugl- Telecomunicazioni sulla questione della trasformazione dei contratti a progetto dei lavoratori dei call center della Provincia, in primo luogo la 3G di Sulmona e la Mediaservices dell’Aquila.
Ma per la Cgil è da rivedere anche la stabilizzazione degli in bound. Intanto sette lavoratori del call center sulmonese hanno chiesto al sindacato di avviare una vertenza.
Il responso è venuto fuori dallo studio avviato qualche giorno fa dall'Ugl «per verificare se gli operatori impiegati nelle attività out-bound nei call center abruzzesi rientrino nei parametri previsti dalla legge».
Parametri messi nero su bianco dalla nuova circolare ministeriale n°8 del 31 marzo 2008, che fornisce “Nuove indicazioni in materia di stabilizzazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa”.
Secondo la proroga fissata dal D.L.48/2007, convertito dalla legge n°31 del 28 febbraio 2008, le imprese possono provvedere alla procedura di trasformazione dei rapporti di collaborazione entro il 30 settembre prossimo.

IL NODO DEGLI OUT BOUND

Il nodo principale riguarda soprattutto la posizione dei lavoratori out-bound (quelli che effettuano chiamate all'esterno), finora tenuti fuori dal processo di trasformazione perché non ritenuti co.co.pro cosiddetti genuini.
In altre parole, in base ad un criterio distintivo indicato dalla circolare 17/2006 fra attività in bound, definita come prestazione subordinata, ed attività in bound, identificata come prestazione autonoma, gli operatori out bound non svolgerebbero lavoro di tipo subordinato.
Condizione fondamentale per avviare la trasformazione dei contratti di collaborazione “mediante la stipula di contratti di lavoro subordinato”, vale a dire a tempo indeterminato (full e/o part time superiore alle 25 ore settimanali), determinato e contratto di apprendistato.
Una situazione capovolta proprio dalle indicazioni dell'ultima circolare del ministro Damiano, che non lascia scampo ad interpretazioni, come ha detto a PrimaDaNoi il segretario provinciale UGL, Piero Peretti.
«La circolare è chiara e non possiamo far finta di niente- ha spiegato Peretti. Nei call center non possono esserci lavoratori con contratto a progetto e, con la restrizione dei parametri definiti dalla legge e chiariti dalla circolare in sei punti, anche gli out bound vanno stabilizzati».
Un processo che potrà essere avviato in queste ore, con la richiesta formale di un piano di stabilizzazione a Confindustria e alle due aziende call center della Provincia, in primis la 3G di Sulmona e la Media services dell'Aquila (dove ci sono solo operatori out bound).

3G, PERETTI: «ANCHE PER GLI OUT BOUND RISCHIO SUI CONTRATTI A 12 ORE»

«Per quanto riguarda la 3G -ha continuato il segretario- il processo di stabilizzazione degli in bound è terminato con il piano di 177 assunzioni e, ora, bisognerà procedere ad un accordo analogo per gli out bound. Il rischio è lo stesso che abbiamo avuto per gli in bound. La legge finanziaria del 2007 stabiliva, infatti, come tetto minimo per la stabilizzazione le 12 ore settimanali, con la conseguenza di uno stipendio di 350 euro mensile». Una condizione da fame, come ha ammesso lo stesso segretario, «prevista, però, dalla stessa legge firmata dal governo Prodi e sottoscritta dal ministro Damiano».

E proprio sui contratti a 12 ore, la Cgil, unica sigla a non aver firmato gli accordi sindacali con l'azienda, aveva polemizzato più volte, puntando il dito sulla situazione di totale anomalia vissuta dai call center abruzzesi sul fronte stabilizzazioni.
«Il lavoro fatto dai sindacati (Cisl-Uil-Ugl)- ha aggiunto Peretti- è stato quello di garantire l'esistenza delle aziende sul territorio», aziende che con le richieste “tutto e subito” della Cgil sarebbero state destinate alla chiusura, rispedendo la 3G a Campobasso e la Mediaservices a Roma.
Ma per 30 lavoratori e più del call center sulmonese il problema dei contratti a 12 ore resta.
«Il lavoro fatto alla 3G- ha precisato il segretario provinciale -ha permesso di portare la maggior parte dei lavoratori a 30 ore, limitando il possibile il numero delle persone a 12 ore».
Per loro la soluzione è solo sperare in un aumento delle commesse, condizione per cui- ha detto Peretti- «i lavoratori con il monte ore più basso sarebbero i primi a beneficiarne, senza prendere altre unità dall'esterno».

CGIL, SCIMIA: «ANCHE SUGLI IN BOUND DISCUSSIONE DA RIAPRIRE»

Diversa la posizione assunta dalla Cgil, l'unico sindacato a non aderire agli accordi firmati nel gennaio scorso con la 3G di Sulmona.
«Siamo contenti che anche un'altra sigla sindacale sia arrivata a prendere una posizione sulla stabilizzazione degli out bound, ma la situazione era chiara sin da quando era uscita la circolare ministeriale e noi l'abbiamo messa subito all'attenzione dell'azienda».
Marilena Scimia, Responsabile Regionale Call Center per la Cgil, ha difeso la strada battuta sin dall'inizio dalla Camera Generale del Lavoro, allargando la discussione anche alla questione stabilizzazione dei lavoratori in bound.
Nei giorni scorsi l'annuncio della possibile apertura di una vertenza, dopo che sette lavoratori in bound dell'azienda sulmonese si erano rivolti al sindacato per richiedere maggiori garanzie contrattuali.
«Sulla base di una stabilizzazione con contratto a 24 mesi- ha spiegato Scimia-l'azienda tramite conciliazione ha proposto 50 euro lordi per sanare il pregresso, senza poter rivendicare nulla alla scadenza di due anni e con la possibilità di ritrovarsi anche senza lavoro».
Per questo, la Cgil, prima di aprire la vertenza sindacale vera e propria, ha avviato la richiesta di tentativo di conciliazione all'azienda e all'Ispettorato Provinciale del Lavoro, i quali avranno 60 giorni di tempo per decidere e trovare un accordo con i lavoratori.
E sulla questione 12 ore e mezzo, «se il sindacato avesse trattato di più con l'azienda- ha precisato la responsabile Cgil- il monte 12 ore non ci sarebbe stato e si avrebbe avuta qualche tutela in più per il lavoratore».
Tutele già previste nell'accordo siglato a livello nazionale tra Cgil, Cisl, Uil, Assocontact (associazione nazionale call center)e Confindustria, in base al quale per poter ricevere commesse le aziende devono avere lavoratori stabili.
Una stabilità che sembra una chimera, visto che- ci ha detto- «abbiamo da poco scoperto a L'Aquila un call center con paga a punteggio. Se raggiungi 500 punti in termini di risultati fissati dall'azienda, sei pagato; altrimenti, nemmeno un euro».
Ecco perché - ha concluso- «mi auguro che riaprire la trattativa sugli out bound, circa 200 a Sulmona, possa anche riaprire la questione sugli in bound», mettendo mano ad un nuovo tavolo di confronto con gli altri sindacati.


Angela Di Giorgio

24/04/2008 18.14