Nessun mistero su Catone, così si muove la Casta

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Nessun mistero su Catone, così si muove la Casta
MONTESILVANO. «La deroga è stata fatta per Giampiero Catone, l’onorevole Giampiero Catone». A confermarlo a PrimaDaNoi.it è direttamente il dirigente del settore II del Comune. E’ lui o non è lui? Certo che è lui. Le smentite e i documenti “ufficiali” proposti dall’entourage del deputato fresco di rinomina hanno però giocato su un cavillo che nella forma da’ ragione all’onorevole, ma nella sostanza gli da’ torto.
Catone, infatti, non si sarebbe recato personalmente all'ufficio ma la deroga gli è stata concessa tramite una richiesta avanzata dal nipote Vincenzo, consigliere al Comune di Montesilvano.
Tutta la vicenda ce l'ha ricostruita il dottor Bruno Terenzi, dirigente del II settore.
Disponibile e cortese, il responsabile si è accorto di essere finito nella bufera per quella che lui definisce «una sciocchezza».
E parte prima di tutto da quella disposizione dirigenziale che vieta di concedere deroghe «al di fuori dalla normale prassi in favore di colleghi, conoscenti, amici e parenti».
«Quella disposizione c'è», conferma Terenzi, «ma esiste anche una certa elasticità, soprattutto per venire incontro alle esigenze dei cittadini lavoratori. Quella disposizione», spiega ancora il dirigente, «è servita per tutelare i dipendenti da pressioni indebite: d'intesa con gli stessi impiegati abbiamo deciso che venisse gestita in maniera elastica perché capita spesso che una certa rigidità degli orari scontenti un po' tutti. Ci sono situazioni veramente obiettive», continua Terenzi, «e cerchiamo di essere elastici».
«La disposizione fa espresso riferimento alle pressioni di amici, parenti, conoscenti che potevano esigere un trattamento di favore e su questo divieto siamo ancora tutt'ora d'accordo».
«Concedere una deroga», sottolinea ancora il dirigente, «non significa che si autorizzano cose illegittime: si fanno semplicemente documenti e pratiche fuori l'orario canonico… se non alle 12 alle 12 e 15».

Solitamente il permesso viene rilasciato senza essere messo nero su bianco: se un cittadino arriva sull'orario di chiusura e vuole un documento lo si lascia entrare con gentilezza e cortesia, senza essere fiscali. Ma quel giorno la deroga venne messa per iscritto, perché?
«Fu una espressa richiesta della nuova responsabile dell'ufficio anagrafe», spiega ancora Terenzi, «che lavora lì da un mese o poco più e chiese, secondo me giustamente, che venisse messa per iscritto, perché la deroga è stata chiesta con una certa supponenza. Così mi riferiscono», continua, «io non ho vissuto la scena di persona ma non ho motivo di dubitare su quello che mi hanno raccontato. Proprio per trattare il signor Giampiero Catone come tutti gli altri e consentirgli di fare una pratica fuori orario, per necessità obiettive, abbiamo aperto l'ufficio il martedì pomeriggio, quando di solito siamo chiusi».
E allora perché dopo che è scoppiato il putiferio dal vostro ufficio è uscita una smentita che Catone avesse chiesto i documenti?
«Nel documento», precisa Terenzi, «c'è scritto che Giampiero Catone non ha fatto richiesta, ovvero non è venuto fisicamente. Infatti ad avanzare la richiesta di deroga è stato il nipote, Vincenzo Catone, lo stesso che dopo che è saltata fuori la notizia è venuto a chiederci che mettessimo per iscritto che lo zio non si era mai presentato qui da noi».
L'ufficio stampa di Catone ha detto che c'è un'omonimia… «Che si tratti dell'onorevole Catone è indubitabile», continua Terenzi, «che si tratti di lui lo posso giurare anche davanti ad un giudice» .

L'ARMA DELLA QUERELA PER CANCELLARE LA NOTIZIA

La deroga può capitare, non si tratta di niente di illegittimo, lo ha detto anche Terenzi.
Giampiero Catone sapeva fin da subito la verità oggettiva ma ha negato fino all'ultimo.
Ha mandato in avanscoperta il suo avvocato Massimo Galasso che ha minacciato di querelare PrimaDaNoi.it e ci ha richiesto di cancellare definitivamente quell'articolo «volto a denigrare» la sua persona, dimostrando per l'ennesima volta di voler intimorire e imbavagliare la stampa.
Ha messo in dubbio la professionalità del giornalista «che doveva verificare la notizia» e ha giocato con il sofisma “non è mai andato in Comune”.
L'onorevole ha mandato avanti anche il suo entourage pronto a giurare e spergiurare che il neo eletto quel giorno era a Roma e che non ha nessuna intenzione di trasferirsi a Montesilvano.
E' stata montata ad arte la polemica politica che se da un lato voleva disegnare il consigliere Odoardi come “il cattivo comunista”, dall'altro lato screditava Pdn come quel quotidiano sempre pronto a scrivere verità infondatamente sull'onorevole.

Alessandra Lotti 19/04/2008 11.06

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