Errori medici: ecco le procedure per evitarli

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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COSA SUCCEDE IN SALA OPERATORIA. PESCARA. «Un errore in sala operatoria? Dal punto di vista organizzativo lo potrei escludere quasi al 100%, anche se l'imponderabile è sempre in agguato». Secondo la Asl di Pescara ogni intervento è preparato meticolosamente e vi sono procedure standard da seguire. Gli errori sono limitati al massimo, le "improvvisazioni" sono praticamente escluse a priori. Questa è la prassi.
COSA SUCCEDE IN SALA OPERATORIA. PESCARA. «Un errore in sala operatoria? Dal punto di vista organizzativo lo potrei escludere quasi al 100%, anche se l'imponderabile è sempre in agguato».
Secondo la Asl di Pescara ogni intervento è preparato meticolosamente e vi sono procedure standard da seguire. Gli errori sono limitati al massimo, le "improvvisazioni" sono praticamente escluse a priori. Questa è la prassi.La dottoressa Mirella Scimia, responsabile dell'ufficio per la gestione del rischio clinico della Asl torna oggi a spiegare meglio cosa accade nelle sale operatorie.
Non si smorza infatti l'eco sulle indagini che vede due medici di chirurgia 1 dell'ospedale di Pescara accusati di aver coperto presunti errori medici attraverso la falsificazione dei verbali e l'asportazione di un rene non registrato nelle relazioni e nelle cartelle cliniche.
Un caso che andrà avanti con l'esumazione del corpo della donna di 74 anni deceduta a gennaio 2007 mentre il personale medico delle tre equipe continua a sfilare in procura davanti al pm Gennaro Varone.
«Nelle 18 sale operatorie dell'Ospedale di Pescara», spiega Scimia a PrimaDaNoi.it, «abbiamo messo in atto controlli incrociati che dovrebbero portare allo zero assoluto il rischio che qualche garza o qualche ferro rimanga nell'addome del paziente appena operato».
«E' un fenomeno che seguiamo da vicino, proprio per dare fiducia ai cittadini che si rivolgono a noi – spiega la dottoressa Scimìa - nelle Sale operatorie esistono kit di colore diverso per identificare il materiale per questo o quell'intervento. C'è poi questo registro che guida passo passo gli operatori, dall'infermiere al chirurgo».
Il librone racchiude le schede analitiche da riempire e controllare ad ogni intervento chirurgico.
Il kit verde contiene – per esempio - tutto l'occorrente per un intervento di appendicite, il rosso è per una colecisti e così via.
All'inizio della seduta operatoria, la Caposala apre il kit verde che deve contenere 15 pezzi: 3 ferri, 5 aghi e 7 garze (lo stesso avviene per ogni altro intervento, con numero di pezzi predefinito e conosciuto).
Prima operazione in doppio con un infermiere: controllare se il numero indicato è quello presente e annotare l'operazione.
In carico ci sono 15 pezzi.
Alla fine dell'intervento, la casella “usato” segna che ne sono stati utilizzati 12: sulla casella “residuo” bisogna annotare 3 dopo aver contato i tre pezzi avanzati.
Se i conti non tornano e manca una garza o un ferro o un ago, si procede ad una nuova conta ed alla ricerca.
Si segnala il fatto e si tenta il recupero in sito: ispezione dell'area operata, eventuale radiografia (i ferri sono radio-opachi e le garze contengono un filo che le fa identificare) e registrazione dell'accaduto sul registro.
Il tutto per ovviare a qualche dimenticanza e per rendere ripetibile con certezza tutte le operazioni. Poi, a campione, questo Registro viene controllato periodicamente.
«Abbiamo 11 sale chirurgiche generali, 2 per Oculistica, 2 per Neurochirurgia, 3 per Ostetricia – continua la dottoressa Scimìa – e come si vede l'attività di controllo è intensa e continua. Non so se riusciamo così ad evitare gli errori. Certo siamo impegnati a tutti i livelli per aumentare la sicurezza».
I reparti più a rischio di denunce?
«Ortopedia ed Oculistica, come si può facilmente capire. Pensiamo alle fratture multiple, ai problemi della mano o del piede. Il malato giustamente vorrebbe tornare come prima, basta una leggera difficoltà di movimento e scatta la richiesta di risarcimento. Il limite tra errore e miracolo è molto labile. Così per Oculistica. Seguono poi Chirurgia generale, Pronto Soccorso, Neurochirurgia, Medicina. Diciamo che le denunce aumentano più per una sindrome “americana” di affidarsi ad un legale per chiedere soldi che per una obbiettiva incapacità degli operatori. Qui ci sono buoni professionisti e la medicina non è una scienza matematica – conclude la dottoressa – certo l'Ospedale soffre in questo momento per gli organici, ma va avanti con il sacrificio di tutti. E ricordiamo sempre che un evento avverso (così tecnicamente si definiscono gli errori) si verifica sempre di più nelle strutture e negli interventi complessi. Nei piccoli ospedali non troviamo errori in Rianimazione o in Neurochirurgia perché questi reparti non ci sono. Quindi paradossalmente più errori, nei limiti delle statistiche nazionali, significano ospedale migliore e più attrezzato».

Sebastiano Calella 17/04/2008 10.46