Rene sparito, le indagini proseguono, i sindacati sparano a zero contro tutti

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

2054

PESCARA. Le indagini per accertare le cause del decesso della donna di 74 anni malata di tumore all'intestino vanno avanti. La figlia della vittima questa mattina ha partecipato alla trasmissione di Canale 5 “Mattino 5”: «ho parlato con lei fino all'ultimo giorno». E intanto i sindacati della medicina pubblica annunciano querele a tutela della loro onorabilità. LA RIVOLTA DEI MEDICI CONTRO INVESTIGATORI E GIORNALISTI


PESCARA. Le indagini per accertare le cause del decesso della donna di 74 anni malata di tumore all'intestino vanno avanti. La figlia della vittima questa mattina ha partecipato alla trasmissione di Canale 5 “Mattino 5”: «ho parlato con lei fino all'ultimo giorno». E intanto i sindacati della medicina pubblica annunciano querele a tutela della loro onorabilità.


LA RIVOLTA DEI MEDICI CONTRO INVESTIGATORI E GIORNALISTI


La Procura lavora a ritmo serrato, continuano gli interrogatori di chi potrebbe aver visto cosa è successo in sala operatoria.
Intanto si è messo in ferie il secondo medico entrato nell'inchiesta e indagato per omicidio colposo e falso in atto pubblico. Si tratta di Franco Ciarelli, chirurgo che avrebbe materialmente eseguito insieme a Basile il 6 dicembre 2006 il terzo intervento chirurgico sulla donna, quello dove ci fu la presunta asportazione del rene.
In queste ore gli inquirenti stanno analizzando le intercettazioni telefoniche rilevate tra i due, telefonate fatte mentre il dottor Basile era ai domiciliari.
Mossa che non era piaciuta alla Procura, tanto che il gip De Ninis aveva deciso di inasprire la misura cautelare e portare Basile in carcere. Ma dopo appena poche ore l'uomo è tornato ai domiciliari.
Ad una settimana dall'arresto trapela anche la notizia che il cadavere della donna potrebbe essere riesumato per svolgere ulteriori esami.
In queste ore si scopre, inoltre, che c'è anche un secondo fascicolo aperto contro il medico Basile. La storia risalirebbe al 2005 quando ad un paziente venne asportata per sbaglio la milza. Proprio la vicenda della donna avrebbe convinto i vecchi pazienti a farsi avanti e raccontare la propria versione dei fatti e verificarli.
Questa mattina alla trasmissione "Mattino 5" la figlia della donna, Anna De Simio, è andata a parlare della sua vicenda. La donna è certa che il rene sia stato espiantato «per nascondere un errore».
«Ora è psicosi all'ospedale», ha spiegato la donna, «e pare che siano saltati fuori altri casi sospetti. A me dispiace e non avevo alcuna intenzione di criminalizzare alcuno».
E poi la figlia ha ricordato gli ultimi giorni di vita di sua madre: «non capivo quel suo calvario. Si sentiva male e mi chiedeva di aiutarla a vivere. Ho parlato con lei fino all'ultimo giorno. Lei voleva vivere», ha detto ancora.
E il dispiacere più grande è per le ultime ore di vita della mamma: «aveva sentito qualcuno dire ad alta voce che non sarebbe arrivata a sera perché aveva la febbre alta. Questo mi dispiace molto».
Poi la donna ha rivolto un ultimo appello: «spero che cose del genere non si ripetano e la mia denuncia è stata presentata anche per questo motivo. Vorrei più attenzione perché affidiamo i nostri cari ai medici per farli stare bene».

11/04/2008 9.47

[pagebreak]

LA RIVOLTA DEI MEDICI CONTRO INVESTIGATORI E GIORNALISTI

ABRUZZO. Le sigle professionali e sindacali della medicina pubblica e universitaria contro tutti: procura, polizia giudiziaria e giornalisti «per l'inaccettabile aggressione che ha investito
l'Ospedale di Pescara ed i medici che in esso operano con competenza e abnegazione nell'interesse della salute dei cittadini».
Dopo l'arresto del medico Marco Basile accusato di omicidio colposo, falso ideologico in atto pubblico e sottrazione di atto pubblico le associazioni di categoria Aaroi, Acoi, Acra, Anaao-Assomed, Cgil-Medici, Cimo-Asmd sparano a zero contro tutti, (Basile escluso) e hanno dato mandato a un legale per tutelare il lavoro medico aggredito «per incultura e spregiudicatezza»
«L'esagitata esposizione mediatica offerta dai TG nazionali ai grandi quotidiani fino alla stampa locale - si afferma in una nota - colpisce indiscriminatamente, senza giudizio e con
evidenti profili diffamatori, la serietà, la professionalità ed il grande e proficuo lavoro dei medici innanzitutto della Chirurgia 1, ma anche di tutti quelli a lavoro presso l'Ospedale Civile di Pescara».
Le associazioni si chiedono «quale straordinaria emergenza ha imposto alle autorità demandate alle indagini l'indizione di una conferenza stampa per comunicare che sono in corso
accertamenti per un caso di presunta colpa medica, come se si stesse sgominando una banda di pericolosi terroristi».
I medici chiedono che le Istituzioni sanitarie «assumano fino in fondo le proprie responsabilità, senza timidezze né timori, difendendo l'operato dei medici e l'intensa attività dell'Ospedale di Pescara dalle violente aggressioni di questi giorni invitando l'informazione a distinguere il caso specifico, le cui vicende sono tutte da accertare, dal grande lavoro che viene reso nell'interesse dei cittadini e della sanità pubblica».


Le colpe, ove esse ci fossero, sono personali e di certo non dell'intera categoria, questo è chiaro.
Sconcerta la presa di posizione dei sindacati medici che non si augurano però che tutto venga al più presto chiarito, nel bene o nel male, proprio per tutelare la loro attività o isolare chi non può avere più i titoli per collaborare con i professionisti che valgono.
I giornali devono garantire il più importante strumento per una democrazia che si chiama “diritto di cronaca” che per sfortuna dei sindacati medici non funziona a intermittenza.
La polizia, invece, indice conferenze stampa ogni volta che vi siano notizie rilevanti e che devono essere conosciute dall'opinione pubblica: dall'extracomunitario indagato per spaccio, al professionista indagato per omicidio colposo, falso ideologico in atto pubblico e sottrazione di atto pubblico.
Il caso in esame non ci pare il più trascurabile. La conferenza stampa non ha comunicato semplicemente l'esistenza di indagini ma l'arresto di un medico che opera in una struttura pubblica. I fatti ipotizzati non sembrano né marginali né trascurabili.
Nessuno fa «processi mediatici», come sostenuto da più parti. Il silenzio e l'omertà che la Procura sostiene di aver incontrato all'ospedale civile probabilmente è un cancro ben peggiore.
I sindacati dovrebbero riservare una nota anche per questo e invitare tutti a collaborare. Dovrebbero innanzitutto conoscere e sapere come sono andate effettivamente le cose (e non possono saperlo perché c'è ancora il segreto investigativo) e per questo astenersi da esternazioni preoccupanti e fuori luogo che lasciano intravedere sullo sfondo l'interesse di casta…

a.b.

11/04/2008 10.18