Sequestrata una cava a Lanciano: «è troppo vicina al Sangro»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Sequestrata una cava a Lanciano: «è troppo vicina al Sangro»
LANCIANO. Il personale dei comandi Stazione Forestale di Ortona e Lanciano ha sequestrato ieri un terreno privato e segnalato alla Procura della Repubblica di Lanciano C. E., sessantatreenne cavatore di Atessa, ed S. C., cinquantacinquenne di Roma, titolare della società proprietaria dei terreni, per apertura abusiva di una cava di ghiaia in località Case Napolitano.

Agli indagati i Forestali contestano la violazione, in concorso tra di loro, del vincolo paesaggistico, aggravata dalla presenza del S.I.C. – Sito di Importanza Comunitaria denominato "Bosco di Mozzagrogna e Sangro", catalogabile come area protetta secondo la giurisprudenza, oltre alla mancata osservanza delle distanze minime da strade ed elettrodotti.
Infatti le indagini, partite alla fine di marzo da un controllo lungo le sponde del Fiume Sangro, hanno evidenziato lo sfruttamento abusivo di un'area di circa 8.000 m2, con una distanza minima del fronte di scavo di 50 m dal fiume ed una profondità media di escavazione di circa 4 metri.
Oltre tutto, non sarebbero state rispettate neanche le distanze minime previste dalla normativa nazionale sulle cave del 1959: né dalla strada interpoderale "del Sangro" (da 3 a 5 metri anziché 20), né da un traliccio di un elettrodotto a media tensione (3 metri anziché 20).
Al momento del sopralluogo il cantiere, seppur inattivo e con un cartello riportante gli estremi di un'autorizzazione della Regione Abruzzo, aveva insospettito i Forestali per la vicinanza al fiume Sangro. Infatti, dai rilievi satellitari GPS, effettuati per localizzare con esattezza il sito estrattivo, e dalle fotografie realizzate appositamente, si è potuto accertare che la cava di ghiaia, del tipo a fossa, è stata realizzata senza autorizzazione su terreni privati di proprietà di una società romana; che il cartello presente all'ingresso del cantiere riportava gli estremi di un'autorizzazione destinata ad un'altra area, separata da quella oggetto di sfruttamento abusivo e parzialmente interessata solo da lavori di rimozione del terreno vegetale.
Infine è stato riscontrato che l'area utilizzata abusivamente è sottoposta a rigorosi vincoli ambientali quali: il Sito d'Interesse Comunitario "Bosco di Mozzagrogna e Sangro", il vincolo paesaggistico (di cui all'art.142, comma 1, lett. c, del D.Lgs. n. 42/2004) e la Zona A1 "a conservazione integrale" dei Piani Regionali Paesistici dell'Abruzzo.
Quindi, per interrompere l'attività illecita i Forestali, ritornati sul posto, seppur rinvenendo il cantiere inattivo, hanno sequestrato a fini preventivi la cava abusiva mettendola a disposizione della Magistratura.
«Il responsabile», ha dichiarato il Comandante Provinciale del Corpo Forestale dello Stato, «benché abbia evidenziato l'estraneità alla vicenda da parte della società romana proprietaria dei terreni, non ha presentato alcun atto a favore di tale ipotesi».

10/04/2008 9.28