Rene sparito:gli indagati sono solo due (per ora)

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Ha creato scompiglio e disorientamento la serie di colpi di scena andati in onda ieri pomeriggio sul caso Basile, il medico accusato di reati che vanno dal falso, sottrazione di atto pubblico e omicidio colposo. MALASANITÀ, GUAI IN VISTA PER ALTRI DUE MEDICI ABRUZZESI
La procura sospetta errori nelle tre operazioni subite da una signora di 74 anni operata all'intestino per un tumore. Errori che sarebbero stati coperti falsificando i verbali delle operazioni stesse e asportando (in che modo non è ancora chiaro) il rene sinistro della paziente in seguito morta per insufficienza renale.
Il colpo di scena è avvenuto con l'aggravamento delle misure cautelari per il chirurgo del reparto di chirurgia 1 passate dagli arresti domiciliari al carcere. Decisione improvvisa e presa nell'immediatezza dell'interrogatorio di garanzia.
La volante della polizia lo ha prelevato da casa alla 15.30 ed è stato portato al carcere di San Donato dribblando giornalisti e troupe televisive.
Il gip, De Ninis, avrebbe deciso avendo constatato una violazione degli obblighi che sono in capo al ristretto agli arresti domiciliari.
Infatti il medico avrebbe telefonato in ospedale ad un suo collega. Una violazione molto grave tanto da giustificare il carcere.
Chi è agli arresti, infatti, ha l'obbligo di non comunicare con l'esterno per nessun motivo. Può parlare con i familiari più stretti e con il proprio difensore. E basta. Vietate le email o altre forme che tendono a infrangere l'isolamento.
Perché Basile ha telefonato in ospedale?
Perché correre un rischio così grande dopo essere finito nell'occhio del ciclone?
Per il momento è impossibile dirlo.
Le indagini proseguono frenetiche mentre la situazione sarebbe in evoluzione.
Gli inquirenti probabilmente si attendono una svolta anche se i 16 medici e infermieri che hanno lavorato a stretto contatto con Basile non lasciano trapelare niente. Dopo l'interrogatorio in carcere durato due ore però il gip con l'ennesimo colpo di scena ha deciso ancora per gli arresti domiciliari.
«E' tutto chiarito», ha detto il difensore di Basile.
Quali assicurazioni sono state fornite al giudice affinchè altre plateali violazioni degli arresti domiciliari non si verifichino più?
La notizia certa è che il collega di Basile che ha parlato con lui è al momento indagato.
Ieri pomeriggio la squadra mobile si è recata al nosocomio per portarlo in questura e anche lui ha dovuto rispondere alla solita sequela di domande che ormai sta investendo l'intero reparto. Cosa è successo veramente?
Ormai all'ospedale civile da qualche giorno non si respira più la stessa aria e i medici sono in subbuglio.
Gli indagati al momento però sono soltanto due: questo significa che gli avvisi di garanzia emessi dalla procura sono due ma è chiaro che le persone sotto osservazione sono molte di più.
Persone che lavorano nel reparto e che hanno fatto parte delle tre equipe operatorie e che secondo la procura «non possono non sapere».
C'è poi il filone del rene ritrovato nel reparto di necroscopia in un barattolo di formalina. Per quello qualcuno dovrà dare spiegazioni sulla sua esistenza.
09/04/2008 10.10

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MALASANITÀ, GUAI IN VISTA PER ALTRI DUE MEDICI ABRUZZESI

ABRUZZO. Un medico della Asl Avezzano-Sulmona è stato rinviato a giudizio per omissione di atti d'ufficio. Si tratta di Enrico De Prisco, all'epoca dei fatti in servizio come guardia medica al distretto sanitario di Pescasseroli.
La vicenda risale all'agosto del 2004 quando da Pescasseroli giunse al 118 una richiesta di soccorso per il soffocamento del piccolo Cesidio Di Pirro che di li' a poco morì.
De Prisco, come risultato dai tabulati della telefonata intercorsa tra lui e la centrale del 118, si rifiuto' per tre volte di intervenire costringendo i volontari del soccorso di Pescasseroli a giungere sul posto con l'ambulanza ma senza medico a bordo.
Il gup del tribunale di Sulmona, Massimo De Cesare, lo ha rinviato a giudizio fissando il processo al 3 giugno prossimo. Guai in vista, come riportato sul Messaggero di oggi, anche per Alfonso Mascitelli, candidato al Senato per l'Italia dei Valori e medico di professione. Per lui il processo comincerà il prossimo 4 giugno a Penne per «non aver valutato correttamente la sintomatologia accusata dalla paziente nei giorni successivi all'intervento» di polipectomia

SANITA': «320.000 ERRORI L'ANNO»

Gli errori in ospedale possono coinvolgere fino a 320mila persone ogni anno. Tra le cause principali, sbagli di trascrizione e scrittura illeggibile. Gli effetti più rischiosi, un errore nel dosaggio, nella prescrizione, nella somministrazione di un farmaco.
L'ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), che ha promosso una campagna nazionale per la prevenzione dell'errore in ospedale, ha analizzato questi dati confrontandoli con quelli ufficiali di Eurisko, di PIT Salute 2007 e del proprio database.
Tra gli errori più frequenti, ci sono quelli di trascrizione della terapia, che sono alla base della maggior parte degli sbagli.
Dei 320.000 pazienti coinvolti negli errori, sono 12.000 l'anno quelli che intentano causa contro gli ospedali. Le richieste di risarcimento pendenti ammontano a 2,5 miliardi di euro, mentre i costi annui per il prolungamento delle degenze per errori sono di 260 milioni, tutte spese che aggravano i già difficili bilanci delle strutture ospedaliere.
E' l'ortopedia (17,9%) a guidare la classifica delle specialità in cui si commettono più errori.
Seguono l'oncologia (12,1%), la chirurgia generale (9,5%), ginecologia e ostetricia (6,9%), odontoiatria (5,5%), oculistica (5,4%), neurologia (4,0%) e pronto soccorso (3,6%).
Cardiologia e cardiochirurgia si attestano solo al 3,5%. Gli errori avvengono più spesso durante un intervento chirurgico (66%), nella preparazione della diagnosi (28%), durante la riabilitazione di un paziente (4%), e durante la terapia farmacologica (2%).

09/04/2008 16.52