Contestato un corso per ingegneri sul Fotovoltaico

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Contestato un corso per ingegneri sul Fotovoltaico
CHIETI. 500 euro per tre giornate di studio: «si poteva risparmiare comprando libri tecnici», contestano alcuni partecipanti.
Cinquecento euro per un corso - giudicato quasi inutile da alcuni partecipanti - su “Progettazione fotovoltaica e nuovo conto energia” che si è tenuto a Chieti, con il patrocinio dell'Ordine degli ingegneri.
Circa quaranta gli iscritti che si sono ritrovati il 3, 4 e 5 aprile nella sede della Ia.ri.fo., in zona Tre Pini a Chieti e che al temine hanno ricevuto l'attestato di frequenza.
Qualcosa però non è andato nel verso giusto, perché ci sono state diverse lamentele.
«Mi chiedo perché l'Ordine mi ha fatto spendere 500 euro, quando poteva darmi indicazioni e con pochi libri e una spesa di 90-100 euro mi potevo arricchire professionalmente seguendo spiegazioni anche più chiare di quelle che ci sono state al corso», si lamenta un corsista che preferisce rimanere anonimo. Ma a fronte dell'iscrizione costata un milione delle vecchie lire, cosa avete avuto?
«Il materiale didattico non era un granché: i diagrammi che dovevano essere a colori erano in bianco e nero, le slide erano messe alla rinfusa e il materiale pubblicitario allegato era del tutto inutile, visto che è visibile su internet. Anche il Cd della Ises Italia con le dispense presentava dei problemi: mancavano alcune slide di power point e molti sono stati costretti a chiedere integrazioni, scaricandole con la chiave usb dal pc del docente».
Però il corso era interessante, se vi siete iscritti in quasi 40… «Sulla carta sì, ma il programma non è stato rispettato in maniera integrale – continua l'ingegnere deluso - e i docenti non sembravano tutti entusiasti. Uno preparato sull'argomento aveva voglia di finire in tempo. Un altro ingegnere che si è prestato a fare la lezione ha solo letto le slide e le ha commentate poco. Soprattutto è mancata la spiegazione di un esempio pratico di progettazione dall'inizio alla fine. E allora a che è servito questo corso? Era meglio leggersi qualcosa a casa, privatamente».
Ma le lamentele non finiscono qui: sembra che anche la pausa pranzo in realtà fosse solo un coffee break (come peraltro si leggeva nella scheda di iscrizione rintracciabile su internet), tanto che chi aveva voglia di mangiare si è arrangiato fuori.
Della vicenda ne abbiamo parlato anche con l'ingegner Antonino Di Carlantonio, presidente dell'Ordine: ma è vero che un attestato di frequenza è stato consegnato anche a lei, pur avendo frequentato il corso solo al momento dell'inaugurazione?
«Lo escludo. Mi sembra un pettegolezzo. Mi sorprendono queste voci di malcontento perché l'Ises Italia di Roma, come si può vedere anche su internet, è una delle maggiori società del settore – spiega il presidente – e si è affidata ad un Ente certificato di Chieti, lo Iarifo, altrettanto valido. L'Ordine ha dato solo il suo patrocinio, come avviene per altri corsi, considerando la serietà degli organizzatori. Abbiamo inviato una circolare agli iscritti, i quali poi si sono collegati direttamente all'Ises Italia per l'iscrizione. Io ho avuto il piacere di dare un saluto ai partecipanti e il mio ruolo è finito lì. Per onestà e completezza debbo però dire che mi sono informato e alcuni partecipanti sono rimasti invece soddisfatti. Le lamentele potrebbero derivare dalle aspettative eccessive che si possono creare negli ingegneri giovani».
Dunque corso assolto dall'Ordine e bocciato da alcuni partecipanti. Ma il problema dei corsi di questo tipo non interessa solo gli ingegneri. Dopo una serie di vicende in cui la speranza dei giovani viene utilizzata per fare cassa, non guasterebbe un controllo di qualità da parte degli Ordini professionali sia per queste iniziative “professionalizzanti” sia per i corsi obbligatori di aggiornamento, quelli dei crediti.
Sebastiano Calella
09/04/2008 10.13