Prostituzione cinese, un arresto ma si cerca "la mente"

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Potrebbe essere l’ultima ramificazione di una holding della prostituzione quella scoperta oggi dalla squadra mobile di Pescara in via Antinori, nei pressi del porto turistico.
Le indagini vanno avanti da qualche mese ma negli ultimi giorni è stata necessaria una accelerazione perché pare che le responsabili stessero per trasferirsi.
Così la polizia ha fatto irruzione in una casa di appuntamenti di via Antinori dove operava la donna cinese: la centralinista.
L'accusa è di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Li Dong, di 44 anni, gestiva solo i clienti senza prostituirsi. Circa una ventina al giorno.
Le ragazze impiegate in questa e altre case sono irregolari, di eta' compresa tra i 20 e i 30 anni e tutte consenzienti.
La centralinista smistava i clienti e metteva in agenda gli appuntamenti per le ragazze che si dedicavano al meretricio, spesso venivano da fuori città, reclutate chissà come e cambiate almeno una volta a settimana per garantire offerta sempre nuova.
Sembra che il servizio funzionasse bene: i clienti telefonavano grazie alle inserzioni che apparivano puntualmente sui giornali locali.
«Giovane cinese offresi per massaggio, cell…», oppure «cinese, 20 anni, brava massaggiatrice, cell….». Nessun indirizzo, nessun dettaglio ma un messaggio chiaro a chi se ne intende.
Dal 1° giugno la Squadra mobile proprio partendo da uno di questi annunci ha cominciato a monitorare il settore.
Arrivare a quella che sembra l'ultimo anello di una organizzazione è stato semplice: una telefonata di un finto cliente per capire chi e dove.
Una volta accertato che il numero di telefono apparteneva a chi smistava sono partite le intercettazioni.
Gli inquirenti, non senza difficoltà, hanno ascoltato e monitorato l'intensa attività economica, molto redditizia.
E proprio per la grande velocità di sostituzione delle prostitute si è pensato ad una unica mente che riesce a mettere “in rotazione” la “manodopera”.
E tutto porta a Prato, tutto farebbe pensare che il centro pensante sia lì.
Già l'anno scorso, infatti, la polizia di Pescara riuscì a fermare una banda organizzata che “lavorava” allo stesso modo in appartamenti dislocati in città.
Il sistema era il medesimo: una centralinista di fiducia selezionava i clienti e le ragazze cinesi ricevevano in appartamenti in vari punti della città.
Anche in quel caso Prato sembrava la fonte del traffico.
Il dirigente della Squadra mobile Nicola Zupo questa mattina in conferenza stampa ha parlato «di un grande ricambio di prostitute» e di difficoltà delle indagini per la omertà che si riscontra di frequente tra le donne cinesi.
Le indagini continuano.
«Siamo sicuri che un enorme flusso di denaro finisca direttamente in Cina dirottato su conti bancari del posto», ha detto il responsabile della sezione omicidi e prostituzione Guido Camerano.

«GLI ITALIANI ORMAI FUORI DALLA PROSTITUZIONE»

Prostituzione: un settore sempre fiorente nel quale però gli italiani sono stati spodestati (anche qui) dagli stranieri
E' questo il quadro che emerge dall'esperienza locale degli investigatori che in anni di attività hanno potuto constatare che dietro la prostituzione e lo sfruttamento vi siano sempre stranieri.
Ed ogni etnia ha le sue tradizioni e le sue metodologie nel delinquere.
«Le nigeriane per esempio», ha spiegato Zupo, «lavorano sempre in strada e vengono sfruttate sempre da connazionali. Preferiscono la strada perché si guadagna in visibilità e l'idea imprenditoriale è quella classica. In casa e per strada invece ci sono le ragazze dell'est che dalle nostre risultanze sono sfruttate sempre da albanesi o rumeni. Per le cinesi invece il lavoro si svolge sempre tra la discrezione di un appartamento con metodologie che sono sempre uguali pur non trovandoci in presenza di gruppi criminali contigui. Dietro la prostituzione cinese ci sono sempre i cinesi e tutto parte dagli annunci».
Insomma la prostituzione per monitorare il fenomeno dell'immigrazione e le loro ramificazioni criminali.
Sta di fatto che almeno nel Pescarese gli italiani che, prima dell'arrivo degli stranieri- gestivano questo settore da sempre redditizio, oggi non ci sono più, costretti ad inventarsi qualcos'altro. Magari un lavoro onesto.

a.b. 08/04/2008 11.57

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