Ex Borsini di Sulmona, la Gea presenta un piano industriale in progress

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Numeri tirati con le pinze quelli presentati nella conferenza stampa di sabato mattina per illustrare il piano industriale dell’abruzzese Gea spa sull’ex Borsini di Sulmona, il farmachimico chiuso nel 1981 e poi dismesso. Quaranta i lavoratori da assumere nei primi due anni per produrre easy off, dispositivi di elettronica per il risparmio energetico.
Qualche giorno fa l'annuncio dell'operazione di rilancio, con la firma dell'atto di compravendita tra la teramana Gea spa, azienda che opera nel settore dell'elettronica, e il Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Sulmona, proprietario dell'immobile dell'ex Borsini, chiuso ormai da 28 anni.
La conferenza stampa avrebbe dovuto dare qualche elemento in più sull'attività industriale che dovrebbe partire nel sito, come aveva auspicato il dispiegamento in pompa magna di rappresentanti istituzionali e vertici Gea.
Erano presenti il presidente del Consorzio, Silvana D'Alessandro, gli assessori provinciali al lavoro, Ermanno Giorgi, e alle politiche sociali e turismo, Teresa Nannarone, l'assessore regionale alle Attività Produttive, Valentina Bianchi, il vice commissario del comune di Sulmona, Giovanni Masciocchi, Francesco Giorgi in rappresentanza di Confindustria, e poi il presidente Gea, Antonio Gabriele. Tra i sindacati solo Uil e Cisl, grande assente la Cgil, in polemica (pare) proprio sui punti tutti ancora da chiarire del piano industriale.
Cosa diventerà, dunque, l'ex Borsini, ci sarà produzione oppure no, cosa si produrrà, e soprattutto, quanti lavoratori saranno impiegati: è stato il pressing dei giornalisti per quasi tutta la conferenza, durata all'incirca un'ora e mezza, in un ping pong di domande e mezze risposte. Per il resto, grande enfasi sull'operazione e poca voglia di dare spiegazioni su questioni scomode.

IL PIANO IN PROGRESS

Esordio entusiasta di Silvana D'Alessandro, presidente del Consorzio, che ha parlato di «un'operazione intelligente di cui andare fieri», poi parola alla stampa. Sotto i riflettori, naturalmente, il giovane presidente Gea, Antonio Gabriele. E sono state proprio le sue risposte brevi, stizzite, e con poche cifre in tasca a far scaldare il clima.
«La forza della nostra azienda è quella di essere brand, di fare prodotti per noi con la nostra marca», ha spiegato l'imprenditore, rimanendo decisamente sulle sue. Poi, solo dopo essere stato messo all'angolo dai giornalisti, ha concesso qualche spunto sul piano industriale: «il contratto di programma Gea è indirizzato ad un'unità produttiva che andavamo cercando, -ha detto seccamente-e che abbiamo definito e identificato con quest'area, perché ritenuta idonea alle nostre esigenze». Altra domanda e altra risposta: «sarà un'unità produttiva, perché la nostra esigenza adesso è produrre per aumentare la nostra capacità produttiva».
E seguendo nello stile domanda e risposta, le altre parti di un puzzle comunque incompleto: «produrremo dispositivi di elettronica da installare per il risparmio energetico», cosiddetti easy off, un mercato che per l'azienda conta 85mila pezzi, prodotti in parte a Teramo, in parte da terziari. Dopo un altro mach con i giornalisti ha aggiunto, poi, che «nei prossimi mesi sarà avviata la ristrutturazione del capannone», risistemato solo all'esterno dallo stesso Consorzio, mentre per la partenza dell'attività produttiva si dovrà, forse, attendere l'inizio del prossimo anno. Per quanto riguarda i lavoratori, quaranta le persone (assunti, riassorbimento cassa integrati?) che dovrebbero entrare a regime nei primi due anni.
Insomma, un faccia a faccia a muso duro che ha indispettito lo stesso imprenditore, pronto a difendere la sua azienda a suon di numeri (questa volta ben chiari): «siamo il 3,6% del mercato nazionale e in soli 5 anni, siamo passati da 8 a 42 dipendenti, partendo da un fatturato di 6milioni di euro ai 50milioni attuali».
Poi, la difesa a spada tratta dei rappresentanti politici, soprattutto quando qualcuno dei giornalisti ha sollevato dubbi sull'operazione di svendita del sito.
«Nessuna svendita, tutto è stato fatto nel rispetto delle leggi», ha risposto prontamente l'assessore Valentina Bianchi, sottolineando l'importanza del lavoro tecnico svolto dal Consorzio e la svolta simbolica dell'operazione.
«Il valore è stato approvato in bilancio dall'intero consiglio d'amministrazione», ha ribadito la D'Alessandro, zittendo chi aveva tirato in ballo il voto contrario di un consigliere. Alla fine, gli assessori Giorgi e Nannarone hanno cercato di smorzare i toni, così come ha fatto Roberto Di Pardo (UIL), unico tra i sindacati a prendere la parola e a tendere una mano alla Gea.

Angela Di Giorgio
07/04/2008 8.43