Il vino d'Italia tra metanolo e biologico: polemica durante il Vinitaly

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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VINITALY. Sta facendo discutere proprio in questi giorni anche a Verona, dove è in corso la rassegna del Vinitaly, l'inchiesta dell'Espresso sui vini al metanolo. Una industria parallela di sostanze tossiche, cantine a cui vengono poste i sigilli perché pericolosissime. E intanto anche una buona notizia: l'Italia è leader dei vigneti biologici.
L'inchiesta si occupa soprattutto di aziende che con il vero vino, quello che ci rende famosi nel mondo, hanno ben poco a che vedere. Aziende di cui ci sarebbe poco da andare orgogliosi. E così ciclicamente il nostro Paese deve fare i conti con gli scandali del vino, dagli anni '80 ad oggi, e le relative ripercussioni sui mercati.
Il settimanale parla di una «miscela tossica» con la quale, in tutta Italia, sarebbero state confezionate «quantità mostruose di vino. Gli inquirenti ritengono che si tratti di almeno 700 mila ettolitri: sì, 70 milioni di litri messi in vendita nei negozi e nei supermercati come vino a basso costo anche dai marchi più pubblicizzati del settore. Un distillato criminale che ha riempito circa 40 milioni di bottiglie, fiaschi e confezioni di tetrapack d'ogni volume, offerte a un prezzo modestissimo: da 70 centesimi a 2 euro al litro».
Nomi non se ne fanno, pare che sia impossibile risalire alle ditte incriminate. Ma sarebbero 20 le aziende sotto controllo: «otto si trovano al Nord», scrive l'Espresso, «in provincia di Brescia, Cuneo, Alessandria, Bologna, Modena, Verona, Perugia. Il resto invece è sparso tra Puglia e Sicilia». Numeri elevati, così come i rischi di un settore che il giornale ribatte "Velenitaly".
E non manca nemmeno la malavita organizzata che si inserisce nel mercato: «pochi giorni fa», si legge ancora nell'articolo, «il magistrato ha sequestrato i due stabilimenti» in Puglia. «Gli investigatori sono convinti che i titolari siano solo dei prestanome. Dietro di loro, in realtà, ci sarebbero gli investimenti della Sacra corona unita, il nucleo storico della mafia pugliese».

IN ABRUZZO 12% BIOLOGICO ITALIANO

E intanto proprio oggi la Coldiretti fa sapere che l'Italia è «leader in Europa nei vigneti biologici, con una superficie di 34mila ettari da cui si ottiene quasi la metà della produzione europea di vino biologico, a conferma del forte orientamento della produzione nazionale verso la qualità, la naturalità ed il rispetto ambientale».
Il 12 per cento della superficie di vigneti biologici è in Abruzzo, come spiegato dall'associazione di categoria nel corso dell'incontro 'Dalla vigna al mercato: le nuove sfide del vino biologico' organizzato alla Fiera di Verona insieme ad Aiab, Città del vino e Città dell'olio.
«I vigneti biologici italiani - precisa l'organizzazione agricola - coprono una superficie doppia a quella di Francia e Spagna dove sono coltivati, a testa, circa 15mila ettari, mentre altri 2mila si trovano in Germania».
Secondo la Coldiretti sono circa 10mila le aziende viticole italiane situate, per lo più, nel centro-Sud Italia. Le uve sono trasformate in circa 4.000 cantine che effettuano trasformazione nel rispetto di disciplinari di vinificazione bio.
«Il 28% della superficie - precisa la Coldiretti – è localizzata in Sicilia, segue l'Abruzzo (più del 12%) e la Toscana (11%). A seguire alcune regioni settentrionali tra cui l'Emilia Romagna, le Marche e il Veneto. La concentrazione di vigneti biologici nelle regioni meridionali è dovuta - precisa la Coldiretti - a tradizionali rapporti commerciali con l'estero soprattutto con la Germania che è un mercato molto attento ai metodi di produzione a basso impatto ambientale, ma altri
sbocchi importanti all'estero per il vino da uve biologiche sono il Giappone, gli USA e l'Australia».

04/04/2008 15.11

[url=http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Benvenuti-a-Velenitaly/2011967 ]L'INCHIESTA DELL'ESPRESSO[/url]

CIA, NON CRIMINALIZZARE VINO, CI SONO MALFATTORI ISOLATI

«Il vino italiano è buono, sano e di qualità. Il comportamento di isolati criminali, che vanno duramente colpiti, non può minimamente incrinare l'immagine di un settore che in questi anni ha fatto eccezionali passi avanti sotto il profilo qualitativo e dell'eccellenza, ottenendo
riconoscimenti straordinari in tutto il mondo».
A sostenerlo è il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi il quale ha rilevato che bisogna evitare facili speculazioni e allarmismi infondati che provocano solo psicosi tra i consumatori e penalizzano gli onesti produttori vitivinicoli che sono la stragrande maggioranza.

DI STEFANO CONTRO L'ESPRESSO: «UN ATTACCO AL MARCHIO ITALIANO»

Da Verona, dove si e' recato per la 42esima edizione del Vinitaly, il consigliere regionale di An Fabrizio Di Stefano, candidato nelle liste del Senato per il Popolo della Liberta', ha commentato l'inchiesta uscita sull'Espresso dal titolo "Velenitaly".
«Mandare in edicola, alla vigilia della piu' grande manifestazione del settore, un'inchiesta sul vino italiano in cui si dipinge a tinte fosche il settore e' contro l'interesse nazionale ed un attacco alla cieca nei confronti del marchio italiano».
Anche ascoltando le preoccupazioni degli operatori, abruzzesi e non, presenti a Verona secondo Di Stefano «dopo il caso della mozzarella di bufala e questa novita' sul vino adulterato il nuovo governo dovra' immediatamente attivarsi per rilanciare il marchio italiano nel panorama
Internazionale».

E L'UE CHIEDE SPIEGAZIONI

La Commissione europea ha chiesto informazioni all'Italia sul vino. Lo ha riferito Nina Papadoulaki, portavoce del commissario Ue alla salute.
I servizi della Commissione europea hanno richiesto alle autorità italiane dopo l'articolo apparso sull'Espresso.
La domanda è stata inoltrata tramite il sistema europeo di allerta rapida: una specie di "linea rossa" che collega 24 ore su 24 i 27 Stati Ue e la Commissione per tutte le eventuali questioni o interrogativi legati alla sicurezza alimentare.

04/04/2008 18.55