La storia infinita: partito un altro dragaggio nel porto di Pescara

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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La storia infinita: partito un altro dragaggio nel porto di Pescara
PESCARA. Il 29 marzo sono riprese le operazioni di dragaggio del porto di Pescara. Lavori infiniti che si protrarranno nelle prossime settimane. Bisogna fare in fretta in vista della stagione estiva.
Dopo gli incidenti dei giorni scorsi per i fondali bassi nel tratto di mare antistante il portocanale arriva per la città un ennesimo dragaggio (in verità già in programma).
Sarà l'ennesimo e sicuramente non l'ultimo.
L'operazione è stata autorizzata dal Ministero dell'Ambiente e sarà effettuata grazie all'ausilio di due motodraghe che riverseranno in mare, in un'area a poche miglia dal porto di Pescara i materiali di dragaggio provenienti dall'escavo dei fondali portuali.
I lavori di escavo riguarderanno al momento solo il bacino portuale delle nuove banchine di levante per un quantitativo di circa 20 mila metri cubi e potranno consentire nuovamente l'ingresso nel porto di navi con maggiore pescaggio.
E' ancora all'esame del competente Ministero dell'Ambiente, invece, la richiesta di autorizzazione all'escavo di ulteriori 80 mila metri cubi da rimuovere dai fondali del bacino portuale interno dove ormeggiano le unità di Pescara.
«Per consentire un efficace controllo sulla corretta esecuzione delle operazioni di dragaggio», fa sapere la Capitaneria di Porto di Pescara, «in special modo per quel che concerne la discarica in mare di materiali di risulta, le unità impiegate nei lavori sono dotate di un sistema telerilevamento interfacciato con la sala operativa della Capitaneria che consente di rilevare continuamente la posizione dell'unità in mare».

«NON TIRA UNA BUONA ARIA»

«Giorni fa», ha spiegato Antonio Spina, storico presidente del comitato porto che nel 2000 si battè per evitare la costruzione della diga e del nuovo molo, «sono tornato sulle banchine del porto per sentire “l'aria che tira”. Non è delle migliori, per diversi motivi. I pescatori , dopo l'incidente al peschereccio ”Nuovo Aterno”, sono su tutte le furie. I motivi sono soliti ma anche nuovi , perlomeno per i cittadini comuni. Ma cominciamo dalle secche, su una delle quali pare che sia finito il Nuovo Aterno. La situazione è insopportabile».
Dopo la chiusura del porto alle navi (braccio di levante inavvicinabile), manca poco che il porto non sia chiuso anche ai pescherecci, perché oramai i fondali sono troppo bassi anche per questi: a cominciare dalla punta sud della diga, all'ingresso di levante dove c'è una lingua di secca che si allunga verso sud e dove i pescherecci più grandi strusciano sul fondo, per finire alle secche dentro il porto canale.
«Anche l'ingresso nord», aggiunge Spina, «dove non galleggiano nemmeno i gabbiani e non è nemmeno segnalato a dovere per i forestieri. I locali sanno che lì non si passa. Dentro il canale non c'è zona dove i pescherecci non tocchino, al punto che potrebbero ormeggiarsi in banchina anche senza cima d'ormeggio: tanto sono completamente appoggiati sul fondo e non galleggiano.
La conseguenza è che i danni ai motori, agli ecoscandagli, ai gruppi di refrigerazione sono continui. Come se non bastasse: è vietato vendere le “scaffette” sulla banchina, che è una vecchia tradizione; le colonnine per l'acqua e la corrente non funzionano bene e quindi mancano i servizi a terra; non si possono più riparare le reti sulla banchina (dove dovrebbero andare i retieri ?); mancano i gazebo per la raccolta degli oli esausti. I contenitori sono abbandonati alla rinfusa; mancano i cassonetti per la spazzatura. Mi fermo qui ma l'elenco sarebbe molto lungo».

04/04/2008 10.57
[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=porto+pescara+dragaggio&mid=6&action=showall&andor=AND]TUTTO SUL PORTO DI PESCARA[/url]