Primo trapianto di caviglia al "Renzetti"

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LANCIANO. Poteva muoversi solo su una sedia a rotelle o al massimo fare pochi passi utilizzando degli speciali appoggi, da quando un grave incidente le aveva frantumato un piede rimasto ciondolante e senza alcuna capacità di sostenere carichi. IL 66,4% DEI BAMBINI ABRUZZESI CON TUMORE SI CURA FUORI REGIONE
Ora una donna di 59 anni, residente in un comune del teramano, potrà tornare a camminare grazie al trapianto di caviglia a cui è stata sottoposta all'ospedale di Lanciano dal primario di Ortopedia Lorenzo Ponziani e dalla sua equipe. Alla paziente è stata impiantata una tibia prelevata da cadavere che servirà a ricostituire la parte del piede che era stata letteralmente frantumata dall'incidente.
«Le condizioni della paziente – spiega il primario – erano rese particolarmente difficili dal fatto che fra la gamba e il piede non c'era più continuità ossea che doveva invece essere ricostruita per permettere un corretto appoggio a terra e la conseguente ripresa della deambulazione. Abbiamo perciò impiantato la parte distale di una tibia, richiesta a un istituto di Bologna, inserendola fra il piede e la gamba della paziente dove l'osso trapiantato svolgerà essenzialmente una funzione guida, fungendo da supporto per la formazione di un nuovo tessuto osseo che si rigenererà nel tempo, fino a diventare un tutt'uno con quello della paziente stessa. In casi del genere il trapianto è funzionale proprio a ricostituire il tratto di necessaria continuità che permette all'organismo di ricominciare a produrre in proprio un nuovo osso e ridare funzionalità all'arto danneggiato».
L'intervento è perfettamente riuscito e la paziente e la paziente nella giornata di ieri è stata dimessa. Ora seguirà una fase di 30 giorni di adattamento dell'osso impiantato, durante i quali l'arto ingessato non potrà essere sottoposto a carico. Successivamente, dopo i controlli radiologici si passerà alla fase di recupero graduale della funzionalità dell'arto.

02/04/2008 11.34

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IL 66,4% DEI BAMBINI ABRUZZESI CON TUMORE SI CURA FUORI REGIONE

ABRUZZO. Il 66,4% dei bambini abruzzesi affetti da tumore si cura fuori regione: è quanto emerge da dati dell'Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica (AIEOP). La mancanza in Abruzzo di un Centro di riferimento regionale per l'Oncologia Pediatrica costringe le famiglie a recarsi con i bambini presso centri distanti centinaia di chilometri dal luogo di residenza.
Sempre secondo i dati dell'AIEOP, circa il 40% si reca in strutture di Oncologia Pediatrica a Roma, il 30% a Bologna, la restante parte a Genova e a Milano.
Per fare il punto sulla situazione delle «Cure intensive per il bambino oncologico: stato dell'arte e prospettive», la Clinica Pediatrica dell'Ospedale Policlinico di Chieti ha organizzato un convegno per domani – giovedì 3 aprile 2008, dalle ore 8.30 alle 16.30 – presso l'Auditorium del Rettorato dell'Università di Chieti.
«E' sempre più forte la richiesta da parte delle famiglie e anche dei ragazzi con queste patologie – spiega il Direttore della Clinica Pediatrica di Chieti, il Professor Francesco Chiarelli – di avere una struttura vicina, nella quale possano curarsi adeguatamente. Nel piano strategico dell'Azienda sanitaria locale di Chieti è già prevista l'attivazione di un servizio di Oncologia Pediatrica nell'ambito delle strutture della Clinica Pediatrica. L'obiettivo a medio termine è di consentire anche a Chieti e all'Abruzzo di avere un punto di riferimento accreditato e riconosciuto dall'AIEOP a livello nazionale, come già avviene per altre subspecialità pediatriche all'interno della nostra Clinica: l'Allergologia pediatrica, l'Auxoendocrinologia pediatrica, la Diabetologia pediatrica e la Reumatologia pediatrica».
Al convegno di domani parteciperanno docenti e relatori provenienti da tutta Italia. L'iniziativa è organizzata in collaborazione con le associazioni di volontariato che si occupano dei bambini con tumore a Chieti, a Roma e a Lecce.
02/04/2008 13.36