«Rischia la vita in ospedale per mancanza di personale»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1199

PESCARA. Un nuovo caso di “mala sanità indotta”. Una storia che solo per un colpo di fortuna non è finita in tragedia. Lo scorso 26 marzo all'Ospedale di Pescara viene ricoverato il signor A.D.C., paziente sottoposto a dialisi peritonale domiciliare, che si è dovuto ricoverare per affrontare un delicato intervento di altra natura.
Quando la sera del 26 è arrivato il momento di sottoporsi a dialisi peritonale ci si è accorti che non c'era personale competente in servizio che potesse provvedervi ma solo infermieri di urologia.
A denunciare il disservizio è il consigliere Alfredo Castiglione (An) che spiega come dall'Ospedale hanno dovuto chiamare la moglie del paziente, che malgrado avesse la febbre molto alta si è dovuta recare presso la struttura sanitaria per attaccare e poi staccare i macchinari, passando la notte in un corridoio perchè naturalmente non c'erano posti letto disponibili.
«L'episodio - attacca Castiglione - che probabilmente non è un caso isolato, si commenta da solo. La chiusura di fatta di Nefrologia è stata un atto criminale e questa ne è la conferma, si tratta di una struttura inaugurata nel 1982, dopo la Dialisi, e assolutamente necessaria per i dializzati, esposti a complicazioni e disagi di ogni genere. Così come è imperdonabile l'incuranza con cui non si provvede ad assumere personale adeguatamente addestrato. L'accorpamento con urologia è servito solo a creare disagi e a sommare i problemi, sia logistici che nell'assistenza ai malati».
I 170 dializzati della città di Pescara hanno a disposizione solo un medico di turno che, quando gli sono richieste consulenze, si allontana dal reparto «lasciando soli i malati sottoposti a dialisi, dimenticando quanto sia necessaria la presenza costante di un medico», sostiene Castiglione.
«Questi sono i problemi che andrebbero affrontati in campagna elettorale», sostiene Castiglione, «non per farne una questione politica di parte ma per dare risposte corali quanto concrete alle categorie più deboli. Invece alle mie proposte, tra cui quella di stabilizzare i precari della sanità, si è risposto con alzate di spalle, quasi che la sanità fosse una proprietà privata di alcuni partiti e potentati».
«Se questo rimarrà l'atteggiamento - continua l'esponente di An - porterò nuovamente la questione in consiglio regionale e nelle sedi opportune, senza escludere un ricorso alla magistratura. Perchè - conclude Castiglione - appare evidente che chi gestisce il personale non è a conoscenza neanche del tipo di lavoro che svolgono e che chi amministra la sanità pescarese non sa nulla dei problemi che la sua azienda e i pazienti che - loro malgrado - devono confrontarvisi quotidiamente, vivono».

28/03/2008 13.37