Acqua.Tutti i problemi dell’Ato 6 lancianese

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LANCIANO. Revisione concordata del piano d'ambito, adeguamento agli indici Istat della tariffa del servizio idrico integrato ferma dal 2002 e definizione dei canoni da applicare alle utenze comunali.


Sono i punti principali contenuti nel documento inviato dal presidente della Sasi Gaetano Pedullà al commissario dell'Ato n.6 del Chietino Antonio Sorgi, in cui la società ha elencato una serie di problematiche che fino ad oggi non hanno ancora trovato un'adeguata soluzione.
La Sasi ha innanzitutto chiesto a Sorgi di rivedere gli interventi contenuti nell'attuale piano d'ambito, così da rimodulare i progetti sulla base delle effettive esigenze dell'utenza dei Comuni in cui la società gestisce il ciclo idrico integrato. In particolare è stato posto l'accento sulla necessità di procedere in tempi stretti all'individuazione dei cosiddetti “agglomerati”, in modo da poter pianificare il potenziamento e l'adeguamento dei depuratori attualmente in funzione con il ricorso a specifici finanziamenti pubblici. Altro “nodo” che non può più attendere è quello che riguarda la ridefinizione della tariffa attualmente applicata dalla Sasi, che da ormai 6 anni non è stata mai adeguata agli indici Istat sull'inflazione.
Il risultato è che dal 2002 ad oggi la società è stata costretta a sopportare «un consistente aumento dei costi» (da quelli del carburante all'elettricità, fino ad arrivare al personale e alle spese per la manutenzione delle reti) non bilanciato da un corrispondente aumento dei ricavi, come invece avvenuto negli altri Ato abruzzesi.
Da definire, infine, il canone da applicare ai Comuni per i consumi idrici legati agli usi pubblici, come scuole e uffici municipali.
La Sasi nelle prossime settimane inizierà infatti l'installazione dei contatori negli edifici comunali, così come previsto dalla legge.
Un obbligo per la società, che permetterà non solo di fatturare i consumi pubblici, ma anche di avere un'effettiva mappatura delle perdite che si verificano nelle reti di distribuzione.
Ad oggi, infatti, tra le perdite che si registravano dal momento dell'adduzione a quello della distribuzione, venivano ricomprese anche le quantità d'acqua utilizzate dai Comuni che non potevano essere calcolate, in quanto le strutture pubbliche non erano dotate di misuratori.
«Il commissario Sorgi», ha detto Pedullà, «si è dimostrato disponibile alle richieste della Sasi, dando il via libera all'attivazione di un tavolo tecnico che dovrà affrontare tutte le problematiche, compresa quella della possibilità che la legge concede ai Comuni con popolazione inferiore ai 1000 abitanti di tornare a gestire in proprio il ciclo idrico integrato».

26/03/2008 10.26