Piano sanitario. A Sulmona «molti problemi e poca chiarezza»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Piano sanitario. A Sulmona «molti problemi e poca chiarezza»
SULMONA. Slitta per la terza volta l’incontro convocato per ieri mattina con il manager della Asl Avezzano-Sulmona, Giancarlo Moroni. «Abbiamo urgenza di capire se e quando la parte del Piano Sanitario che ci riguarda diventerà attuabile per la nostra Asl», denuncia Edoardo Facchini del Tribunale del malato. NO ALL’AZIENDA UNIVERSITA’-OSPEDALE. VERINI:«SUBITO CONFRONTO CON LA REGIONE» CGIL:«SANITÀ CHIETINA SEMPRE PEGGIO: LISTE D’ATTESA IMPOSSIBILI E PRECARI SENZA STIPENDI»
Ma la preoccupazione maggiore è che si arrivi a cose fatte, penalizzando ancora la struttura di Sulmona. Ancora alta la tensione per la mancanza di primari: tre i reparti che rischiano di rimanere scoperti.
Resta ancora un mistero per il Tribunale per i diritti del malato di Sulmona la parte del Piano Sanitario regionale che riguarderà la Asl Avezzano-Sulmona, e in particolare la struttura ospedaliera del centro peligno.
Il manager della , Giancarlo Moroni non si è fatto vedere «per troppi impegni» provocando qualche malumore.
In una conferenza stampa, organizzata presso la sede del Tribunale del malato a Sulmona, Edoardo Facchini ha espresso tutto il suo rammarico.
«Siamo costretti a prendere atto del rinvio, ma abbiamo l'urgenza di farci spiegare se e quando la parte del Piano sanitario che ci riguarda diventerà attuabile per la nostra Asl. Considerato che la nostra Asl è stata la più virtuosa nel risparmiare, - spiega Facchini- sono previste solo per la nostra struttura nuove assunzioni di personale medico, amministrativo e paramedico, per 70 unità, e al momento non sappiamo ancora come sarà distribuito e non vorremmo che la parte da leone la facesse ancora l'ospedale di Avezzano».
E poi:«avremmo voluto chiedere a Moroni», ha spiegato ancora Facchini, «se la nostra virtù nel risparmiare dipende dal fatto che non abbiamo erogato servizi oppure che siamo stati bravi a non fare sprechi».
Quello che il Tribunale del malato vuole evitare, però, è che «le decisioni vengano prese sulla testa di tutti, tagliando fuori sindaci del territorio, sindacati, associazioni», perché se è vero che il Piano Sanitario è stato già approvato, i margini per lavorare ad eventuali modifiche-osserva- ci sono ancora e possono essere sfruttati proprio in questa fase.

I PROBLEMI RESTANO

Slittato l'incontro, però, i problemi restano, e anche gli interrogativi. Ancora alta la tensione nella struttura peligna per la mancanza di primari, che rischia di diventare emergenza per almeno tre reparti.
Resteranno a breve scoperti Ematologia, Laboratorio analisi e Oculistica, e proprio per quanto riguarda oculistica il timore maggiore è che si allunghino i tempi per la sostituzione e che, alla fine, la responsabilità della divisione possa restare ad Avezzano.
«Noi chiediamo a Moroni -conclude Facchini- che venga fatto tutto ciò che è stato previsto dal Piano Sanitario per Sulmona, e cioè i 175 posti letto e la presenza di un primario per ogni reparto. Il tutto per dare risposte ai cittadini».
E proprio sulle risposte, la situazione che vivono i pazienti non è delle migliori.
Come spiegano i collaboratori del Tribunale del malato, sotto accusa sono soprattutto i tempi di attesa: sessanta giorni per effettuare esami ad Oncologia, reparto tra i più sofferenti, con un solo medico a far funzionare la divisione.
Storia simile per Ortopedia della riabilitazione:«Sulla carta l'ospedale di Sulmona dovrebbe avere 15 posti letto destinati alla riabilitazione, -ci spiega Facchini- ma non trovano ancora una sistemazione. Abbiamo chiesto di appoggiarli in qualche altra divisione, ma non abbiamo trovato risposta».
D'altronde, si prospetta un'odissea per chi deve affrontare subito terapie di riabilitazione.
«Dopo la dimissione in ospedale,- continua Facchini- i pazienti si trovano ad un vicolo cieco: da una parte, non possono contare sulla struttura ospedaliera, che non attiva i posti letto, dall'altra, anche ricorrendo agli istituti privati più vicini, i tempi d'attesa non corrispondono a quelli di cura».

Angela Di Giorgio 15/03/2008 11.50

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NO ALL'AZIENDA UNIVERSITA'-OSPEDALE. VERINI:«SUBITO CONFRONTO CON LA REGIONE»

«Sul Piano Sanitario Regionale occorre avviare con urgenza un confronto tra la Regione e l'Università dell'Aquila, altrimenti si rischia di scivolare dalla guerra di parole di questi giorni sul piano ben più insidioso della guerra legale tra le due istituzioni, con grave danno per entrambe e per la sanità abruzzese», ha detto il Consigliere regionale Antonio Verini.
«Avevo inutilmente avvertito i colleghi consiglieri in sede di votazione del Piano Sanitario: negare la creazione dell'azienda integrata Ospedale-Università, la cosiddetta aziendalizzazione, avrebbe causato una dura reazione da parte dell'Università dell'Aquila, come si è iniziato a percepire in questi giorni. La mancata costituzione dell'Azienda integrata non solo viola la legge, ma avvia di fatto il depotenziamento della Facoltà di Medicina aquilana. Infatti ai docenti viene negato il diritto sancito dalla legge allo svolgimento dell'attività formativo-assistenziale. Ulteriore sciagura sarà l'inevitabile chiusura, a questo punto, di Scuole di Specializzazione e di Corsi di Laurea Professionalizzanti dell'Università, con relativo grave danno non solo per l'istituzione universitaria ma per tutto il territorio».
Secondo Verini ben 16 Scuole di Specializzazione su 39 dovranno essere chiuse per mancanza del requisito primario imposto dalla legge: una struttura clinica di riferimento a direzione universitaria.
Secondo alcuni calcoli sono circa 500 gli specializzandi dell'Università del capoluogo che avranno seri problemi.
In definitiva, sempre secondo l'esponente dei Ld, il mancato avvio dell'Azienda integrata comporterà «grave pregiudizio allo svolgimento dell'attività istituzionale della nostra Facoltà di Medicina, ma pure allo sviluppo della sanità nel territorio aquilano».
«Rivolgo dunque un appello ai vertici della Regione e dell'Università dell'Aquila», ha concluso Verini, «risolviamo questo problema con gli strumenti del dialogo e della politica, non già sul piano del conflitto e dello scontro legale. Ripartiamo dall'ottimo e dettagliato protocollo di intesa firmato due anni fa tra l'assessore alla sanità ed il Rettore Di Orio. Un documento che potrà essere ripreso e discusso in una commissione Università-Regione, ad hoc costituita, che in tempi brevissimi possa risolvere la questione della aziendalizzazione, anche sui punti maggiormente controversi. Ne guadagnerebbero tutti gli attori oggi sulla scena, ma soprattutto ne trarrebbero beneficio gli abruzzesi e la sanità aquilana»
15/03/2008 12.00

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CGIL:«SANITÀ CHIETINA SEMPRE PEGGIO: LISTE D'ATTESA IMPOSSIBILI E PRECARI SENZA STIPENDI»

«Nella nostra provincia, il mondo della sanità privata sta vivendo una drammatica situazione.
Il mancato pagamento degli stipendi, il licenziamento del personale precario, sanitario ed assistenziale, le minacce di ulteriori licenziamenti al personale a tempo indeterminato, la chiusura di centri di riabilitazione e la riduzione delle prestazioni riabilitative, la creazione e l'allungamento delle liste d'attesa (risonanze, tac, terapie riabilitative..) sta determinando una situazione intollerabile ed inaccettabile per la garanzia della piena assistenza ai cittadini e della sicurezza, per i lavoratori, di un reddito e di un lavoro stabile».
Non usano mezzi termini e vanno subito al dunque Angela Scottu e Michele Marchioli della Cgil provinciale di Chieti per delineare lo scenario mai così drammatico della sanità locale scosso da molteplici problemi che solo ora fanno sentire le loro ripercussioni.
Sono tantissime le lamentele che i cittadini riportano alla Cgil e che riguardano la difficoltà di trovare risposte tempestive alle esigenze di esami diagnostici per le insopportabili liste di attesa nel pubblico e nel privato e di terapie riabilitative extra-ospedaliere.
Così come innumerevoli –riferiscono sempre i due sindacalisti- sono anche le situazioni drammatiche che riguardano i lavoratori senza stipendio, con mutui da pagare e famiglie da sostenere. A ciò si aggiunge l'insicurezza e l'ansia per il futuro di chi si vede privare della dignità stessa del lavoro.
«Riteniamo», hanno detto Scottu e Marchioli, «che l'incontro promosso dal Presidente della Provincia di Chieti per lunedì prossimo, per esaminare e trovare soluzioni alla situazione dei lavoratori del gruppo Villa Pini, vada ampliato nella partecipazione alle forze sindacali ed esteso, nella sua disamina, a tutte le difficoltà della sanità privata provinciale. Siamo convinti, inoltre, che, nel prossimo incontro con l'assessore regionale alla sanità debba essere posta con forza la necessità di governare questa situazione, trovando le giuste soluzioni».
«Qualunque piano di riorganizzazione sanitaria», hanno concluso i sindacalisti della Cgil, «non può e non deve essere fatto a spese dei lavoratori, così come affermato dalla stessa Ministra Livia Turco nella sua recente visita istituzionale ai presidi ospedalieri di Chieti, né può significare minore erogazione dell'assistenza dovuta ai cittadini».

LA ASL DI CHIETI:«NOI STIAMO MIGLIORANDO I SERVIZI»

Sta dando i risultati attesi, in termini di miglioramento della qualità e contenimento dei costi, l'azione di razionalizzazione dei servizi svolta negli ultimi due anni dall'Azienda sanitaria locale di Chieti.
Un primo passo nei mesi scorsi è stato il potenziamento tramite fibra ottica delle infrastrutture di comunicazione, che ha portato anche a una riduzione del 50% delle spese telefoniche sostenute dall'Azienda grazie a un accordo concluso con Fastweb.
Una nuova gara per l'aggiudicazione del servizio di lavaggio e noleggio della biancheria – utilizzata nei tre ospedali di Chieti, Guardiagrele e Ortona e nelle strutture territoriali – consentirà ora alla Asl di Chieti di risparmiare circa 9 milioni di euro in quattro anni rispetto al contratto precedente. Da circa 4 milioni di euro, la fornitura passerà a una spesa di 1,78 milioni di euro l'anno.
La gara è stata aggiudicata a una ditta che opera in provincia di Teramo.
L'offerta di un'altra società concorrente è stata invece esclusa, poiché ha presentato un'offerta anomala, risultata «nel suo complesso inaffidabile», come previsto dall'art. 88 del Codice degli appalti. Quest'ultima ditta ha presentato ricorso al Tar.
La Asl ha già prodotto tutta la documentazione necessaria all'autorità giudiziaria che ha acquisito informazioni sulla procedura seguita e sui criteri che hanno orientato la scelta.
L'Azienda sanitaria sta avviando altre procedure di gara su servizi di particolare rilievo che favoriranno altri ampi risparmi.
Il disavanzo dell'Azienda è passato dai 96 milioni di euro del 2005 ai 56 milioni di euro del 2007.
«A nostro avviso – spiega il Direttore generale della Asl di Chieti, Mario Maresca – una quota importante dei contratti stipulati nel passato non era assolutamente in linea con i valori di un corretto mercato. La determinazione della nostra Direzione amministrativa sta producendo risultati di rilievo e sta riportando beni e servizi all'interno di regole e in un regime di completa congruità di mercato». La razionalizzazione delle spese non comporta una riduzione dei servizi, che invece migliorano sul piano della qualità e quantità erogata.
Risultati che arrivano «a due anni dal nostro insediamento – sottolinea Maresca – indicano quanto sia duro e tortuoso il percorso che porta a ottenere cambiamenti tecnici ed economici nella Pubblica amministrazione».

15/03/2008 12.05