Ex Delverde. La verità (giudiziaria) del fallimento è finalmente dietro l'angolo

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI-VASTO. E' sempre più vicina la verità -quella giudiziaria- sulla fine per fallimento della vecchia gestione del pastificio Delverde. Una storia intricata di uomini che avrebbero commesso una serie di reati che vede sullo sfondo uno dei marchi più importanti nel mondo della nostra regione.
Oggi la Delverde è risorta grazie all'imprenditore Zappacosta e le vicende ricostruite dalle procure di Chieti e Vasto sono solo un brutto ricordo, anche se probabilmente ci saranno strascichi giudiziari per alcuni personaggi che si sono incrociati nella gestione del pastificio.
Sono aperte due indagini diverse.
Quella di Vasto, leggermente in fase avanzata, coordinata dalla pubblico ministero Anna Rita Mantini che alcune settimane fa ha chiesto il rinvio a giudizio per 14 persone vicine all'ex presidente della Fira Giancarlo Masciarelli e all'imprenditore Marco Piccioti, finiti poi nel ciclone giudiziario legato ai fondi docup.
Le richieste di giudizio, invece, per l'inchiesta di Chieti, potrebbero arrivare nel mese di maggio firmate dal pubblico ministero Di Stefano.
Anche in questo caso le indagini per il filone principale sarebbero concluse ma pare probabile che continueranno per alcuni mesi con un supplemento.
In questo caso il processo potrebbe aprirsi per gli attuali indagati Francesco Tamma e Pietro Falco Rotunno, i vertici dell'ex gestione del pastificio che potrebbero essere formalmente incriminati per bancarotta e per una serie di reati finanziari legati soprattutto alla distrazione dei fondi dell'azienda e la conseguente creazione di un buco nel bilancio che avrebbe minato pesantemente la stabilità finanziaria della ex Delverde. Nella richiesta potrebbe figurare anche una terza persona che svolse un importante ruolo direttivo.
La chiave di volta di questa inchiesta potrebbe risiedere nell'intricato giro finanziario che i soldi della Delverde facevano attraverso una serie di società holding con base negli Stati Uniti.
La Guardia di Finanza di Chieti, che indaga dal 2005, avrebbe da pochi mesi acquisito informazioni dettagliate sulle società estere, sequestrato documenti e conti correnti.
Lo studio di tutto questo sarà effettuato nello stralcio di indagini supplementari. I vecchi soci potrebbero essere chiamati a difendersi anche dalla accusa di appropriazione indebita. Ma sono ancora molti gli aspetti da chiarire.
Per Rotunno intorno al 2003 la crisi del pastificio c'era ma non così grave da essere la causa del fallimento. La Delverde, secondo l'ex amministratore, soffriva della svalutazione del dollaro e della crisi successiva all'11 settembre.

DUE INDAGINI (DIVERSE) UN SOLO PASTIFICIO


Si è parlato molto in passato -e si continua a farlo- del presunto contrasto tra le due procure (Chieti e Vasto).
Le indagini, secondo alcuni, sarebbero in conflitto tra loro ed una escluderebbe l'altra.
La realtà, invece, sarebbe ben diversa e gli inquirenti parlano di una «proficua collaborazione e scambi di informazioni» in questi anni che sono stati molto utili per capire lo scenario di insieme ed i particolari di due vicende ben distinte.
Da una parte, dunque, c'è l'inchiesta di Chieti che indaga per una presunta bancarotta ed eventuali reati finanziari connessi i due vecchi amministratori. Il periodo di indagine va dalla 2000 alle 2005, quando a febbraio, fu dichiarato il fallimento.
Reati ben diversi vengono, invece, contestati dalla procura di Vasto a Masciarelli & co per i quali si parla di concussione (in quanto pubblici ufficiali), malversazione, truffa, induzione in errore dei soci e di un piano studiato a tavolino, secondo l'accusa, per accelerare la fase terminale del rinomato pastificio.
E per raggiungere il presunto scopo le 14 persone -per le quali il pm ha chiesto il processo- avrebbero compiuto una serie di atti e di reati ai danni della vecchia gestione.
Dunque due vicende completamente diverse che hanno in comune il pastificio ed un arco temporale di poco più di un anno: dalla fine della 2003 (quando Masciarelli si avvicina ai vecchi amministratori) fino al febbraio 2005.
Cadrebbero allora le censure di chi vorrebbe far passare l'indagine di Chieti come quella che dimostrerebbe l'assoluta estraneità delle 14 persone vicine alla Fira proprio perché dalla verità di Chieti il fallimento sarebbe stato causa di Tamma e Rotunno.
Cosa in parte vera, ma solo in parte, perché gli inquirenti di Vasto hanno invece raccolto una mole di prove dettagliata e precisa che dimostrerebbe come la promessa di Masciarelli di far avere un finanziamento di circa 20 milioni per uscire dalla crisi e vecchi soci, sarebbe stata una promessa vana.
Così come si sarebbe scoperto come le stesse persone, attraverso società tutte riconducibili al gruppo, si erano adoperate chiaramente per riacquistare la ex Delverde inserendosi nella procedura fallimentare e dunque a costi molto bassi. Lo stato di crisi del pastificio, dunque, era pregresso e condizione necessaria per poter concutere, dice la procura di Vasto.
Ora è solo questione di tempo, probabilmente un paio di anni per arrivare alle sentenze di primo grado. Nel processo le prove dell'accusa dovranno reggere le bordate della difesa (per Masciarelli c'è sempre l'avvocato Carlo Taormina che non risparmierà colpi di teatro), mentre la prescrizione corre sempre più veloce della burocrazia giudiziaria.

Alessandro Biancardi

14/03/2008 10.53

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[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=6672]LA VERITA' DELL'EX AMMINISTRATORE ROTUNNO[/url]