Assalto portavalori:arrestati due del commando. Ancora sei in fuga col bottino

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Assalto portavalori:arrestati due del commando. Ancora sei in fuga col bottino
CHIETI. Si chiamano Walter Fabbiani e Loris De Luca i due componenti arrestati della banda che ieri sera hanno assaltato un portavalori lungo l'A 14 in direzione sud, all'altezza di Lanciano. La polizia cerca gli altri sei: «sono veri professionisti». Un risultato che arriva pochissime ore dopo l’ennesimo colpo nella nostra regione.  LA NOTIZIA DI IERI
La polizia di Chieti è riuscita già a fermare due componenti del gruppo. Recuperata anche una piccolissima parte del malloppo: circa 1.500 euro dei 670mila portati via.
I due sono entrambi abruzzesi: De Luca ha 38 anni ed è di Villamagna, più anziano Fabiani: 58 anni di Pescara.
I due erano rispettivamente complice e basista della banda che non è ancora stata fermata.
I due dovranno rispondere di concorso in tentato omicidio, in rapina pluriaggravata e in detenzione e porto di armi clandestine e da guerra.
Sono risultate veritiere, quindi, le testimonianze delle prime ore. Le vittime avevano infatti riferito agli inquirenti di aver sentito nitidamente accenti italiani: espressioni in abruzzese e pugliese.
Alla vista degli agenti sono apparsi molto agitati ma evidentemente i particolari forniti dalle guardie giurate sono stati molto precisi così da individuare quasi con certezza i due componenti della banda. Altre conferme sono poi venute dalle successive perquisizioni.
Probabilmente in pochi si aspettavano risultati del genere anche se parziali.
Secondo gli inquirenti il ruolo di De Luca era quello di rimanere appostato sotto la carreggiata: il suo compito era quello di recuperare il denaro e le armi e portarle vie a bordo del furgone su cui è stato fermato, mentre Fabiani avrebbe messo a disposizione un capannone, che si trova a Villanova di Cepagatti (Pescara).
Questo è considerato dagli agenti come una sorta di base operativa del gruppo: «si tratta di un capannone di proprietà di Fabiani in zona Villanova», ha raccontato Paolo Monnanni, dirigente della squadra mobile di Chieti, «dove probabilmente il gruppo si riuniva abitualmente e custodiva le proprie armi. All'interno abbiamo trovato un vero e proprio arsenale», ha spiegato ancora Monnanni, «più due kalashnikov, una pistola mitragliatrice, quattro pistole Beretta, due delle quali sottratte alle tre guardie giurate che si trovavano sul furgone, gran parte delle quali 7.62 esplose dai kalashnikov, una motosega circolare, un paio di scanner e radio per intercettare le frequenze delle
forze dell'ordine».



Insomma tutto il necessario per compiere assalti in piena regola.
E adesso proprio i due arrestati potrebbero fare la differenza: se decidessero di parlare e di collaborare si potrebbe arrivare ad identificare anche gli altri criminali che mancano all'appello.
Sarebbero in tutto ancora sei.
Se optassero per il silenzio gli agenti dovrebbero fare in fretta per non dare troppo vantaggio a chi è fuggito con il malloppo ed ora potrebbe già essere molto lontano, magari all'estero.
E su quale sia il destino di quel mezzo miliardo di euro, la polizia è certa: «verrà spartita, ma probabilmente verrà utilizzata anche per rifinanziarie operazioni come queste».
Per munizioni, armi e attrezzi come quelli in dotazioni, infatti c'è bisogno di avere una buona liquidità a disposizione.
Secondo la Polizia si tratta comunque di veri e propri professionisti, come lasciano ritenere non solo le modalità dell'assalto, ma anche le tecniche utilizzate per bloccare il traffico e rendere
inaccessibile la zona dell'assalto.

LA RICOSTRUZIONE ESATTA DELLA DINAMICA

Gli inquirenti hanno ricostruito anche l'esatta dinamica della rapina spettacolare che per fortuna non ha provocato nessun ferito.
I rapinatori hanno bloccato il blindato poco prima delle 19 sull'A14 all'altezza di Lanciano con tre macchine. Una si è messa davanti, una di lato e la terza dietro e il blindato è finito in trappola.
Poi sono stati esplosi almeno dieci colpi di kalasnikov, stando al numero di bossoli ritrovati.
I tre vigilantes della Molise Security hanno gettato le pistole e sono scesi con le mani alzate.
I banditi hanno prelevato i sacchi col bottino, aprendo la lamiera del furgone con delle cesoie elettriche.
Prima di scappare i malviventi hanno bruciato un'auto (una Fiat Croma risultata rubata in
provincia di Milano) e il blindato e sono scappati verso sud a bordo di una Lancia Thema e una Lancia Y.
Intanto le indagini continuano ma secondo alcune fonti gli inquirenti avrebbero già in mano alcuni elementi giudicati importanti che potrebbero portare a chiudere nel giro di 24 ore questa brutta storia. Fondamentale sarà la collaborazione fornita dagli accusati ed i successivi riscontri per stabilire anche la reale pericolosità della banda ed il suo trascorso delittuoso.

26/02/2008 15.01