Villa Pini chiude i reparti contestati: pazienti in rivolta

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. Disagi, proteste, denunce. La tensione è arrivata alle stelle stamane quando dalla direzione della clinica privata Villa Pini è arrivato l’ordine di chiudere i reparti contestati da un provvedimento amministrativo -ancora aperto- della Regione.


CHIETI. Disagi, proteste, denunce. La tensione è arrivata alle stelle stamane quando dalla direzione della clinica privata Villa Pini è arrivato l'ordine di chiudere i reparti contestati da un provvedimento amministrativo -ancora aperto- della Regione.L'effetto logico dopo le minacce dei giorni scorsi è stato quello di dismettere i pazienti ricoverati nei reparti che da oggi non esistono più.
Dunque tutti a casa.
Che cosa era successo?
Nei giorni scorsi la tensione sul caso “accreditamento di Villa Pini” ha toccato il suo punto più alto anche grazie alle inchieste su cartolarizzazione e sanità che stanno andando avanti speditamente e che toccano punti nevralgici dell'amministrazione della sanità nella nostra Regione.
Sono una decina gli indagati per diversi filoni tra cui l'assessore alla sanità Bernardo Mazzocca e lo stesso titolare della clinica, Vincenzo Angelini.
L'altro ieri l'assessorato alla sanità aveva contestato formalmente l'accreditamento per alcuni reparti della clinica.
Oggi la contestazione è stata eseguita e applicata dallo stesso imprenditore con la chiusura ufficiale dei reaparti.
Il provvedimento è stato confermato dallo stesso Angelini alla agenzia Ansa.
«Villa Pini sta dimettendo i pazienti, ma i pazienti non se ne vogliono andare ed hanno chiamato i carabinieri e la Procura», ha dichiarato Angelini, «non si accettano più
ricoveri e stiamo incontrando enormi difficoltà sul piano pratico».
Angelini ha poi parlato di possibili licenziamenti (circa 400 su 2mila dipendenti) così come aveva fatto due giorni fa su Il Centro mentre oggi in un altro articolo “ritrattava” le sue minacce giudicate inopportune da Rifondazione. Ritrattazione evidentemente “ritrattata” se oggi si è arrivati a tanto.
«Ho adempiuto: le unità operative sono chiuse - dice Angelini riferendosi alla diffida della Regione Abruzzo -. Noi siamo stati costretti a chiudere medicina e chirugia generale
perché l'assessorato alla Sanità, contrariamente a quello che avviene in tutti gli ospedali abruzzesi e in tutte le altre regioni, ritiene che la chirurgia generale non sia un insieme di patologie ma che si debbano fare solo alcune specifiche attività».
«Fino ad oggi - prosegue Angelini - abbiamo chiesto per quattro volte di sapere cosa dobbiamo fare e non ci hanno risposto. Invece continuano a dire ciò che non dobbiamo fare. Contraddicendosi: perché le ispezioni che sono la causa di questo provvediemnto dicono cose diverse rispetto al provvedimento. Ci devono dire cosa dobbiamo fare».
Intanto la tensione non si smorza anche per i chiari disagi provocati ai pazienti che nel frattempo si sono rivolti alle forze dell'ordine.
22/02/2008 15.16