La Cassazione dà il via libera: procreazione assistita per il boss e la moglie

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

973

L’AQUILA. La Cassazione ha deciso che il boss di Cosa Nostra Salvatore Madonia, detenuto al 41bis nel carcere de L'Aquila, potrà avviare con sua moglie, affetta da una patologia cronica, un programma di procreazione assistita.
Presto Madonia potrebbe avere un erede nonostante le sue condizioni carcerarie e nonostante la patologia «medicalmente accertata» di cui è affetta la moglie. Il boss, oggi 52enne sta scontando l'ergastolo per avere fatto parte del commando che il 21 febbraio del 1981 uccise quattro persone, nella guerra di mafia tra le cosche mafiose agrigentine.
Oggi, per lui che sta scontando la sua pena nel carcere abruzzese, è arrivata una importante svolta.
La Cassazione ha infatti stabilito che anche un detenuto sottoposto al regime di carcere duro può affidarsi alla procreazione assistita.
La sentenza ha di fatto annullato con rinvio una ordinanza del magistrato di sorveglianza de L'Aquila con la quale era stato dichiarato il non luogo a provvedere sull'impugnazione del rigetto opposto dal Dap alla richiesta del boss.
Contro la decisione del magistrato di sorveglianza, Madonia si era rivolto alla Suprema Corte lamentando che «il provvedimento del Dap comprime un diritto inviolabile del detenuto» ed e' «rimasto privo di tutela da parte del magistrato di sorveglianza, il quale e' venuto meno alla sua
funzione di garanzia e istituzionale».
E oggi la sentenza sembra proprio dargli ragione. Per la prima sezione penale della Cassazione (sentenza n.7791), infatti, il ricorso e' fondato: «Il principio da applicare in simili fattispecie - osservano i giudici di Palazzaccio – non puo' che essere quello di contemperare l'interesse personale e detenzione. Il giudizio relativo non puo' che ispirarsi al
criterio della proporzione tra le esigenze di sicurezza sociale e penitenziaria ed interesse della singola persona».
Infatti, «devono assumersi come tutelabili tutte le situazioni giuridiche soggettive espressamente riconosciute dalle norme penitenziarie - si legge nella sentenza - nonche' tutte quelle
riconoscibili ad un soggetto libero, in relazione alle quali occorre sempre applicare il principio di proporzionalita'».
20/03/2008 16.19