Ce l'hanno data a bere

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Ce l'hanno data a bere
APPROFONDIMENTO. PESCARA. L'estate 2007 si è consumata insieme ai boschi inceneriti dai roghi e alla più grossa crisi idrica che la Val Pescara abbia conosciuto negli ultimi anni. Ma le due cose sembrano nulla in confronto al "più grande scandalo che l'Abruzzo abbia mai conosciuto": la nostra acqua inquinata da anni e somministrata ugualmente (a caro prezzo) nel silenzio plumbeo delle istituzioni.
di Alessandro Biancardi

Taniche, razionamenti, disagi per migliaia di famiglie, difficoltà per lavarsi e cucinare, perdite economiche enormi per gli esercizi commerciali, stagione estiva irrimediabilmente compromessa.
500mila persone a secco per oltre un mese. Interruzione di pubblico servizio, colpe enormi (penali, amministrative, politiche) da accertare subito. La mortificazione senza alcuna esitazione dei diritti costituzionali alla salute e alla corretta informazione. E poi l'imperdonabile inerzia, l'inottemperanza alle leggi, l'esposizione della popolazione a rischi enormi per moltissimi anni. Il grave sospetto di aver somministrato continue menzogne insieme ai veleni.
In estrema sintesi: ce l'hanno data a bere per anni, quell'acqua che credevamo eccelsa e pura, invece conteneva un variegato mix di sostanze tossiche, un cocktail esplosivo e indigesto.
Quanto tossiche e quali effetti produrranno tali additivi nel tempo, per ora, nessuno lo sa (è stata richiesta una accurata indagine epidemiologica sulla popolazione). Tutto questo e chissà cos'altro dentro «il più grande scandalo che la regione Abruzzo abbia mai conosciuto», quello dell'acqua inquinata ed il silenzio delle istituzioni con mille implicazioni.
L'acqua era contaminata da anni, forse decenni, ma nessuno (nessuno!) ha mai affrontato il problema pur avendone obblighi istituzionali, politici e morali (morali!). Obblighi che il “partito dell'acqua” ha dimostrato di ignorare e scansare.
Da anni moltissime persone ed enti sapevano che l'acqua era inquinata. Coprendosi l'un l'altro in un delittuoso gioco di omertà e sprechi.
Ecco il nuovo scandalo tutto abruzzese servito dritto in tavola.

IL PARTITO DELL'ACQUA AFFOGATO IN UN BICCHIERE (VUOTO)

Una brutta storia che vede coinvolta tutta la "migliore" politica nostrana che ha cercato fino all'ultimo di darla a bere all'opinione pubblica continuando a rassicurare i cittadini, continuando nei proclami di apertura dei pozzi e di potabilità dell'acqua... come se anche questa volta si fosse trattato della solita campagna elettorale nella quale bisogna convincere persone a credere alle solite promesse.
Dopo mesi di rassicurazioni -via giornali e tv- ci hanno provato anche in consiglio comunale provocando le ire di un pubblico assetato (di verità).
Sotto accusa ci sono le persone ai vertici di Aca spa (società che gestisce il servizio idrico) e Ato (Ente d'ambito), Bruno Catena (Ds) e Giorgio D'Ambrosio (Margherita), responsabili per le cariche che rivestono.
Ma colpevoli sono anche i maggiori partiti del centrosinistra, Margherita e Ds, che hanno fortemente voluto questi vertici e che, dopo la solita laboriosa e travagliata scelta, hanno indicato i nomi, i migliori che potevano ricoprire quel ruolo, i più preparati, quelli con una specifica competenza in materia...
Ma sotto accusa è l'intero sistema della politica abruzzese, quella "casta rurale", spesso bucolica e rozza nelle sue forme più comuni, che tutta utilizza (nessuna distinzione tra destra e sinistra) il vetusto "manuale Cencelli".
A mostrare tutti i suoi risvolti avvelenati è quel sub-sistema che sfrutta la rappresentanza democratica e che non si accontenta più di dilapidare soldi pubblici e arricchirsi accentrando sempre più potere nelle proprie mani, anteponendo la ricchezza, il potere, il prestigio personale a tutto, persino alla salute pubblica e alla cautela, e al comune buon senso del padre di famiglia.
E pensare che tutto deriva da un'altra brutta storia, altrettanto gigantesca (per le implicazioni), quella della scoperta della discarica di Bussi (anche in quel caso tutti sapevano ma anche qui sono caduti dalle nuvole).
E chissà se in questo mese di battaglie e sofismi gli abruzzesi hanno davvero capito cosa si sta agitando sotto i loro nasi, nei loro stomaci.
La piaga dell'acqua inquinata fa impallidire persino quelle altre di "ordinaria ruberia": come le inchieste per truffe e tangenti di Fira, Montesilvano e Pescara.
E' una escalation continua... ogni nuova scoperta è un raddoppio del piatto e della posta, una nuova vetta (del malaffare) da raggiungere, senza freni e senza alcuna moralità.
Altro pezzo di storia d'Abruzzo che finirà riassunto in decine di faldoni affastellati in procura a Pescara.
Nel 2001, appena dopo l'attacco alle torri gemelle, vennero presidiati in tutto il mondo occidentale i punti sensibili del sistema civile di un paese. Allora c'era l'enorme paura che i brutti e cattivi talebani attaccassero anche gli acquedotti scatenando una guerra chimica senza precedenti.
Noi i talebani, quelli afgani, non li abbiamo visti eppure il nostro acquedotto ce l'hanno inquinato lo stesso.
(E pensare che una volta nell'isola felice l'acqua costituiva un vanto per la sua qualità).

ALLA "FONTE": DOPO LA SCOPERTA DELLA BOMBA DI BUSSI IL NULLA

E' inutile negarlo: se l'acqua è contaminata dalle medesime sostanze rinvenute nella discarica tossica più grande d'Europa quella di Bussi è chiaro che vi sia il fondato sospetto di una relazione causa-effetto.
Tale relazione tuttavia non ha sfiorato minimamente nessuno dei nostri amministratori a tutti i livelli che infatti hanno fatto passare oltre 5 mesi senza riuscire a prendere alcuna decisione certa, figuriamoci attivarsi concretamente per monitorare, limitare gli effetti nocivi all'ambiente, bonificare.
Al momento, dopo i soldi stanziati dal governo e a disposizione della Regione ma amministrati dal commissario straordinario non è ancora chiaro su come si dovrà intervenire.
Secondo le indagini della magistratura, quella discarica è lì da decenni, forse molti, speriamo non moltissimi.
Quando è iniziata la contaminazione dei pozzi?
Di sicuro troppi bicchieri di acqua fa.
Ma le colpe si fanno ancora più gravi perchè da documenti si evince che la contaminazione era nota già dal 2004. Addirittura ci sarebbero analisi "sballate" già del 1997.

LE ANALISI DI RIFONDAZIONI E WWF:CONDITIO SINE QUA NON

Il sospetto delle falde inquinate è venuto subito (il Pm Aldo Aceto è stato ascoltato dalla commisione parlamentare ma l'audizione è stata secretata).
Gli enti interessati però hanno sempre rassicurato, pur sapendo che invece da molto tempo le cose erano ben diverse.
Dopo un mese e mezzo di balletto delle cifre dei veleni anche i dati dell'Arta, finalmente resi pubblici, hanno evidenziato il superamento dei livelli previsti dalla legge, anche dopo che l'acqua era stata filtrata e "purificata" nei pozzi Sant'Angelo.
Ma la polemica sulla mancata purezza della nostra acqua è nata solo ed esclusivamente per merito di Rifondazione e Wwf (coadiuvato dal comitato "Bussi ci riguarda" e Abruzzo Social forum) che di loro spontanea volontà hanno voluto far analizzare il liquido.
Ed è un fatto che senza queste analisi nessuna polemica si sarebbe aperta, nessuno avrebbe potuto sapere...
E' un fatto gravissimo che nonostante precisi ordini del ministero di purificare quell'acqua nulla sia stato fatto.
Così come il divieto di miscelare l'acqua contaminata con l'altra, invece, pura in un'unica miscela avvelenata.
Peggiore, invece, è il silenzio che è stato costruito intorno ed infranto solo grazie alle analisi della contestazione.


RUBINETTI A SECCO E INADEMPIENZE

La certezze che Ato e Aca sapessero è riposta in una serie di documenti ufficiali.
Missive regolarmente recapitate e protocollate.
Il carteggio con il ministero dell'Ambiente risale alla prima metà del 2005.
Altre carte del 2004 riportano analisi dell'Arta e parlano di "stato di allerta" sancito dalla Asl di Pescara. Sono seguiti vertici, convocazioni, dibattiti nel segreto delle stanze dei palazzi del potere per partorire una soluzione.
L'unica sarebbe quella attuata alla fine del 2005 con l'apposizione dei filtri al carbonio attivo nei pozzi inquinati. Una soluzione che già scatenò polemiche allora perchè secondo alcuni quei filtri non avrebbero risolto il problema e purificato l'acqua dell'acquedotto.
Così solo oggi i cittadini hanno saputo che alcuni parametri sballati si trovavano in moltissime analisi in un arco di tempo molto ampio persino dopo l'azione dei filtri.
E si tratta di sostanze tossiche e inquinanti che normalmente non dovrebbero esserci.
Il resto è pura inadempienza, dimenticanza, sciatteria, noncuranza.
Perchè allora visto che tutti sapevano Aca e Ato non hanno preso la palla al balzo e sfruttato “l'imprevisto ardire” di Wwf e Rifondazione per liberarsi del rospo che avevano in corpo da anni?
Perchè visto che conoscevano le lettere del ministero non hanno iniziato a scavare pozzi alternativi già dal 2004?
Domande che sfidano buon senso, intelligenza e logica.
Così come hanno fatto pubblicamente Catena e D'Ambrosio in consiglio comunale a Pescara continuando a parlare di «acqua potabile», «rispetto di parametri sempre», «coscienza a posto», «nessun pericolo» creando in aula un clima da Francia di fine ‘700.
E proprio perchè nulla è stato fatto una volta chiusi i pozzi Sant'Angelo ad agosto 2007 si è generato il disastro con la carenza assoluta di acqua per oltre 30 giorni (altro capitolo increscioso) .
Ma a disastro compiuto la beffa di vedere finalmente le trivelle in azione alla ricerca di acqua pura (in un parcheggio). Troppo tardi.
L'acqua pura intanto non si trova e ancora una volta l'Aca si difende attribuendo i disagi alla «straordinaria siccità del 2007».

DANNI PER IMPRESE E FAMIGLIE:ESPOSTI E DENUNCE

Se i rubinetti sono rimasti a secco c'è stato invece un diluvio di polemiche e proteste da parte di tantissimi cittadini, moltissime imprese, tutte o quasi le categorie imprenditoriali, le associazioni e ogni possibile espressione della società civile onesta. Meno hanno parlato i baracconi dei partiti coinvolti del centrosinistra, aspettando, temporeggiando.
Moltissimi hanno stigmatizzato «l'irresponsabilità dei responsabili», della classe politica, oppure il clientelismo che ha generato tanta incompetenza, il sistema dei partiti, le vacanze consumate fino all'ultimo giorno di chi doveva occuparsi dell'emergenza, il silenzio durato fino al 20 agosto della Regione.
Mentre si contano i danni ingentissimi per le imprese, incalcolabili per l'immagine della nostra regione sfregiata irrimediabilmente per tutti quelli che a caro prezzo hanno dovuto subire i disagi della siccità (sugli eventuali danni alla salute il capitolo è ancora tutto da scrivere).
E dire che sull'immagine della nostra regione vengono spesi fior di milioni di euro di tutti noi (sempre dagli stessi amministratori) e poi si incappa in goffagini amministrative simili...

UN SILENZIO ASSORDANTE



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Le inchieste sono già aperte nell'individuazione delle responsabilità che sembrano pesantissime sia per la leggerezza con cui si è andati avanti per mesi, sia per le decisioni estemporanee, sia per le numerose contraddizioni.
Altro aspetto eclatante di tutta questa faccenda è l'assoluta mancanza di prescrizioni e precauzioni fornite all'opinione pubblica che ha galleggiato in balia di una deriva che l'ha spinta lontano dalla verità.
Perchè nessuno è intervenuto cautelativamente a fornire indicazioni alla popolazione sull'utilizzo dell'acqua?
Perchè il prefetto non è intervenuto mai?
Perchè ci hanno fatto bere acqua inquinata comunque?
Dov'erano tutti i sindaci dei paesi coinvolti (primi responsabili della salute pubblica dei loro cittadini)?
E' possibile accettare amministratori tanto distratti?
Perchè nessuna responsabilità è stata accertata in seguito all'esposto presentato dalla Asl di Pescara nel 2004 su questo problema?
L'inchiesta aperta in seguito a quella segnalazione ha per caso portato alla scoperta poi della discarica di Bussi all'inizio di questo anno?
Oppure quella inchiesta è stata rallentata, insabbiata fino a quando si è potuto?
Quali sono gli accertamenti a cui si è arrivati e quanto tempo ancora ha il pm per le indagini?
Quale valore ha secretare atti pubblici, cosa che ha fatto il pm Aldo Aceto, imponendo a Regione, Arta, Asl e altri enti di non fornire documenti pubblici alle associazioni?
Troppi interrogativi che alzano molti dubbi anche sull'operato di quella magistratura che troppo spesso si è appoggiata ai politici e che ora ha più di una occasione per dimostrare la propria indipendenza e serenità di giudizio.


MEGLIO IL DUBBIO CHE LA VERITA'

Inermi oltre 500mila cittadini hanno assistito all'umiliante e goffo spettacolo di una serie di amministratori che hanno tentato in tutti i modi di tirarsi fuori dal pantano, un pantano avvelenato e pericolosissimo pieno di insidie.
Lo scopo è stato fino alla fine di agosto quello di celare la verità e creare dubbi, a volte scompiglio, e inabissare nuovamente questa "patata bollente": un giorno l'acqua era avvelenata, il giorno dopo per le analisi dell'Arta era potabile; un giorno si sequestrano e chiudono i pozzi Sant'Angelo, un altro giorno se ne riapre uno, poi ancora inquinata ed ancora (il 20 agosto) ancora il presidente dell'Ato che assicura: «l'acqua è potabile».
Un giorno tutti d'accordo a non riaprire più i pozzi Sant'Angelo perchè «c'è il sospetto... figurarsi se diamo da bere ai nostri cari cittadini-(leggasi elettori, ndr) acqua con il sospetto di essere avvelenata...», lo stesso giorno, poche ore dopo, il presidente dell'Ato con un atto unilaterale e contro tutti riapre i pozzi e l'emergenza idrica è finita.
Poi di nuovo tutti per la chiusura dei pozzi... fino ad ubriacarsi, fino a non capire più cosa sia la verità.
E così via per un indecente mese di vergogna mentre l'acqua razionata si continuava a consumare.

LA MACCHIA INDELEBILE: AVER NEGATO SEMPRE

Negare, negare, negare sempre, senza mai un'ombra di dubbio, senza mai nemmeno un secondo per riflettere.
E' questo che la gente non perdonerà ai vertici di Aca e Ato, a Margherita e Ds, a Comuni, Province, Regione, commissari e via dicendo.
Loro qualche dubbio avrebbero dovuto averlo (per coscienza e per dovere) e si sarebbero dovuti domandare se quei numeri che Rifondazione e Wwf gli avevano ficcato sotto il naso avevano un senso oppure no.
Oggi sappiamo, abbiamo la certezza che sapevano ma hanno mentito su un aspetto tanto grave.
Così i vertici degli enti -controllore e controllato- senza un solo attimo di esitazione hanno preso la cosa come lesa maestà e hanno impiegato tutte le loro forze cerebrali per negare e negare.
Menzogne pesanti che la gente non dimenticherà tanto facilmente.
Ma gli effetti politici sono forse quelli più pesanti e immediati.
Non certo una novità per l'Abruzzo, ma se questo è il prezzo che la società deve pagare per il clientelismo, l'occupazione senza ritegno di poltrone, dell'avanzamento di persone al vertice di enti vitali per la società senza alcuna preparazione tecnica, se il prevaricare sull'avversario-alleato viene comunque prima del rischio di avvelenare migliaia di persone, allora occorrono riflessioni che vanno al di là della specifica situazione ed investono ancora una volta le regole marce dell'oligarchia che ci governa e amministra.
Inutile ricorrere a sofismi.Qui devono parlare i fatti.
Quelle sostanze ci sono, (abbiamo visto anche ben oltre il consentito), non rinvigoriscono di certo l'organismo, provengono da siti altamente inquinati e la gente che paga salato vuole acqua pura che non uccida lentamente.
Punto.
Nella logica amministrativa della oligarchia si è trattato di scegliere se «generare disagi chiudendo i pozzi inquinati oppure continuare a fornire acqua inquinata ma diluita».
Vuoi morire di sete o di cancro ma più lentamente?

D'AMBROSIO (E CATENA) CONTRO TUTTI

In un tentativo estremo il presidente dell'Ato, Giorgio D'Ambrosio, sindaco di Pianella, nonchè deputato di questa Repubblica e segretario regionale della Margherita, ha continuato a ripetere come un disco rotto che «l'acqua era assolutamente potabile e non vi erano rischi».
Nonostante il Wwf lo abbia sempre smentito con documenti ufficiali.
Ma D'Ambrosio non si è limitato alle parole.
Contro tutto e tutti (dopo il Tar e dopo le promesse della Regione) ha deciso di aprire i pozzi (22 agosto). Nonostante i gravi sospetti di inquinamento e la contrarietà praticamente di tutti i soggetti coinvolti.
Nonostante in mattinata in un'altra riunione della giunta regionale con il commissario straordinario di bacino Aterno-Pescara, Adriano Goio di ritorno dalle ferie sembrasse tutto deciso:«non riapriremo più i pozzi».
Alle 12 del 22 agosto in Comune a Pescara altra riunione nella quale si è tutti d'accordo nell'accelerare i tempi per scavare nuovi pozzi e attingere nuova acqua.
Alle 15 una ordinanza di D'Ambrosio riapre i pozzi inquinati.


IL PARTITO DEMOCRATICO DELL'ACQUA

Un altro aspetto da tenere in considerazione è anche "la gestione puramente politica" del grave scandalo.
Oltre a battere sullo stesso tasto (negare pericoli nell'acqua potabile), tecnica dialettica adottata dai diretti responsabili della società che gestisce il servizio e dell'ente controllore, il centrosinistra si è prodotto in un assordante silenzio, e qui per centro sinistra si deve ancora una volta intendere, in verità, per lo più Margherirta e Ds (Rifondazione ha spalleggiato il Wwf e Italia dei Valori ha protestato).
In più di un caso, si è notato invece la sovrabbondanza di commenti per l'altra questione a cui evidentemente i due partiti tengono maggiormente: la guerra interna per le candidature nel partito democratico.
Possibile che il sindaco della mostra dei suoi 100 manifesti e della foto ad ogni piè sospinto, presenzialista e cadenzato oratore sovrabbondante, se ne sia andato in giro per ristoranti a discutere della sua futura eventuale poltrona di comando non spendendo nemmeno una parola per i cittadini assetati?
La speranza che resta ai cittadini onesti (non potendo contare sulla verità) è che il partito dell'acqua venga finalmente spazzato via da un definitivo e inappellabile tsunami che travolga l'intera regione (politicamente e burocraticamente parlando).

Alessandro Biancardi 03/09/2007 8.00