«La verità sul porto: colpa della politica miope legata a piccoli interessi»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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«La verità sul porto: colpa della politica miope legata a piccoli interessi»
PESCARA. «Qualsiasi persona di buon senso sa che il problema del porto di Pescara non risiede nell'insufficienza dei dragaggi, ma è insito nell'opera stessa». La frase provoca disorientamento e di primo acchito risulta quasi difficile credere alle proprie orecchie. Invece Maurizio Acerbo dimostra di avere la memoria lunga e di ricordare benissimo un periodo travagliato della storia cittadina a cavallo del 2000 quando il «disastro del porto» maturò. Ma forse la domanda da un milione di dollari è: quante sono e dove le persone di «buon senso»?
Quella dell'esponente di Rifondazione Comunista, deputato e consigliere, è una dichiarazione più che isolata, un grido nell'immenso silenzio omertoso e colpevole di chi ripetendo mille volte una bugia (o se si preferisce una verità parziale) crede di farla diventare "verità".
Così il porto di Pescara viene chiuso da una ordinanza della capitaneria e tutti parlano di dragaggio, esattamente come fanno gli stolti guardando il dito quando indica la luna… «Non è una grande soddisfazione quella di vedere confermate le proprie funeste previsioni, ma l'emergenza derivante dall'insabbiamento del porto mi ha riportato alla mente le polemiche di anni fa», dice Acerbo, ricordando battaglie e parole al vento che oggi tutti dimostrano di aver dimenticato.
«Lo avevamo detto per tempo, il sottoscritto e tanti altri, che quel progetto (diga foranea e molo di levante) avrebbe trasformato il porto in una fabbrica di fanghi e sabbia. Per non parlare dei problemi relativi alla pericolosità per i pescherecci o delle conseguenze in termini di peggioramento della qualità delle acque con gravi danni per la balneazione e l'economia turistica. Tutto previsto e detto in anticipo».
E queste parole sembrano essere perfettamente in linea con quanto riportato sempre nei nostri articoli da oltre 3 anni a questa parte.
Ora però c'è la testimonianza autorevole di un parlamentare… Le parole di Acerbo fanno intendere anche gravissime colpe -di sicuro almeno politiche- di una intera generazione di amministratori che hanno portato gravissimi danni alle casse di enti pubblici come Comune, Regione e Ministero che in questi anni sono stati costretti a finanziare i dragaggi per milioni di euro.
Sulla questione però nessun organo si è mai pronunciato nonostante i numerosi esposti alla procura della Repubblica e quelli alla Corte dei conti.
«Ricordo», dice ancora Acerbo ritornando al 2000, «che il sottoscritto e tanti altri cercarono di fermare l'opera per chiedere che il progetto fosse rimodulato e risolvere le problematiche che autorevolissimi esperti avevano evidenziato. Il "Comitato per un nuovo porto in sintonia con la città e l'ambiente" promosso da Antonio Spina produsse una gigantesca mole di studi, approfondimenti e rilievi critici, ancora oggi disponibili su internet.
Come purtroppo accade spesso, vinse la logica dei "moderati" e "riformisti" dei due poli che ci accusarono di voler fermare lo sviluppo della città e la crescita economica, sorretti dagli operatori portuali che oggi si lamentano per il disastro da loro stessi sponsorizzato».
Lo sviluppo commerciale e turistico della città ora è sotto gli occhi dei pescaresi e per dirla tutta era facilmente intuibile da qualsivoglia persona di «buon senso».
Non occorreva certo uno scienziato per capire che un porto costruito all'imboccatura di un fiume corre serissimi pericoli di insabbiamento.
Eppure la classe politica ha dimostrato di non riuscire a comprendere il concetto e, peggio, nemmeno il pool di progettisti che probabilmente avrebbero dovuto avere qualche arma in più per comprendere lo scempio che avrebbero messo in opera di lì a pochissimi mesi.
Ma dietro tutto quanto come al solito c'è la solita politica che è costretta ad appoggiare le diverse lobbies di finanziatori a discapito dell'interesse pubblico. All'epoca bisognava accontentare pochissimi imprenditori, miopi pure loro… «Non potevamo vincere», accusa oggi Acerbo, «di fronte ad uno schieramento che andava dai DS alla Margherita fino a Forza Italia, da D'Alfonso a Carlo Pace ai quali si aggiunse alla fine anche Nino Sospiri che pure inizialmente aveva fatto propria quella battaglia.
Oggi gli operatori invocano più risorse per il dragaggio e lamentano i danni alle attività economiche e al commercio, ma anche per l'immagine del porto di Pescara. Tra loro ci furono sostenitori accaniti del progetto. Al Ministero delle Infrastrutture ci dissero che, sì forse il progetto aveva dei problemi, ma che si poteva porre riparo dopo senza creare intoppi all'appalto miliardario. Bloccare un'opera pubblica dannosa pare sia giudicato un delitto che fa perdere punti sulla patente di "uomini di governo"! Tanto paga Pantalone !
Quando sento ripetere quotidianamente la propaganda contro "l'ambientalismo del no" che bloccherebbe l'Italia mi tornano sempre in mente il nostro porto e il nostro mare».
Una bruttissima pagina di amministrazione locale che vede ancora quasi tutti presenti sulla scena più rigogliosi che mai e pronti a nuove sfide elettorali.
E come accade sempre in questi casi molto discussi la procedura amministrativa di approvazione è sempre più "snella" rispetto alla norma… «Ricordo», continua Acerbo, «che fu realizzata un'opera di tale importanza senza valutazione di impatto ambientale per colpevole negligenza della politica pescarese. La logica del fare a tutti i costi va bene per chi si aggiudica gli appalti, non per la collettività che poi ne sconta le conseguenze, compresi il lievitare dei costi del dragaggio essendo necessario rimuovere quantità di fanghi enormemente superiori rispetto al passato. E ora dovremo reperire le risorse pubbliche per cercare di liberarci dal gigantesco ecomostro di cemento».
«Tutte le cose che dicevamo sono state oggetto di studio da parte dell'APAT, l'agenzia nazionale per l'ambiente, e nessuno nega più i guai derivanti da quel muro di Berlino che tappa il nostro fiume», spiega ancora Acerbo, «sono stati elaborati, sulla base degli studi dell'APAT, degli indirizzi progettuali presentati dal nostro assessore Tommaso Di Biase al consiglio comunale ed approvati. Ora le forze politiche pescaresi dovrebbero trovare la forza, al di là degli schieramenti, per ottenere le risorse per dotare la città di un porto sostenibile. Parliamo di qualche decina di milioni di euro. Questa vicenda sembra non aver insegnato nulla, se non suscitano alcuna attenzione delle autorità pubbliche le sacrosante preoccupazioni della Federconsumatori relative ai lavori di dragaggio del porto. Lo smaltimento dei fanghi inquinati gettandoli in mare aperto ha un impatto sull'ecosistema che non dovrebbe essere sottovalutato».
Così andarono le cose allora, così però dobbiamo pagare oggi (sempre più tasse) ma solo perché ci impongono la memoria corta.
Così andarono le cose ed è chiaro anche intuire il perché di un silenzio tanto assordante sulla materia.
Silenzio bipartisan.

11/02/2008 9.05

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=porto+dragaggio+pescara&mid=6&action=showall&andor=AND]PER RICORDARE MOLTO BENE TUTTO QUANTO:ECCO COSA E' SUCCESSO IN DUE ANNI[/url]
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/racconti_fotografici111/slide.php?cartella=inaugurazione_molo_pescara]IL RACCONTO FOTOGRAFICO: L'INAUGURAZIONE DEL NUOVO MOLO[/url]



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