Traversine al creosoto: «il Comune si costituisca parte civile»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SPOLTORE. Traversine al creosoto tossiche usate per realizzare i parchi pubblici di Montinope e del Convento di Spoltore. Dopo l'articolo pubblicato ieri oggi rispunta fuori anche un documento presentato da Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani contrari al progetto.
E se oggi la procura ha deciso di far rimuovere le traversine c'è la certezza che in corso d'opera c'erano già tutti i presupposti per non realizzare i lavori con quei materiali.
«I due partiti si opposero decisamente alle intenzioni dell'amministrazione già nel 2006», ricorda oggi Renato Procacci del PdCi di Spoltore che ritira fuori vecchi documenti e regolamenti
comunali.
«Infatti, sostenemmo proprio col supporto di documenti e norme legislative che tale materiale è cancerogeno e pericoloso, in particolare per un luogo in cui c'è una esposizione prolungata e ad
alte temperature, per la salute delle persone e dei bambini».
Ma nonostante le denunce il lavoro venne eseguito ugualmente.
Oggi, però, si è deciso che il materiale venga rimosso, così come ha disposto la Procura, per l'incolumità dei cittadini e Procacci chiede che la spesa per la bonifica di tali aree non ricada sulle tasche dei cittadini e che «l'attuale amministrazione comunale si costituisca parte civile per il danno ricevuto».
Nel documento presentato dalla sinistra nel 2006, inoltre, si sottolineò che l'uso delle traversine ferroviarie era vietato dallo stesso capitolato d'oneri per i lavori pubblici in vigore nel Comune
di Spoltore.
L'articolo 5.0.7. sull'impiego di materiali Ecocompatibili infatti recita: «non utilizzare per arredo urbano, giochi, ecc. legno tropicale, materie plastiche o traversine ferroviarie (impregnate) ma
legni autoctoni europei come larice, castagno, rovere, faggio, abete oppure pietra o elementi di cemento prefabbricati, legni con marchio EPFC e FSC».
«Allora», prosegue Procacci, «anche se non fosse stato vincolante per la progettazione, poiché emanato dopo, sicuramente era in vigore al momento della realizzazione, quindi, perché non intervenire nella modifica del progetto in corso d'opera? Non penso che i costi sarebbero stati maggiori rispetto a quelli attuali per la bonifica».
Oggi si chiede di fare chiarezza su quello che è accaduto e di «trovare una soluzione definitiva, rimuovendo tale materiale pericoloso per la salute dei cittadini».

08/02/2008 10.03

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=13736]L'ARTICOLO DI IERI[/url]