Di Giambattista: «la bandiera d'Abruzzo sventola sull'Aconcagua»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Dal 19 gennaio 2008, alle ore 15:45 (ora locale in Argentina) le bandiere della Fiaa (Federazione Italiana Associazioni Abruzzesi) e dell'Abruzzo sventolano festose sulla vetta dell'Aconcagua, la più alta cima d'America, a quota 6.962 metri.
Protagonista dell'impresa l'abruzzese Carlo Di Giambattista, esponente della federazione e presidente della "Famiglia Abruzzese Molisana del Piemonte e Valle d'Aosta" appassionato escursionista alpino.
Partito dall'Italia il 5 gennaio scorso Carlo Di Giambattista è stato accolto, con grande spirito di ospitalità e con grande festosità, dalle comunità abruzzesi di Buenos Aires e di altre località argentine ed è rientrato a Torino, domenica 27 gennaio.
La spedizione è partita il giorno 10 gennaio da Mendoza dove il gruppo aveva pernottato per raggiungere in macchina la località di Penitentes a 2800 mt nei pressi del Parco dell'Horcones ai confini con il Cile.
«Arrivato in Argentina», ha raccontato Carlo, «ho avuto subito il piacere di incontrare (prima e dopo la spedizione) i rappresentanti della Associazioni degli Abruzzesi di Argentina che, riuniti sotto la Fedamo, apportano il loro fondamentale contributo allo sviluppo socio economico della terra che li ospita senza mai dimenticare la Terra di origine. Gli anziani che sognano la loro terra, le sue canzoni, i suoi costumi ed i giovani che cercano i legami , le opportunità per creare reti di relazione, di studio e di lavoro. Sono gli abruzzesi di Argentina, parte di quell'Abruzzo trasversale che dall'Italia si diffonde senza confini, attraverso la sua gente, su tutta la terra».



LA SPEDIZIONE

La salita al Cerro Aconcagua tecnicamente non è difficile, ma lo diventa molto per la quota e per il clima. La percentuale di ossigeno sull'Aconcagua (6962 mt) è del 37 %, sull'Everest (8800 mt) è del 30% sul monte Bianco (4800 mt ) è del 57%, le condizioni climatiche imprevedibili e sempre in agguato è il Viento Blanco che strenua qualunque tentativo di salita a meno di rischiare la vita …infatti l'Aconcagua ha la più alta mortalità di alpinisti tra coloro che tentano l'ascesa.

«Momenti di difficoltà durante la spedizione ci sono stati», racconta Carlo, «una gastroenterite mi ha fortemente debilitato all'inizio, crisi di male di montagna mi hanno fatto pensare più di una volta che non ce l'avrei fatta ed infine la grande fatica nel salire. L'aria che si fa sempre più rarefatta, i muscoli che rispondono sempre meno, il respiro che si fa superficiale e veloce, il cuore in gola ed i passi sempre più lenti per risparmiare le ultime energie nascoste chissà dove. La salita diventa un filmato e noi attori sembriamo personaggi lunari…il capo chino, la bocca aperta ed una surreale marcia al rallentatore nel silenzio di tanti penitenti …un passo breve poi un altro ogni 4- 5 secondi e poi la sosta e poi riprendi di nuovo».
Alla fine del Traverso e poi sulla Canaleta lo sforzo era enorme: «mai provato prima, e d'altronde non ero mai andato oltre le vette delle Alpi, Monte Rosa, Cervino, Gran Paradiso e comunque non oltre i 4500 mt …qui era diverso ero oltre i 6000 mt ed a contatto con un ambiente estremo a me completamente sconosciuto».
Qual era il pensiero costante per non mollare l'impresa? «Sicuramente il pensiero di quello che stavo facendo mi ha dato la spinta per arrivare in vetta, il pensiero dei tanti abruzzesi emigrati nel mondo, il pensiero dei tanti sforzi compiuti dai nostri corregionali per un futuro migliore, il pensiero della Bandiera d'Abruzzo che avevo nello zaino …ecco tutti questi pensieri sono stati la grande spinta la grande energia che mi ha portato in cima. Grazie a tutti gli abruzzesi del mondo e grazie al buon Dio che ha voluto benedire questa spedizione dandoci un tempo clemente».

02/02/2008 11.25