Centrale Snam a Sulmona, il comitato civico chiede chiarezza al commissario

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. «Non siamo contro il progetto Snam, ma vogliamo capire cosa sta succedendo». É la richiesta del comitato civico che ieri mattina ha avuto un incontro a porte chiuse con il commissario prefettizio, Luciana Crisi, per fare il punto sulla vicenda Snam, in merito alla costruzione di una centrale a compressione a Sulmona. Risultato?
Si aspetta il parere del Ministero dell'Ambiente per il disco verde definitivo, ma l'accordo c'è da tempo.
Si sono costituiti due settimane fa, quando le pagine dei quotidiani locali hanno cominciato a parlare di trattativa quasi conclusa.
Quelli del comitato civico vogliono saperne di più e capire come si è arrivati alla trattativa, attraverso quali passaggi, e soprattutto, quali saranno le conseguenze per la città, senza fare inutili barricate.
L'incontro a porte chiuse di ieri mattina tra una rappresentanza del comitato e il commissario, Luciana Crisi, qualche risposta l'ha data.
Peccato che si tratti di risposte appannate, che ricostruiscono poco la vicenda e che sembrano voler allontanare la parola “accordo”.
Insomma, pare che tutto sia da definire e che niente sia stato fatto.
«La situazione sembra ad uno stallo», ci dice uno degli appartenenti al comitato subito dopo il confronto. «La pratica è ferma al Ministero dell'Ambiente, che dovrà dare il suo parere all'opera. É rimasto un interrogativo su una lettera, in cui la Snam dichiara di prendere atto che la zona scelta è quella in cui dovrà costruire la centrale. Ma, ad una presa d'atto, deve esserci anche qualcuno che ha dato il suo accordo. Ci è stato detto, invece, che l'ok era stato dato sull'identificazione del sito di costruzione, dopo che le alternative presentate erano state tutte bocciate. Quindi, sarebbe rimasto il sì alla prima ipotesi, ma non c'è un atto formale dell'ultima amministrazione che ufficializzi l'accordo. Peraltro, la decisione del comune passerebbe alla nuova giunta, dopo le elezioni cittadine di primavera».
Eppure, già dal 2003 il governo di Palazzo San Francesco aveva cominciato a sfogliare le scartoffie, dopo l'approvazione della delibera regionale del 2002. Una pratica che sembra essere passata in maniera invisibile e con un iter burocratico che qualcuno fa finta di non ricordare.
Ed è anche per questo che il comitato vuole ora mettere mano alle carte, leggere e valutare dati, vagliare il progetto e ricostruire, attraverso le delibere, dove è partito l'accordo e da chi. D'altra parte, c'è la consapevolezza che il progetto si farà comunque, anche perché il metanodotto Sulmona –Foligno (e la costruzione della centrale) fa parte di un progetto di rete più ampio, destinato a far viaggiare il gas proveniente dal Nord Africa da Brindisi fino al nodo di Minerbio, lungo il gasdotto Transmediterraneo.
Un'opera nazionale, dunque, che ha l'obiettivo di aggiungere maglie alla rete esistente, puntando proprio sul metanodotto Sulmona-Foligno (167,67 Km per 4 province e 28 comuni coinvolti) per potenziare il tracciato sulle regioni attraversate (Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria), soprattutto dopo il completamento del metanodotto di potenziamento del Transmed, Campochiaro- Sulmona.
Restano timori sull'impatto ambientale, oltre che paesaggistico, che avrà la costruzione della centrale, localizzata proprio ai piedi della Majella, tra Case Pente e Case San Mariano.
«Non c'è alcun dubbio che ci sia una ricaduta di impatto ambientale sul territorio», dice Antonio Ricci di Legambiente, «ma quanto sia questa ricaduta in termini di microfuochi, di polveri, di rumori, è tutta una vicenda che stiamo appurando adesso, anche se è da cinque anni che il progetto è stato depositato ed approvato. Stiamo ora raccogliendo le informazioni e, solo dopo la consultazione dei documenti, potremo dire qualcosa di più».
Insomma, la parola d'ordine è ricostruire la storia progettuale e politica della centrale, e poi «chiedere garanzie tecniche precise», come aggiunge lo stesso Ricci.
Una storia vecchia, però, di almeno quattro-cinque anni fa, «sottoposta al consiglio comunale all'inizio del 2006, lo stesso decise di rinviare il tutto», ci racconta il subcommissario Masciocchi, «e da lì ci sono stati solo dei contatti informali. Il parere del Comune doveva essere espresso entro sessanta giorni. Fortunatamente il ministero non ha preso una decisione definitiva e quindi abbiamo chiesto al ministero di essere sentiti, dopo aver approfondito ogni aspetto tecnico di sicurezza». Quindi, tutto da decidere? L'apertura dei commissari alle richieste del comitato ed ad eventuali futuri incontri con i tecnici della Snam e dell'Arta , sembra un'abile mossa da giocatore di scacchi.
L'accordo per la Snam c'è o non c'è?
«Con la Snam abbiamo raggiunto un accordo di carattere economico», ci dice ancora Masciocchi, «nel senso che abbiamo triplicato la richiesta di compensazione del danno ambientale. Siamo passati da 500mila euro a 1milione e 500mila euro».
Dimostrazione che l'attesa è solo sull'apertura dei cantieri di lavoro e che, nonostante la buona volontà del comitato civico, le carte siano scoperte. Il comitato, in ogni modo, tornerà a riunirsi stasera per definire le prossime mosse, «con l'obiettivo principale», dicono, «di poter diventare un interlocutore credibile tra cittadini e istituzioni».
Un ponte che forse adesso ha solo il potere di sorvegliare, e non di cambiare le cose.

Angela Di Giorgio

29/01/2008 8.47