Il giorno della memoria, la storia di Giuseppe Tontodonati

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LA STORIA. Il giorno 27 Gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, è stato dichiarato ufficialmente "Giorno della Memoria". Raffaello Tontodonati racconta a PrimaDaNoi.it la storia di suo padre.



LA STORIA. Il giorno 27 Gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, è stato dichiarato ufficialmente "Giorno della Memoria".
Raffaello Tontodonati racconta a PrimaDaNoi.it la storia di suo padre.«Giuseppe Tontodonati, poeta abruzzese nativo di Scafa (Scafa 1917- Bologna 1989) quei drammatici momenti li ha vissuti in prima persona e ne ha lascito traccia in alcune poesie, tuttora inedite, scritte proprio in quegli anni, in quei luoghi e quindi con la forza della testimonianza diretta.
Nell'autunno del 1940 Tontodonati viene inviato sul fronte Greco-Albanese. In quegli anni il poeta poco più che ventenne, strinse amicizia con il giovane giornalista italiano Giorgio Vecchietti e alcuni suoi componimenti finirono sul giornale della IV Armata e sulla stampa nazionale. L'8 Settembre del '43 il giorno dell'armistizio, rifiutatosi di collaborare coi nazisti e di aderire alla Repubblica Sociale (RSI) il Sergente Maggiore Giuseppe Tontodonati viene fatto prigioniero a Volos (Grecia) e deportato in Germania nel lager 4/B di Torgau, nel Wittemberg , un durissimo campo di concentramento nella Germania del nord.
Classificato come Internato Militare Italiano (IMI) e non come Prigioniero di Guerra, lavorerà duramente in condizioni disumane, sia a Torgau che nella cittadina di Piesteriz, fino alla liberazione da parte delle truppe Alleate avvenuta nella primavera del '45.
Parlando di quegli anni raccontava di come, soprattutto per lui ma non solo, durante quella terribile esperienza la poesia, unita alla fede ed alla voglia di vivere, sia stata qualcosa di più di una semplice valvola di sfogo.
«Peppì dicci una poesia» gli chiedevano a volte le persone che con lui condividevano la camerata e il sentire quei versi carichi di nostalgia, di sofferenza, ma anche di speranza e di orgoglio, era per tutti loro un modo per sentirsi liberi anche solo per un momento.
Stremato, con il corpo piagato ridotto quasi ad uno scheletro, Tontodonati riuscì a tornare nella sua Pescara nel Dicembre del 1945 dopo cinque anni dalla sua partenza».

Tra tutte le poesie scritte dal poeta, allora un ragazzo di 27 anni, Raffaello ne anticipa una tra le più significative.

IL LAGER

Eran le sei del mattino, entrammo.
Tutti avviliti, deboli, assonnati,
fummo portati in campo e qui sostammo
per esser ciascun visitati.

Miserie umane...nel vedermi entrato
in quell'ammasso di baracche oscure,
cupo un dolor mi venne disperato
e 'l cuor tremò presagio di sventure.

E' il lager questo campo delle pene,
ombre vi vedi di uomini già forti;
verran fratello anche per noi le iene
e ci berranno il sangue come morti.

Al cuor pensoso allor valse un ricordo,
che chiuse in petto il debole respiro;
qui l'odio umano si rivela sordo
e il tragico destin riprende il giro;

qui gli uomini, Signore, han privo il tutto, senza più nome, di destin non vario, ricordano quel ben che fu distrutto e come 'l tuo rinnovano il calvario.

Giuseppe Tontodonati – Torgau – Lager 4/b - 1944