Bulli a scuola, le due versioni a confronto

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. La rissa all’istituto Volta di Pescara per quell'offesa di troppo ha portato in cella il giovane bullo diciannovenne che si difende tramite il suo legale fa sapere di aver reagito ad una provocazione. E oggi le due versioni dei giovani protagonisti, sono completamente contrastanti. Rimane il fatto che il più piccolo di età è ancora in ospedale con gravi lesioni.
Il giovane finito in cella per lesioni personali non ci sta a passare come il ragazzo violento e non ha confermato la versione fornita dall'aggredito, finito in ospedale per aver subito le violente percosse.
Il giovane, che si trova agli arresti domiciliari, ha riferito nei giorni scorsi al Gip del Tribunale di Pescara, Maria Michela Di Fine, di essere stato provocato dal compagno, di essersi limitato a difendere.
Il "bullo" difeso dall'avvocato Mercurio Galasso, ha raccontato di aver colpito il 17enne, fra l'altro fisicamente molto più grande di lui, avendo ricevuto da quest'ultimo un pugno alla tempia sinistra, che lo aveva fatto sbattere e cadere vicino alla scrivania del bidello, in quel momento assente.
A quel punto, il 19enne, impaurito, ha riferito di aver preso un pezzo di metallo e di averlo colpito con questo. Il tutto sarebbe avvenuto lungo un corridoio, che stava attraversando per uscire da scuola.
Il 17enne - ha sottolineato – uscito prima di lui dalla classe lo attendeva vicino ad una colonna. Lo studente ha anche raccontato che fra compagni usavano darsi nomignoli, lui ad esempio veniva chiamato "lo scoppato", il 17enne "filippino", ma che alla base non c'era alcuna forma di discriminazione razziale.
Il giovane ha anche aggiunto che, già durante la ricreazione, c'era stato un diverbio, il compagno gli si era avvicinato insultandolo e spingendolo, tanto che, per evitare conseguenze, aveva deciso di chiamare il padre affinché gli concedesse il permesso per uscire prima da scuola, come poi è avvenuto.
L'avvocato Galasso presenterà istanza di revoca della misura cautelare al tribunale del riesame.

LA VERSIONE DELLA VITTIMA

Ma questa versione non è stata presa di buon grado dalla giovane vittima e dal suo legale, l'avvocato Claudia Centorame.
«Come può dire il mio collega che l'appellativo "filippino" significhi identificare il mio povero assistito, che tra l'altro è italo-venezuelano? Io spero», incalza il legale, «che la scuola italiana dia una cultura tale da identificare sul mappamondo la differenza e i km che ci sono tra Venezuela e Filippine».
Riguardo la ricostruzione fatta dall'avvocato Galasso, per la vittima è «assurda, improvata e non provabile perché non vera. Nessun pugno è stato mai dato dal mio assistito. E' vero invece che l'aggressore con ampia premeditazione, al fine di infierire colpi, anche e sicuramente mortali, ha aggredito con una spranga di ferro tagliente e acuminata ad un lato il giovane studente».
Secondo la ricostruzione della vittima, inoltre, «tutto sarebbe avvenuto mentre i compagni erano intenti a scrutare dalla porta».

26/01/2008 9.26