«Filippino di m.» poi è scattato il pestaggio.Arrestato "bullo" del Volta

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. La polizia ha bussato alla sua porta questa mattina mentre dormiva ancora. Ma oggi -e per qualche tempo- M. R. non andrà a scuola e non potrà più ripetere quanto ha già fatto per molti mesi. E’ lui, 19 anni di San Giovanni Teatino, secondo la ricostruzione della Squadra mobile di Pescara, l’autore della violenza ai danni di un ragazzo di origini venezuelana di 17 anni massacrato con una spranga di ferro all’istituto Volta.
Il Gip dell'Aquila ha firmato l'ordinanza che prevede gli arresti domiciliari del giovane in conseguenza dell'aggravante: il razzismo.
Gli inquirenti dopo alcuni giorni di indagini e di ascolto serrato di tutti i testimoni hanno ricostruito i presupposti di quello che è stato un pestaggio a tutti gli effetti all'interno delle mura di un istituto scolastico superiore.
«Un atto gravissimo che non doveva succedere», ha detto il vice capo Guido Camerano.
«Sei uno sporco negro», «quando usciamo di qui sei morto», minacce, ingiurie e offese personali e alla famiglia, dovute soltanto al colore un po' più scuro della pelle.
«Filippino di m.», era una delle offese che ricorrevano spesso e sempre provenienti da M.R. mettendo in luce oltre all'odio razziale anche i pesanti deficit geografici.
Erano mesi che le offese si ripetevano e quel ragazzo un po' spaesato era diventato la vittima designata, da quando era arrivato nella nuova classe.
Era oggetto di offese da parte di «quasi tutta la classe» che dietro il bullo si muoveva in scia. Quasi tutti, nessuno che si sia opposto, nessuno che abbia sensibilizzato i professori. Nessuno che abbia pensato di fermare l'escalation.
«La scuola ha collaborato», dicono i poliziotti, «non ci sono elementi a carico di nessun altro».
Eppure i professori hanno dichiarato di non essersi accorti di nulla, proprio non sospettavano, non avevano mai sentito alcuna offesa, né sono riusciti a spiegarsi come mai il nuovo arrivato non era riuscito a legare con nessuno. Evidentemente tutto avveniva rigorosamente fuori dall'orario delle lezioni.
Gli inquirenti stanno valutando, però, l'ipotesi di indagare altre due persone che potrebbero aver avuto un ruolo di comprimari, non nel pestaggio ma nelle offese.
In classe si era creato un clima pesante dovuto, secondo gli inquirenti, per lo più a quel giovane, M.R., descritto come taciturno, di famiglia normale, con qualche problema a scuola, irrequieto e con una voglia -che era quasi un bisogno- di trovare conferme nel dover essere al centro dell'attenzione e di trasformarsi in una specie di leader.
Un capopopolo o «un leader negativo», -com'è stato descritto dagli agenti- probabilmente con una grossa influenza sugli altri ragazzi più giovani di lui.
Ma quelle offese, quel razzismo non possono essere giustificate in nessun modo, sono accuse pesanti che hanno generato un clima insopportabile fino a quel 14 gennaio quando i nervi sono saltati.
Nessuna scusante nemmeno per i genitori dell'aggressore che avrebbero accettato con rassegnazione la punizione del figlio. E forse si attendevano l'epilogo.

«PAPA' VIENIMI A PRENDERE ALTRIMENTI FINISCE MALE…»

Dalla ricostruzione emersa in questi giorni, l'aggressore quella mattina aveva telefonato al padre chiedendo di farlo uscire prima da scuola altrimenti sarebbe «andata a finire male».
Avrebbe potuto uscire comunque vista la sua maggiore età, ma il preside aveva imposto quella procedura lo stesso, probabilmente avendo intuito la personalità problematica del ragazzo.
Mentre si apprestava ad uscire, verso le 10.30, però, con la scusa di andare in bagno, il ragazzo venezuelano ha cercato di avvicinare quel ragazzo così cattivo con lui per «cercare di chiarire», di «mettere una pietra sopra» e magari di diventare amici, così ha raccontato la cosa ai poliziotti.
Impossibile però dire quello che è successo nel corridoio dell'istituto Volta tra i due ragazzi soli; gli inquirenti non sono riusciti a trovare una verità ma due: quella emersa dalle dichiarazioni della vittima e quella dell'aggressore.
«Stavo uscendo di scuola quando sono stato aggredito. E' stato lui ad iniziare ed io mi sono difeso», così R. ha raccontato ai genitori e alla polizia questa mattina, ipotizzando uno scatto di nervi da parte di chi era stato vessato da mesi.
R. però è andato a colpo sicuro a prendere nell'angolo del corridoio, vicino al tavolo del bidello, quel piede sgangherato di una sedia, con le estremità acuminate e piegate, una mazza che fa male e che è stata scagliata più volte contro un suo coetaneo.
Il 17enne come si sa ha riportato numerose lesioni, il setto nasale fratturato, un pericoloso ematoma all'occhio sinistro e contusioni su braccia e spalle.
Cosa ci faceva quella spranga lì nel corridoio di un istituto superiore? Perché non era stata rimossa? Da chi era stata messa lì?
Le domande probabilmente non avranno mai una risposta ma vi sono molte zone d'ombra e sospetti che sebbene non comportino risvolti penali potrebbero configurarsi come omissioni gravi.
Ma infondo è solo l'ennesima storia di disagi sfogati, di problemi non risolti, di impossibilità di contare su figure mature. E' solo l'ennesimo frutto della carenza di dialogo e forse di un pericoloso decadimento di valori. Un episodio che è troppo riduttivo comprimere nella definizione di “bullismo”.

22/01/2008 12.54
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=13413]LA VITTIMA OPERATA[/url]