Una class action contro la crisi idrica?

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Una class action contro la crisi idrica?
ABRUZZO. Promuovere una class action (ovvero una causa di gruppo) per risolvere e quantificare i danni della crisi idrica che attanaglia ormai da tempo le province di Chieti e Pescara. Può essere la soluzione giusta?
L'idea l'aveva lanciata qualche settimana fa anche il Wwf e adesso a rilanciarla è l'onorevole della Dc per le Autonomie Giampiero Catone.
Potrebbe così mettersi insieme, e decidere di richiedere i danni, tutta la Val Pescara, dalle aziende alle attività commerciali e turistiche, ristoranti e singoli privati e chiedere, con un'azione collettiva un risarcimento danno, iniziando da quelli arrecati la scorsa estate e che si ripropongono, con stessi 'attori', anche d'inverno.
E mettere sul piatto la questione dei veleni e dell'inquinamento delle falde causato da anni di cecità collettiva mentre il sottosuolo veniva impolpato di vere e proprie bombe tossiche.
Che sia questa la strada giusta per spodestare la classe dirigente che ha amministrato la filiera intera del servizio acquedottistico degli ultimi decenni?
I riflettori giudiziari si accenderebbero anche su chi, nel corso degli ultimi mesi, non è riuscito a tamponare l'emergenza e ha permesso che un terzo della popolazione abruzzese si trovasse nuovamente in difficoltà.
Invece adesso l'Aca ha disposto la chiusura dei pozzi San Martino a Chieti Scalo a causa della mancata proroga dell'autorizzazione rilasciata in piena emergenza idrica dalla Regione Abruzzo e scaduta lo scorso 31 dicembre.
E le colpe sono come il domino al contrario indietreggiano e sono sempre di qualcun altro.
I pozzi, infatti, erano stati aperti grazie a un'ordinanza regionale, e si era giunti ad una portata d'acqua potabile pari a 43 litri al secondo.
Ovviamente con la chiusura verrà meno questa quantità d'acqua e le ripercussioni più serie potranno avvertirsi nelle città di Chieti e Pescara.
L'azienda acquedottistica ha garantito che le ripercussioni «saranno mitigate effettuando alcune manovre di compensazione».
Non bastavano già i problemi della scorsa estate?
E se quelli non sono bastati per far decidere i vertici di Ato e Aca di rimettere il proprio mandato, potrebbe invece riuscirci una class action?
Oltre la guerra dell'acqua, c'è in corso da anni la guerra degli enti e delle fazioni fratricide spesso all'interno delle stesse coalizioni.
Il risultato è una gestione da principianti, professionalità sotto i piedi, costi sempre più elevati, bollette salate e rubinetti senz'acqua. Peggio di così…
«Assistiamo di nuovo», ha sottolineato Catone, «alla irresponsabilità di chi dovrebbe garantire il servizio idrico ai cittadini. Siamo al paradosso - ha aggiunto - quando il presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, garantisce celermente l'arrivo dei rifiuti dalla Campania, ma quando si tratta di garantire il servizio idrico ai cittadini abruzzesi nessuna fretta esiste per il rinnovo di autorizzazioni».
La situazione rimarrà invariata fino a una nuova ordinanza regionale che permetterà la riapertura dei pozzi San Martino.
E sono già decine di telefonate ai centralini di Comuni e Aca per segnalare disagi e chiedere spiegazioni.

22/01/2008 9.06