Incendio alla Centrale: riflettere sul latte versato

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L’AQUILA. Molto probabilmente è doloso l’incendio che ha danneggiato la centrale del Latte dell’Aquila. L’evento ha già prodotto le prime conseguenze negative: lo spostamento in urgenza della produzione a Roma e l’ondata di allerta dovuta ad episodi che «sono estranei alla vita della città». Cosa sta succedendo e cosa c’è dietro?
Questa mattina si è cercato di fare il punto della situazione durante una conferenza stampa.
Sarà la Centrale del latte di Roma ad effettuare, presumibilmente per una decina di giorni, la produzione per conto dell'omologa struttura dell'Aquila. Lo ha reso noto il presidente del CdA, Enzo Galano, al fianco dell'assessore dell'assessore all'Ambiente, David Filieri.
I locali dello stabilimento di Bazzano sono stati invasi dai fumi conseguenti alle fiamme che, la scorsa notte, hanno distrutto un mezzo della Centrale del latte dell'Aquila e seriamente compromesso altri due, comportando la necessità di
dover eliminare circa 300mila litri di latte.
«Dieci giorni dovrebbero bastare per procedere alla sanificazione dei locali del nostro stabilimento di Bazzano - ha detto Galano - potremo però avere un dato più preciso non appena la ditta specializzata, che si occuperà dell'intervento,
ci avrà fornito il dettaglio dell'operazione. La produzione del latte fresco e a lunga conservazione potrà riprendere subito nello stabilimento di Roma, per la panna e lo yogurt ci vorrà un po' più di tempo».
IL presidente ha poi detto di «non avere sospetti sui responsabili del gesto» mantenendosi ancora sul vago circa la cifra dei danni subiti che comunque sembrano ingenti anche per le conseguenze legate alla produzione.
«Oltre ai mezzi e al latte che, ribadisco, non andrà sul mercato perché verrà distrutto da un'impresa abilitata - ha aggiunto - c'é da sommare anche il costo della bonifica. Nessun problema, invece, per i lavoratori, che, per il
periodo di fermo dello stabilimento, saranno messi in ferie. Per
ora non sono previste altre misure».
Sia gli amministratori della Centrale del latte che gli esponenti degli allevatori e della Coldiretti presenti, hanno ribadito come la struttura aquilana sia l'unica in Abruzzo di questo genere, capace di lavorare 200 quintali di latte al giorno (di cui 60 fresco e per il resto a lunga conservazione e
derivati), con un volume d'affari sui 4 milioni l'anno.

IL DIBATTITO SULLA SICUREZZA E SUL FUTURO DELLA CENTRALE

«Prima l'inquietante vicenda di San Demetrio. Subito dopo il grave incendio alla Centrale del Latte dell'Aquila, che ha messo a repentaglio la produzione dell'importante azienda del capoluogo. Queste azioni – che paiono avere tutte le connotazioni di intimidazioni, anche se è necessario attendere, in questo senso, l'esito delle indagini dell'autorità giudiziaria – non appartengono alla società aquilana e creano un clima pesante e preoccupante».
Il quadro dipinto dal consigliere comunale de La Destra, Luigi D'Eramo, non è roseo e subito dopo si spinge in proposte e riflessioni.
«Ora più che mai, a mio avviso», dice, «necessita un'azione di controllo particolarmente incisiva sul territorio da parte delle forze dell'ordine. E chi ha polemizzato con me qualche mese fa, in occasione di un mio ordine del giorno consiliare sui sistemi di controllo attraverso impianti di videosorveglianza, oggi farebbe bene a riflettere più accuratamente».
«Al di là della solidarietà», ha concluso, «gli enti devono porre in atto tutte le azioni possibili per venire incontro agli imprenditori, ai lavoratori e alle loro famiglie. In particolare la Regione Abruzzo, che deve adottare misure concrete a sostegno della Centrale del Latte, unica struttura di questo genere in tutta la regione. Una tutela che, oltre che legata alla triste vicenda di cui tale impresa è rimasta vittima, deve estendersi anche al futuro, anche ai periodi in cui la produzione riprenderà normalmente nello stabilimento di Bazzano. Sarà un modo per tutelare, ma anche per valorizzare un'impresa unica in Abruzzo, conferendo un valore aggiunto sia a chi fa funzionare lo stabilimento aquilano, sia a beneficio dell'indotto».

18/01/2008 12.28