Da Montesilvano a Ceppaloni, similitudini di un "sistema" politico

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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MONTESILVANO. La magistratura che entra prepotente nella vita politica italiana. Uomini al potere, amministratori della cosa pubblica costretti a difendersi da accuse gravi, insistenti, accertate da decine e decine di intercettazioni ambientali e telefoniche.
Tutto viene fatto, secondo le ricostruzioni della pubblica accusa, «per perseguire il bene privato» non certo quello pubblico cui certi personaggi sono chiamati ad amministrare.
E la vicenda che oggi vede coinvolti 22 indagati eccellenti del partito Udeur (Mastella e consorte compresi) viene definito dall'accusa "Sistema" e richiama alla memoria degli abruzzesi quello ben più noto da queste parti come "sistema Montesilvano".
Già, perché leggendo le ordinanze di Santa Maria Capua Vetere e quelle di Pescara ci sono due modi di fare politica (ancora tutte da accertare) che si fondono, che si somigliano, che sembrano radicate profondamente nelle radici culturali e quotidiane delle due realtà (geograficamente distanti 250 chilometri).
In entrambi i casi i gip parlano di concorso esterno in associazione a delinquere, messa in piedi per gestire il territorio a modo proprio.
Nomine e incarichi fiduciari imposti per tenere sotto controllo tutta la macchina amministrativa.
Occupare le caselle utili della gestione del potere pubblico sembra essere l'ossessione onnipresente.
Spesso appare anche difficile distinguere l'attività di lobby e di persuasione lecita ma che pure è al confine con l'illecito.
Leggendo gli atti della procura campana sembra quasi di leggere gli atti della procura abruzzese: nomi diversi, località diverse ma stesse disposizioni dall'alto da rispettare e seguire alla lettera.
Solo una la differenza, probabilmente e nemmeno troppo marginale: nell'inchiesta che vede coinvolto l'ex ministro di Grazia e Giustizia non si muovono i denari ma solo le poltrone, il potere, le decisioni che devono partire dal proprio partito e accontentare tutti gli adepti (condizione necessaria per “contare” nella vita politica del Paese e dei paesi).
A Montesilvano, invece, la Procura parla di tangenti, soldi, conti all'estero oltre che a carrozzoni politici messi in piede ad arte «per accontentare amici e conoscenti» in cambio di «pacchetti di voti».
E simili anche le figure dei due uomini eccellenti: l'ex sindaco Cantagallo, accomunato –con qualche forzatura- dal gip De Ninis come «il Re Sole da accontentare sempre», e il sindaco di Ceppaloni Clemente Mastella che nel paese natale è considerato un po' come un vecchio sovrano che forse non prende tangenti ma il posto di lavoro te lo assicura.
I suoi uomini dimostrano, secondo l'accusa «una supina accondiscendenza» alle volontà del vertice ceppalonico. Di «supina accondiscendenza» parla spesso anche De Ninis.
E oggi a Mastella e ai suoi vengono contestati tanti episodi: dalla multa stracciata al suo consuocero dal vigile del paese, a raccomandazioni per concorsi e sistemazioni di una quindicina di raccomandati, una abitudine tutta italiana contestata recentemente anche a Montesilvano.
Il caso scoppia e il ministro attacca la magistratura, si sente vittima e perseguitato, così come l'ex sindaco di Montesilvano che secondo l'accusa fece preparare anche delle lettere anonime per tentare di screditare il lavoro della Squadra mobile di Pescara che investigava.
Identici anche gli agganci con la stessa procura e magistratura, in ogni caso con le altre stanze del potere (giudici amministrativi e prefetto nella inchiesta campana, giudici “civili” e talpe nella procura pescarese).
Identici gli attestati di solidarietà nei confronti dei due (e sempre puntuali in avvenimenti del genere): ieri la casta politica compatta ha applaudito Mastella dimostrando di essergli vicino.
Per Montesilvano si spese addirittura il presidente del Senato, Franco Marini, che si augurava che la magistratura accertasse «rapidamente l'estraneità ai fatti contestati».
Grande differenza, almeno fino ad ora, però sul versante politico: oggi Cantagallo viene tenuto a debita distanza dalla ex Margherita (almeno pubblicamente, perché in privato i contatti continuano), l'Udeur invece si stringe ancora unita intorno al suo uomo.
Infine simili sembrano anche gli scenari foschi per il futuro: per Mastella rimangono in piedi altre indagini (quelle di
Catanzaro per esempio che erano coordinate dal pm De Magistris) in Abruzzo il “Ciclone” non è ancora finito e si muove sempre più verso sud… sempre che non perda potenza e venga declassato a semplice pioggerellina.

17/01/2008 12.09