La Corte Europea:«violata nel carcere dell’Aquila la privacy di Bagarella»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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BRUXELLES. Non bastavano i molteplici richiami dell’Unione Europea all’Italia per i tempi biblici della giustizia o per le molteplici violazioni in tema di rifiuti (vedi caso Campania). Ieri da Bruxelles è arrivata una tirata d’orecchie per una violazione sui diritti dell’uomo. Il caso probabilmente farà discutere sia per il merito che per le modalità. Anche perché la Ue dà ragione alle proteste di Leoluca Bagarella.
La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha condannato l'Italia per le modalità
con cui sono stati eseguiti i controlli sulle lettere ricevute in carcere dal boss mafioso, detenuto nel carcere dell'Aquila, dove sta scontando una pena all'ergastolo.
Bagarella si è rivolto a Strasburgo il 15 aprile 2004, lamentando condizioni carcerarie «disumane e
degradanti» e la violazione dei suoi diritti rispetto alla corrispondenza e alla vita familiare.
La Corte, all'unanimità, ha concluso in una sentenza resa nota ieri che è stato violato l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo ed ha giudicato che il fatto di averlo constatato sia di per sé «sufficiente soddisfazione» per il
danno morale subito da Bagarella al quale è stata riconosciuta l'assegnazione di 4.000 euro per le spese sostenute.
Il controllo della corrispondenza, si sottolinea nella sentenza, è stato ordinato dal giudice in base all'articolo 18 della legge sull'amministrazione penitenziaria.
La Corte europea «ha constatato a più riprese che il controllo della corrispondenza fondato su questa disposizione ignora l'articolo 8 della Convenzione perché «non si regolamenta né la durata
delle misure di controllo della corrispondenza dei detenuti, né i motivi che possono giustificarli e non si indica con sufficiente chiarezza l'estensione e le modalità del potere di valutazione delle autorità competenti».
La Corte prende atto del fatto che la legge italiana 95/2004 «ha modificato la normativa sull'amministrazione penitenziaria», ma che le novità non hanno consentito di riparare la violazione che si è verificata «precedentemente alla sua entrata in vigore».
I giudici di Strasburgo, nella sentenza alla quale potrà essere presentato appello, hanno invece respinto la richiesta del boss mafioso di un danno materiale di pari a 136.150 euro.
Quanto ai trattamenti inumani la Corte, è detto nelle conclusioni, «non saprebbe individuare alcuna violazione apparente dell'articolo 3 della Convenzione dei diritti dell'uomo».


CHI E' LEOLUCA BAGARELLA

Bagarella è nato a Palermo, il 3 febbraio 1942 è un criminale italiano, legato alla mafia siciliana e in particolare al clan dei Corleonesi. Killer spietato, si ritiene sia stato responsabile di oltre 100 omicidi durante la cosiddetta seconda guerra di mafia.
Cognato di Salvatore Riina in quanto fratello della moglie del boss Antonietta, nei primi anni Sessanta ebbe dei legami con la Camorra, con cui collaborò per l'organizzazione del traffico di tabacchi e stupefacenti: tale accordo gli costò le prime incriminazioni. Nel 1969, dopo che il fratello Calogero rimase ucciso in un attentato, si legò sempre più alla Mafia corleonese.
Leoluca viene da una famiglia assai collusa con la mafia, il padre Salvatore ed il fratello Giuseppe (ucciso in prigione nel 1972) furono mandati al confino per crimini di mafia, il fratello Calogero era uno dei fedelissimi di Salvatore Riina, mentre la sorella Antonietta (Ninetta) è moglie di quest'ultimo. Ninetta fu la prima donna incriminata per reati connessi alla mafia.
Il commissario Boris Giuliano lo cercò per tutta Palermo e riuscì a scoprire dove era situato il suo covo: venuto a conoscenza dei piani dell'inquirente, Bagarella lo uccise il 21 luglio del 1979 in un bar del capoluogo siculo. Lo stesso anno fu arrestato e mandato in carcere, da cui uscì dopo quattro anni.
Nel 1986 il giudice Giovanni Falcone ordinò la sua cattura e Bagarella dovette scontare altri quattro anni di prigionia. Dal 1992 fu di nuovo latitante e dopo l'arresto di Salvatore Riina divenne il padrino di Cosa Nostra dopo lo scontro con il clan di Pietro Aglieri.
Fu arrestato dalla DIA il 24 giugno 1995: da allora ha sempre soggiornato in carcere. (da Wikipedia)

16/01/2008 8.30